Riretesan —- I monologhi di un bambino che tira fuori la lingua davanti alla morte.

In your dearest memories, do you remember loving me?

Un bel sorriso mi segue di continuo, e spero sempre che se ne vada.

Pensi mai se un giorno morirai?

Non credo che ci arriverò. Non finchè quel sorriso mi seguirà.

Che cosa straordinaria è la morte oggi. Se qualcuno muore, tu lo saprai che è successo. E’ forse perché è qualcosa di triste? O perché fa paura? Nonostante camminiamo su questa terra da tanto, non abbiamo mai fatto pace con lei. Secondo te perché?

Perché non sappiamo concepire altre leggi fisiche al di là di essa? Poiché la fisica è un peso che grava al corpo. Quindi, alla fine è la morte a definire la nostra dimensione. La dimensione della fisica, è dove tutto ciò che consideriamo vivo perpetua la sua esistenza.

Se dunque noi esistiamo in qualità del nostro corpo, ammettendo una vita oltre questa morte, quale sarà la prossima nave, su cui ci muoveremo nella prossima realtà?

Non ho mai creduto all’anima. Forse perchè non so dare importanza a cose che non hanno riferimento alcuno, nella mia realtà.

Credo più che torneremo ancora qui, tutti quanti di nuovo e per sempre. Mi sembra inevitabile che succeda. E se davvero fosse così. Oh… Quante stelle nasceranno di nuovo e moriranno per sempre? Quantao sorprendente potrebbe essere la vita se si basasse sull’ignoranza di questo processo? Non perché dato che non sappiamo di rinascere ci sorprenderemo di continuo delle cose che facciamo da sempre. Ma perché le concatenazioni di ogni vita sarebbero si inevitabilmente ovvie, ma i risultati saranno sempre nuovi. Forse ci sarà una vita in cui ripeteremo sempre le stesse azioni, ma penso sia raro.

Lo trovo fantastico tutto questo, ma forse all’apparenza può sembrare orribile. Forse non è così.

Che inganno. Io amo. E spero ogni giorno di sentirmi amato. Questo basta.

E cosa ne sarà di questo?

Se diventerò un semplice uomo, magari con una famiglia e pieno d’amore, farò fatica a contare i giorni verso la fine. Giorni che durano attimi. Anni che durano un secondo. Quanta bellezza in tutto questo. Mi è facile dipingermi su questa tela. Tra facce sorridenti sorrido anche io, beandomi di ciò che ho e del calore di questo piccolo e splendido tesoro.

Che vita banale e inutile, come farai a preservare il tuo status quo se il mondo va a rotoli e tu non fai niente? Tu devi dare al mondo e il mondo ti restituirà ciò che preserverà la tua vita privata. Non basta un lavoro, devi essere un guardiano che osserva e aggiusta l’equilibrio del mondo. Guardati attorno! Nel silenzio dei tuo calmi sogni, si aggirà la fatale inevitabilità della realtà. Guarda all’orizzonte. Vedi qualcuno? Solo ombre si alzano dinnanzi alla luce delle tue speranze.

Era una vita passata a dimenticare l’assoluto e l’eterno che volevo?

Non lo so.

Se invece diventerò un martire per il mondo verso qualsiasi causa. Vivrò il sogno di ogni uomo. Il prestigio collettivo, atto al gaudio della mia sopravvivenza che sarà peso morale e etico anche di altri. Quanto clamore, quanta vita. Amano me e io amo loro per quello che ho fatto, e per quello che loro hanno fatto per me.

Agli occhi infelici non sfugge niente, ogni azione è una misura per giudicare chi sei. Tu ti adatterai a quei giudizi, sentendoti felice o colpevole. Poiché la fisica del tuo corpo impone la socialità come principale supporto di sopravvivenza. E lì, capirai di quanto tu non esisti più. Tu sarai il tuo nome e il tuo prestigio, ma non vi sarà alcun illusione di qualsiasi tua proprietà. Tu non dormirai accanto all’amore, ma all’ispirazione che costantemente chiede la tua attenzione. E ora coraggio a spada tratta vai, e tra variegate maschere destreggiati nell’inevitabile e cruenta verità. Nessuno è santo e nessuno è diavolo. Tutto è costume. Che passa e se ne va sotto il gravido sguardo della storia. Pagine e pagine di una vita di incalcolabile valore, sciolta nel nero inchiostro. Eppure è la fede in quello che fai, che pensi che ti permetta di vedere gli occhi di Dio.

Era una vita passata a dimenticare il nulla e l’oblio che volevo?

Non lo so.

Quale significato allora darai alla tua vita?

Quale scopo raggiungerai in questa realtà?

Sai almeno cosa vuoi dalla vita?

Non c’è niente che possa volere da essa, se non lei stessa. Poiché la vita è in grado solo di dare quello che è proprio di se.

Ho viaggiato tra il passato e il futuro, ma non ho trovato davvero il presente. Nessuno può volere qualcosa dalla vita perché nessuno la conosce. Nemmeno io posso conscerla.

Quindi con quale pretesa, si può pensare di dare alla vita un significato quando non è data nella nostra dimensione, la possibilità di conscerla?

Quanti drammi si consumano. Quanti mondi si creano e si distruggono. Quante speranze si accendono.

Nè all’oblio nè all’assoluto posso appoggiarmi davvero, ma è inutile cercare la strada giusta. La nostra dimensione non è quella di trovare una strada giusta. Ma di scegliere una strada, o di scegliere di pensare di trovarla, o di scegliere di credere che ci sia una strada, o di scegliere di non credere in una strada, o di scegliere di credere di poter scegliere per sempre.

Scegliere.

Scegli.

Ho scelto.

Scelgo di credere che, in tutta questa potenzialità, vedo il conseguirsi di tante vite. E che solo immaginarlo è uno spettacolo senza tempo e senza spazio.

Quante cose ho ancora da fare, quanto tempo ancora ho da vivere. Non lo so.

So solo che non posso proprio morire.

Tu non puoi morire.

E di nuovo quel bel sorriso mi segue.

Sento che mi sta guardando. La sento nel mio stomaco.

Non posso guardarlo.

Non devo.

Ma mi concedo in sua presenza, di sorridere a mia volta.

Ora si va in scena, senza un programma e forse senza pubblico. Quanta incertezza nel successo. Ma se non posso fare altro che scegliere, non mi resta che incrociare le dita. E alla morte, che dire? Che le tragedie sono fuori moda per quanto mi riguarda. E come attrice lei fa schifo.
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