L’esperimento di Facebook è fallito. È ora di tornare indietro

di Jaswin, tradotto da Post Scriptum


Sono loggato su Facebook in questo momento. A un primo sguardo, tutti i post nella prima schermata mi sembrano completamente irrilevanti. Se comincio a scorrere riesco a trovare quattro storie interessanti, da una serie di trenta. La pagina più importante di Facebook presenta, per la maggior parte, contenuti inutili.

È sorprendente. Nonostante Facebook abbia a disposizione personale ricco di talento e tantissime informazioni su di me, riesce a fornirmi un prodotto di scarsa qualità, che somiglia tanto a una di quelle caselle di posta piene di spam a cui eravamo abituati negli anni ’90.

Il problema è la Condivisione. È la funzione più importante di Facebook, ed è la sua rovina.

Condivisione indiscriminata

Mentre il funzionamento “social” di Facebook assomiglia in qualche modo a quello che avviene nel mondo reale, le condivisioni non hanno alcuna attinenza con la realtà. Nella vita di tutti i giorni, non hai informazioni che vuoi condividere con tutte le persone che conosci.

Però è questo il modo in cui funziona Facebook, a meno che uno non si prenda la briga di costruirsi delle liste e condividere in modo selettivo. Conoscete qualcuno che lo faccia?

Più lo usi peggio diventa

Più usi Facebook, più accumuli amici, diventi parte di gruppi, finisci per dire a Facebook più cose su di te, su ciò che ti piace, sulle tue preferenze. Ma, secondo lo schema di Facebook, ogni connessione o “Mi piace” è anche un’occasione per gli update di qualcuno di finire nella tua homepage.

Dopo un periodo di uso attivo, ti ritrovi ad avere troppi amici, gruppi e pagine che riversano le loro condivisioni nella tua homepage.

Un megafono enorme per chi parla a vanvera

Dato che tutti sono su Facebook, ci si aspetterebbe che il social network rispecchi in qualche modo il comportamento generale della società. Nel mondo reale però, le opinioni delle persone hanno una portata limitata.

Su Facebook l’originalità o la qualità dei contenuti non contano: una manna per quelli che amano parlare, ma non hanno niente da dire. Nel tempo necessario per creare qualcosa di originale, loro possono condividere dozzine di inezie.

Proprio come le sue funzioni, gli algoritmi di Facebook sono altrettanto ottusi. Condividi di più, e sarai notato di più. Chi se ne frega dell’originalità.

Pataccari Social

Il Social Media Marketing è un grosso business. Il SEO e il SEM di bassa qualità cercano di aggirare gli algoritmi dei motori di ricerca per guadagnare posizioni migliori nei risultati di Google e simili. Ma i motori di ricerca lavorano costantemente per arginare questi comportamenti. Allo stesso modo, molti di coloro che si occupano di Social Media Marketing cercano i punti deboli di Facebook per ottenere facilmente visibilità. La differenza è che il social network in blu sembra incoraggiarli a continuare così. Risultato? La qualità generale dei suoi contenuti va farsi benedire.

Il modo in cui funziona la pubblicità su Facebook spinge il potenziale di spamming di un “Mi piace” a un livello superiore. Un “Mi piace” su un contenuto pagato da un fornitore di prodotti o servizi fa sì che quel contenuto diventi visibile non solo alla persona che ha cliccato “Mi piace”, ma anche ai suoi amici.

In questo modo si mette in moto un’intera industria che lavora a pieno ritmo per creare contenuti di bassa qualità, che fanno leva sulle emozioni per ricevere tanti “Mi piace” dai polli che razzolano su Facebook.

Non si può aggiustare. È finita

Il fatto è che questi non sono difetti imprevisti di Facebook. Sono le sue caratteristiche principali.

Un social network ideale sarebbe una specie di elenco telefonico con i nomi delle persone e le loro connessioni, costruito con uno standard aperto in modo che chiunque possa usarlo come base per sviluppare nuove applicazioni per scambiarsi messaggi, caricare immagini o update testuali.

Alla fine, c’è molto da imparare da questo esperimento sociale di massa. Le tue cerchie di amici e le tue azioni impulsive, come i “Mi piace”, non permettono di prevedere che cosa vuoi effettivamente leggere. La condivisione indiscriminata è una cattiva idea. Un enorme social network non è lo strumento migliore per trovare informazioni.

Dobbiamo tornare alle piccole comunità. Dove le persone non si perdevano nella mediocrità degli enormi social network. Quelle sono i luoghi in cui nascono e crescono le idee.

Il viaggio è iniziato.


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