Ricerca e Ricercatori - una riflessione di Fortuna Cozzolino

Ogni giorno, specialmente da quando siamo immersi nel flusso perenne dell’informazione, ci imbattiamo in termini come ricerca e ricercatori, che ormai passano quasi inosservati, nonostante rappresentino una risorsa essenziale e insostituibile per lo sviluppo.

I ricercatori ,infatti, hanno la capacità di raccogliere informazioni, fare esperimenti ed interpretare risultati, al fine di ampliare le conoscenze (già date per certe) su un determinato argomento, e poi garantire un miglioramento nei vari ambiti che vanno dalla salute alla tecnologia, dall’alimentazione all’economia.

Basti pensare che negli ultimi 50 anni abbiamo avuto un’ottimizzazione delle condizioni di vita notevole. E questo grazie a cosa? Sempre alla ricerca, la quale ci ha permesso di far risaltare con orgoglio tra i nomi dei premi Nobel delle maestrie italiane.

Nel campo della medicina troviamo ben 15 scienziati italiani tra i ricercatori con più citazioni, tra cui Michele Baccarani, presidente del Comitato scientifico, anche chiamato dal Ministero della Salute a pronunciarsi sulla controversa vicenda Stamina.

Andiamo forte anche nella farmacologia (sette ricercatori), nelle scienze agrarie (cinque), e nella ricerca spaziale: dove con ben quattro astrofisici (Paolo Giammi dell’Asi, e Patrizia Caraveo, Andrea Cimatti e Alvio Renzini dell’Inaf) l’Italia ha il 4% dei maggiori esperti in campo mondiale.

La ricerca rappresenta, oggi più che mai, un grande motore economico per i gli Stati, ma nel nostro Paese l’incremento più palese va nel senso contrario: è il fenomeno della cosiddetta “fuga di cervelli”.

La situazione italiana è caratterizzata da un ammontare degli investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S) sensibilmente ridotto rispetto alla gran parte degli altri paesi europei: la spesa italiana per R&S è pari all’1,18% del PIL, contro il 2,02 % della Francia, il 2,63% della Germania, l’1,88% del Regno Unito (dati Eurostat).

Il ricercatore si è ritrovato così a passare da ricercatore a tempo indeterminato, che poteva dedicarsi completamente alla ricerca, a quello di ricercatore a tempo determinato A e B, con obbligo di docenza per quanto riguarda l’Università.

Nel 2014 è uscito il bando con il quale le aziende che assumono un ricercatore hanno il diritto ad avere un bonus di € 8000,00. I fondi disponibili coprivano circa 125 posti. Ma il bando è stato utilizzato solo in piccola parte, e per questo ne è sempre prorogata la scadenza. I posti coperti al 31/12/2015 erano infatti circa 50.

Da queste poche considerazioni si possono trarre alcune conclusioni: è necessario programmare la ricerca in funzione di una migliore efficienza, sviluppare un rapporto ricerca-industria seriamente collaborativo (soprattutto verso le piccole e medie industrie), aumentare il finanziamento alla ricerca pubblica, incentivare la ricerca privata, abbattere le rendite di posizioni e il nepotismo.

Solo cosí si possono creare nuovi posti e a far sí che il paese competa a livello internazionale. Le eccellenze ci sono, ma da sole non bastano.