A piedi nudi sul tatami

Cosa ho imparato ai mondiali di karate #WSKA2017

Non ho una grande esperienza sportiva alle spalle: un paio di anni di danza classica, due di pallavolo, qualcuno di running, una vita di corsa dietro all’autobus e salto col telecomando. Come mai, allora, mi sono trovata ad assistere ai mondiali di karate tenutisi il 23 e 24 settembre a Treviso?

Presto detto: ho un’amica, una delle migliori, che è una delle campionesse che si sono distinte nel corso di questa edizione del World Shotokan Karate Championship. Non dirò chi, non è rilevante. Basti dire che sono fiera di lei e grata per aver avuto l’opportunità di assistere di persona a cose belle che altrimenti avrei rischiato di non vedere mai. Già, perché in una sola giornata di karate ho imparato un sacco. Ecco cosa.


  • Durante il kumite (combattimento) rischi sempre di farti male, non importa quanto tu sia forte. Il che, a pensarci, è vero anche nella vita: puoi essere alto 1,90 e avere un aspetto temibile ma trovarti del sangue nei tamponi che un infermiere ti ha cacciato a forza nel naso.
  • Non importa quanto tu possa sembrare debole, puoi spaccare come e meglio di altri. Ho visto cose che voi umani non potete immaginare, per esempio un’atleta bassa e angelica, “solo” cintura marrone, prendersi una bella medaglia di bronzo.
  • Non importa se hai sbagliato, la tua squadra sarà lì a sostenerti. Penso di aver visto più abbracci e pacche sulle spalle (e non solo) in un giorno di quanto mi sia capitato in oltre due mesi.
  • Gli atleti del kata sono fortissimi. Cioè mica si limitano a eseguire i movimenti, loro spostano l’aria con le braccia. Quanto può essere bello?
  • Non importa che vi sia una competizione di mezzo, i tifosi si limitano a sostenere il proprio Paese senza denigrare l’avversario. Davvero, raramente ho visto una tifoseria più corretta. Dimenticate tra l’altro il razzismo degli stadi: qui il più amato dal pubblico è Francesco Ouattara, che è fortissimo, nero ma anche “azzurro” e porta con orgoglio il suo nomignolo “fiocco di neve” insieme alla medaglia d’argento nel kumite individuale che ha vinto appena la settimana scorsa.

Di rado avevo assistito di persona a tali manifestazioni di sportività. Forse c’è speranza anche per me, la cui esperienza di vita più simile a un approccio al karate è aver guardato tutte le stagioni di Buffy l’Ammazzavampiri. In fondo, una volta che hai camminato a piedi nudi sul tatami non puoi più dimenticarlo.


Pia Ferrara, diversamente sportiva, vive a Milano dove scrive oppure legge. A volte corre, per accaparrarsi i libri con lo sconto.