“You cannot destroy Hope”

Una raffinata stalla dove ogni oggetto è al suo posto, perfetto.

Mele rosse, profumo di paglia, stivali e attrezzi.

Poi selle, briglie e il rumore dell’acqua.

Tutto questo l’ho vissuto alla mostra Genesi e Apocalisse, voluta dalla compianta signora Carla Fendi per la sua amata città Spoleto alla 60ima edizione del Festival dei Due Mondi o Festival di Spoleto (come viene chiamato da due anni a questa parte).

Un percorso multisensoriale comprendente due mostre che segnano l’inizio e la fine dell’umanità, dove vincerà la speranza nella salvezza dall’autodistruzione dell’uomo.

Sandro Chia ha realizzato Genesi alla Chiesa della Manna d’Oro, la prima delle due installazioni, dove scorrono immagini video, voci e suoni che circondano il visitatore.

Mentre Peter Greenway e Saskia Boddeke hanno firmato l’Apocalisse all’ex Museo Civico.

Due esperienze diverse per lo spettatore che nella prima parte si sente leggero e sollevato dalla creazione divina, dal fischiettare degli uccellini, mentre negli ultimi 15 minuti della visita viene turbato emotivamente dalle sciagure che l’uomo si è auto inflitto.

Questa è stata proprio la parte della mostra che più mi ha colpita emotivamente, e spero abbia smosso gli animi degli altri visitatori. Ha scosso i miei sentimenti rispecchiando l’ansia del futuro. Ha spettacolarizzato le preoccupazioni sul destino dell’umanità che mi assalgono. Se l’intento dei due creatori era quello di urlare la realtà in una pacata e perfetta stalla (un’apparenza insomma) ci sono riusciti con me. Ma sono anche riusciti a trasmettere la speranza nella pace che non dobbiamo abbandonare ma coltivare.

Una realtà metaforizzata attraverso i quattro cavalieri dell’Apocalisse che starebbero tranquillamente nelle loro stalle se l’uomo non li chiamasse ad agire. Una società malata, dove il potere del denaro smuove le persone e le fa agire contro natura. Guerre, tecnologie negative, irresponsabilità e ignoranza ci porteranno alla fine? O la speranza ci aiuterà facendoci agire per il meglio? Certo non si può rimediare ai danni già fatti, ma di sicuro si può cambiare rotta, insieme. Insomma un’installazione educativa e riflessiva che dovrebbe essere divulgata ovunque, magari per smuovere qualche cervello in più.

La Speranza non ce la danno solo i due artisti ma anche Ria Lussi, che ha donato alla città del Festival menottiano una sua opera: la statua luminosa intitolata appunto “Speranza” e situata all’ingresso pedonale che porta al centro storico del Comune umbro, in viale G. Matteotti. Una bellissima e imponente installazione che vuole dare fiducia in un ritorno allo splendore della cittadina, colpita del sisma, e ai suoi abitanti ma anche ai viaggiatori che hanno il compito di viverla e amarla.

Hope è il mio motto, e non sono l’unica.

La mostra Genesi e Apocalisse — L’inizio e il compimento la potete visitare fino al 16 luglio a Spoleto (PG) in Umbria in piazza Duomo.

La Speranza è invece un’installazione fissa che troverete ai giardini pubblici di viale Giacomo Matteotti. Altri omaggi alla città sono al museo di arte contemporanea Palazzo Collicola, diretto da Gianluca Marziani.

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