Trump e le cose che è difficile capire al primo sguardo

Giornalisti, politologi e professori hanno fatto un elenco di 13 punti delle cose che il mondo fatica a capire del Presidente Trump.

Tra lotta al pregiudizio e beneficio del dubbio qui sotto troverai 13 spunti di conversazione.

Se pensi che continuare sia inutile perché Trump è una vergogna per il mondo civile, smetti di leggere ma prima di andare via condividi questo post sui tuoi social e metti in guardi tuoi amici: “da non leggere!”.

Ora, però, è giunto il momento di partire.

1. Ci si dimentica cosa lo guidi

Trump è contro il sistema e tra le cose che lo hanno portato alla casa Bianca c’è la delegittimazione delle autorità e dei media tradizionali. Il suo modo di comunicare e di fare deve essere diverso da quello dei suoi predecessori perché gli americani che lo hanno eletto si aspettano questo da lui.
Non guasta il fatto che gli piaccia scombinare le carte e gestire lo show.

2. Non cambierà in fretta

C’è chi dice che non cambierà mai ma io non sarei così drastico. Il gioco potrebbe complicarsi e a volare troppo vicino al sole potrebbe scottarsi (No, lui non è il sole, anche se lo vorrebbe).
Al momento il presidente Trump si può permettere di essere diverso, minacciare la III Guerra Mondiale e togliere assistenza sanitaria o libertà personali solo perché è appena arrivato e sono anni che sbandiera ai 4 venti quanti sia marcio il sistema.
I prossimi 4 anni saranno molto lunghi per lui e arrivare a 8 un utopia se dovesse continuare con questo atteggiamento non convenzionale.
L’unica possibilità è che le sue idee producano il benessere che gli USA si aspettano, allora potrebbe mantenere l’elettorato attuale e aggiungerne di nuovo.

3. Ci fidiamo troppo dei sondaggi

Trump fa i suoi sondaggi sul web e sente la pancia del paese. Negli anni pre-candidatura è diventato bravissimo a intercettare il malessere e lo ha trasformato in un programma elettorale… vincente.
Il passaggio da considerare è che essere a contatto con il popolo gli è stato più utile che foraggiare sondaggisti e continuerà a essere così.

4. “Trump è pazzo!” è solo un cliché

Chiunque prima o poi lo ha pensato. Dai! Solo che non è pazzo. È eccentricamente diverso. Politicamente scorretto. Straordinariamente complesso. Giustamente coerente.
Il mondo, non abituato a un leader USA così “strano”, lo bolla come pazzo: perché è semplice.
Va ricordato che è stato votato da 61.200.000 americani, forse pazzi a loro volta ma è statisticamente improbabile. Più facile pensare che si siano fatti convincere da un pagliaccio apolitico che aveva un programma che parlava a loro e di loro.

5. La popolarità che conta davvero

La maggior parte delle persone che usa il web o i social non produce contenuti ma si limita a guardare. Trump è andato a raccogliere voti in quella enorme fetta di elettorato. Quella del “Mi piace” ma non commento, del commento ma non partecipo alla conversazione, del sorrido ma non condivido perché chissà poi cosa potrebbero pensare le persone.
Facebook fa 1,5 miliardi di accessi/mese ma non ci sono 1,5 miliardi di persone che pubblicano. Sono meno. Enormemente meno.
Chi parla male di Trump è solo la punta dell’iceberg social.

6. Chi lo ha eletto davvero?

Negli stati più ricchi Donald non è andato bene ma lui ha capito, più di tanti altri benpensanti, che gli USA non sono Manhattan, Hollywood, la Silicon Valley ne, tanto meno, Washington. L’america è formata da tante persone che vivono nelle periferie e che convive tutti i giorni con problemi economici, di sviluppo, di criminalità. E il loro voto ha (quasi*) lo stesso valore.
Ha vinto negli stai piccoli e poveri, quelli in cui le campagne elettorali tradizionali nemmeno di fermano perché contano poco ai fini statistici e che hanno contato tantissimo per lui — qui tutti i numeri.

*: quasi perché per il sistema elettorale americano il voto di stati piccoli o poveri vale un po’ meno quando alla fine si fanno i conti.

7. La trappola dell’eccezionalismo

Sorpresa sorpresa i punti del programma di Trump non sono così innovativi come si supponeva. Altri presidenti prima di lui hanno percorso quelle vie prima di lui: politiche sull’immigrazione, etniche, economiche. Tutte cose già viste. Ciò che è eccezionale, invece, è che siano incluse tutte insieme in un unico programma e che, pare, non fossero solo promesse elettorali.

8. Usa i social per tenere il contatto con le persone

Lo faceva prima della candidatura, lo ha fatto per tutta la campagna elettorale — la sua è stata lunghissima — e continuerà a farlo: il presidente usa i Social Network, soprattutto Twitter.
Lo fa sempre e lo fa bene. Gli serve per comunicare direttamente con i suoi cittadini. Senza intermediari. Sembra strano? Non è opportuno? Forse ma funziona e a Mr. Donald è questo che importa. Se non ti va sapere cosa passa per la testa del capo del mondo libero basta un Unfollow (a lui, a tutti quelli che lo retwittano e buona parte della stampa che sui suoi Tweet ci fa i titoli).

9. Le priorità del mondo non solo quelle degli USA

Qualunque presidente dice di avere a cuore il bene dell’ente che presiede. Vale dalla bocciofila a chi possiede la valigetta con il bottone rosso. Il mondo, però, ha difficoltà ad accettare che lo slogan elettorale sia diventato il suo modus operandi.
Ma perché?
Qualunque famiglia, azienda o ente fa prima i suoi interessi e poi quelli dei vicini.
 Lo stato che Trump deve governare è da rifondare dalle fondamenta e lui lo sta facendo spostando le priorità da ciò che ci si aspetta dal sul paese a ciò che è giusto per il suo paese.

10. Le interferenze russe

In epoca di Fake-News questa potrebbe essere anche vera.
Che vogliamo fare?
Da un lato c’è una guerrafondaia che non vede l’ora di rendere la Russia una landa desolata e dall’altro un “cavallo pazzo” amico del titolare della landa. Ora il facente funzioni russo aiuta il suo amico a diventare Presidente degli Stati Uniti e ci evita una guerra globale. È davvero così spiacevole?
Che poi il tizio eletto Presidente USA non è che si stia dimostrando tanto morbido nei confronti della Russia.
A noi la scelta: guardare entrambi i lati della medaglia o scegliere il lato che piace di più e perpetrare la diffusione di mezze verità?

11. L’antitrumpismo è basato sul pregiudizio

Da un paio d’anni Trump riesce a far parlare di sé con costanza ma solo da pochi mesi governa il suo paese. Troppo poco perché il movimento anti-trump possa basare le sue fondamenta su ciò che ha fatto o su come lo ha fatto. Tutto è cominciato prima, prendendo origine da ipotesi di governo non verificabili. Pregiudizio appunto. Ogni presidenza deve fare il bene del paese ma su quella di Trump grava anche il peso del pregiudizio e di questo dovrà tenerne conto per tutto il mandato. Sempre che gli interessi.

12. Guarda oltre Washington

Nell’uso dei social, in campagna elettorale e anche ora che è presidente, Trump non ha mai fatto passi nella direzione di Washington. Per lui l’establishment della capitale è uno dei mali del paese e lo salta a piè pari. Le sue azioni non sono fatte per ottenere il favore del partito, della politica o dei giornali. Lui opera per il paese: che sembri il bene o il male. Se ciò che fa sia veramente bene o male lo dirà il tempo.
Se non lo credi, rileggi il punto 11.

13. A molti le sue bugie non interessano

E non interessano le bugie di nessun altro politico. Al popolo, di qualunque paese — anche il nostro — interessa che le cose vengano fatte e non le belle parole piene di ipocrisia e false intenzioni di chi lo governa.
I grandi statisti (e qui mi sbilancio) devono prendere decisioni impopolari.
Lo hanno fatto tutti e lo sta già facendo anche Trump, cominciando il giorno stesso dell’insediamento eliminando l’Obamacare.

E quindi?

È decisamente troppo presto per giudicare la presidenza Trump e alla fine dei conti è questo che alla storia interessa. Se sarà un pessimo presidente tra 4 anni non verrà rieletto. Se sarà riuscito a risollevare il paese potrebbe essere rieletto oppure No ma il fatto che siamo qui a parlarne è già notevole.


I 13 punti sono stati scritti prima su Politico Europe (da cui ho preso l’immagine di copertina prima di modificarla),ripresi dal Corriere.it. Qui sopra ne ho messo la mia personale interpretazione.
One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.