Interessante… ma superficiale… il dover continuamente partire come modo per ritrovare se stessi mi sembra, scusate il francese, una fregnaccia. C’è anche molto rifiuto delle proprie radici, non accettazione della realtà, narcisismo, dinamiche familiari mai risolte… si potrebbe andare molto più a fondo, ma l’articolo rimane assai in superficie. IMHO.

Da viaggiatore compulsivo sin dall’adolescenza, mi sono reso conto che il viaggio, o il vivere per 1, 2, 3 anni in un altro paese (personalmente diversi e vari, fuori e dentro l’Europa), ha molte più sfaccettature emotive di quelle che la nostra mente, mentendo, ci suggerisce.

L’articolo giustamente descrive una situazione interiore d’insoddisfazione, di bisogno di conferme, d’incomunicabilità familiare. Su quello sono molto d’accordo. Un paio di paragrafi in più a mio avviso avrebbero reso l’articolo assai più succoso ☺

Il vero viaggio, è quello nella progettualità, negli affetti e dentro se stessi.

love & peace