Brucia la città

I vigili del fuoco di Carpi qualche mese fa subirono in prima persona gli effetti di una devastante tromba d’aria: la loro caserma, infatti, venne scoperchiata dalla furia del vento. I commenti furono innumerevoli, qualcuno sarcastico, per altri, per molti, fu il segnale evidente di un peggioramento delle condizioni delle infrastrutture della nostra protezione civile nella loro rappresentanza più elevata.

Il rimpallo tra politici e funzionari di qualsivoglia natura fu , per certi aspetti, inquietante. Nessuno era competente e responsabile per quello che successe, tutti, di converso, competenti e responsabili nella richiesta di amministrare fondi, programmi e funzioni.

Carpi è nel “cratere” sismico più devastato e devastante della pianura padana. I danni del terremoto del 2012, per certi aspetti, hanno messo in luce una scarsissima qualità del patrimonio edilizio emiliano. Fabbricati civili, commerciali e industriali sono stati tirati su con la perizia inperitura dei saccheggiatori e speculatori di criminale ingegno. La classe politica amministratice ha accompagnato il criminale disegno con la benda negli occhi dei quattrini.

Il danno è, ormai, fatto. Le soluzioni proposte funzionano solo sulla carta dei documenti redatti dagli uffici politici degli amministratori di turno.

La cittadinanza sempre più disillusa, nulla si aspetta da queste giunte insane.

L’ultimo allarme è quello dei vigili del fuoco della provincia modenese. Scarse le risorse, vecchie le strumentazioni, miseri i salari, obsoleti i mezzi di soccorso. Avrebbe detto il buon Prezzolini: “Che fare?”