Deep Google
Pubblicato il 10 novembre 2014- Scritto da Federico Bo

Google Loon – Fonte: Wikipedia CC BY 2.0
Pensate che Google sia essenzialmente solo un (il..) motore di ricerca, un servizio di posta elettronica (in continua evoluzione, certo, come raccontato qui in un nostro post) e il proprietario di YouTube?
Errore. Così come il web che la maggior parte degli utenti conosce e naviga è solo una piccola parte di un’immensa rete sommersa (il “deep web“) così Google è in realtà una mega-corporazione che si dedica alla ricerca, allo sviluppo e alla possibile commercializzazione di tecnologie con altissimo tasso di innovazione. The big G può considerarsi a pieno titolo erede di quei centri di ricerca privati come i Bell Labs e gli Xerox PARC (per non parlare della famigerata/benemerita DARPA governativa) che hanno permesso scoperte ed invenzioni che hanno rivoluzionato il mondo tra gli anni ’40 e gli anni ’80.
Andiamo a scalfire la superficie esplorando le profondità semi-sommerse del mondo Google.
Google X, il futuro è oggi
Un buon punto di partenza è Google X, una struttura semi-segreta per ricerche avanzate dove vengono ideati, sviluppati e testati progetti al limite della fantascienza. Il primo prodotto realizzato e commercializzato all’interno di questi laboratori sono i Google Glass, un “wearable device” di cui si stanno cominciando appena a scoprire tutte le potenzialità. Naturalmente il passo successivo saranno lenti a contatto “intelligenti”, in grado di funzionare non solo come strumenti per la realtà aumentata, così come gli occhiali, ma anche come sensori per monitorare parametri vitali, per esempio il livello di zuccheri nell’organismo.
Un altro progetto piuttosto conosciuto della “divisione X” è quello dell’auto senza conducente, un campo di ricerca che vede concorrere anche le più grandi marche automobilistiche mondiali anche se l’orizzonte temporale per vedere macchine o bus autonomi circolare per le strade è molto lontano.
L’immagine all’inizio del post mostra una delle “mongolfiere” sperimentali del progetto Loon, un sistema di palloni piazzati nella stratosfera in grado di fornire una copertura internet nelle zone rurali o in caso di catastrofi naturali.
Altre linee di ricerca sono indirizzate verso le consegne di prodotti attraverso l’uso di droni (in concorrenza con Amazon e DHL), sul web of things, sulle reti neurali artificiali.
Vi è anche un dipartimento di Scienze della Vita che, tra gli altri, sta lavorando al Baseline Study, una raccolta di informazioni genetiche e molecolari su centinaia di (anonimi) donatori allo scopo – in un prossimo futuro – di analizzare questa enorme base di dati e biomarcatori con tecniche di analisi “big data” al fine di individuare cause e rimedi delle malattie.
Certo, con progetti quasi visionari non tutto va sempre per il verso giusto. E’ notizia degli ultimi giorni che il progetto per delle piattaforme galleggianti ipertecnologiche, le “barges“, è stato abbandonato per problemi di sicurezza non risolvibili. Ma questi fallimenti rientrano nella filosofia delle ricerche avanzate, anzi ne sono una naturale conseguenza: anche dai progetti non realizzati si impara tanto.
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