Cinque cose che ho imparato grazie a Missione Rosetta
Pubblicato il 14 novembre 2014 — Scritto da Daria D’Acquisto

Foto credits: Released 14/11/2014 4:29 pm – Copyright ESA/J.Mai
Esattamente come potevamo immaginarceli, gli scienziati dell’ESA in attesa dell’atterraggio di Philae sulla cometa, per dichiarare compiuta la Missione Rosetta, hanno applaudito e si sono abbracciati non appena il modulo ha toccato terra. Occhiali, cuffie e microfono, felpe con il logo dell’Agenzia spaziale europea indossate con l’orgoglio di chi ha dedicato dieci anni a questa missione, commossi davanti ad un successo che non era assolutamente dato per certo. Anzi, era solo del 70% la possibilità di riuscita dell’atterraggio del modulo sulla cometa, dopo il distacco dalla sonda madre e la partenza in solitaria.
Dopo una trepidante attesa durata sette ore, il segnale di conferma che la sonda aveva toccato la superficie della cometa è arrivato a Terra.
La conferma è stata ritrasmessa a Terra attraverso Rosetta e captata simultaneamente dalla stazione di Terra ESA di Malargüe, in Argentina, e dalla stazione NASA a Madrid, Spagna. Il segnale è stato immediatamente confermato dal Centro Operazioni Spaziali dell’ESA, l’ESOC a Darmstadt, e dal Centro di Controllo DLR del Lander a Colonia, entrambi in Germania.
Di questa missione, che ha tenuto in tantissimi con la mente rivolta lassù, e gli occhi incollati agli schermi per seguire la diretta streaming sul sito dell’ESA e il live twitting, inseguendo l’hashtag #CometLanding, restano le incredibili immagini trasmesse dalla sonda e alcune riflessioni, da non dare per scontate quando si intraprende qualsiasi iniziativa umana, che punti ad arrivare “in alto”.
1. Tempo al tempo
Ogni missione che si rispetti, va progettata, programmata e seguita per tutto il tempo necessario, con lo stesso entusiasmo e la stessa tenacia di cui ci si carica all’inizio di una impresa. La navicella spaziale Rosetta, lanciata nel 2004 e ibernata nel 2011, si è risvegliata solo a febbraio dal suo “sonno spaziale” per inseguire la cometa su cui sarebbe atterrato il lander.
Quando il flebile messaggio dallo spazio è arrivato, è stato un grande sollievo per la squadra di scienziati.
Ma anche nel breve percorso di Philae fino alla superficie della cometa, ci è voluta pazienza e sangue freddo. “Siamo estremamente sollevati di essere arrivati in modo sicuro sulla superficie della cometa, specialmente considerando le sfide ulteriori che abbiamo affrontato riguardo allo stato di salute della sonda”, ha detto Stephan Ulamec, Philae Lander Manager all’Agenzia Aerospaziale Tedesca DLR.
2. L’Universo è immenso e gli uomini dovrebbero rendersene conto più spesso
“Dopo oltre 10 anni in viaggio nello spazio, siamo ora giunti alla migliore analisi scientifica mai fatta di uno dei più antichi resti del nostro Sistema Solare” ha detto Alvaro Giménez, Direttore ESA Scienza ed Esplorazione Robotica. Rendersi conto di quanto poco sappiamo ancora dello spazio che ci circonda e della storia dell’Universo dovrebbe sempre ridimensionare le nostre prospettive sul ruolo che abbiamo sulla Terra, sul rapporto con gli altri uomini, e forse anche sui problemi quotidiani.

Discesa di Philae verso la cometa – Released 13/11/2014 1:48 pm – Copyright ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA
3. L’Europa è questa, fatta di uomini
Questo successo è testimonianza dell’incredibile lavoro di squadra e del know-how unico nell’operare la sonda, acquisito dall’Agenzia Spaziale Europea negli ultimi decenni.
Oltre ad un certo orgoglio campanilistico per la presenza italiana nella missione, una considerazione, forse un po’ amara, è dovuta rispetto alla capacità di unire della scienza. Mentre ci azzuffiamo per attribuire le colpe della crisi ora all’Europa, ora alla Germania, Missione Rosetta è la dimostrazione della grandezza raggiunta dal dialogo tra grandi menti europee. A guidare la missione, dal centro di Darmstadt, c’era un italiano, Andrea Accomazzo, capo di un team di 15 persone per il pilotaggio di Rosetta. Ma scorrendo la lista dei nomi degli scienziati impiegati nell’operazione spaziale, si leggono davvero tutte le nazionalità: Germania, Francia, Finlandia, Inghilterra, Spagna, Austria, Svizzera.
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