Rifugiati in un centro di detenzione in Grecia (foto Giulia Bondi, 2012)

Immagina di essere in fuga: un gioco di fantascienza per comprendere i rifugiati

Al festival modenese Play, in programma dall’1 al 3 aprile, due giochi invitano a mettersi nei panni di chi scappa: da un pianeta immaginario diventato invivibile oppure dalla guerra siriana

“Sei nelle mani di gente senza scrupoli. Fuorilegge, che non parlano la tua lingua e sono pronti a tutto. Dovrai tentare di arrivare in una terra sicura, e sperare che ti sia rimasto abbastanza denaro per proseguire il viaggio. La maggior parte dei tuoi risparmi la brucerai tra scafisti e guardie di frontiera corrotti. Ma è sempre meglio del posto da cui vieni.”

Sono le frasi introduttive del gioco “A thousand stars and no home”, che l’autrice danese Regitze Illum ha dedicato al dramma dei rifugiati e che sarà proposto in anteprima internazionale, in versione mista italiano/inglese, all’edizione 2016 di Play — Festival del gioco di Modena. I partecipanti al gioco dal vivo, in programma sabato 2 aprile, saranno in fuga da un pianeta divenuto invivibile e dovranno attraversare la galassia. Ma le emozioni e le sfide che si troveranno davanti saranno simili a quelle di chi fugge da una guerra reale.

“A ispirarmi il desiderio di creare questo gioco — racconta l’autrice — è stata una storia che ho letto sulla stampa: la vicenda di un profugo in fuga attraverso il Sahara, e poi il Mediterraneo. Quando ho cominciato a chiedermi come potevo raffigurare quegli spazi immensi e inospitali, ho avuto l’idea di spostare la narrazione nello spazio, e da appassionata di fantascienza tutto è venuto da sé”. Regitze Illum , che non è nuova alla creazione di giochi su temi sociali, ha impiegato oltre cinque mesi di lavoro per realizzare le 220 pagine che descrivono ii personaggi, l’ambientazione e il meccanismo di gioco.

Al grande tema di attualità “Muri, frontiere e migrazioni” scelto per l’edizione 2016 di Play sono dedicati anche altri giochi, da quelli dedicati al 70esimo anniversario della Cortina di ferro, fino a “Nei panni di chi fugge” un viaggio interattivo di 60 minuti, adatto anche ai ragazzi a partire dai 12 anni, per capire quali scelte si trova a fronteggiare una persona in fuga dalla Siria per raggiungere l’Europa.

“Avvicinarsi alla realtà della vita di un rifugiato penso sia impossibile — riprende l’autrice del gioco — ma trasferendo la storia all’interno dei topos del mondo della fantascienza ho cercato un equilibrio tra realismo e intrattenimento, cercando di restituire a chi gioca una parte delle emozioni drammatiche che penso provi chi è costretto a fuggire. Quando abbiamo presentato il gioco a Fastaval, una convention che in Danimarca è arrivata alla 30esima edizione, tutti sono rimasti molto coinvolti. Un paio di giovani giocatori sono venuti a dirmi, al termine dell’esperienza, che avevano cambiato opinione rispetto alle persone rifugiate”, racconta ancora l’autrice.

“A thousand stars and no home” arriva in Italia grazie a un’idea del giocatore italiano di larp Andrea Castellani. “Andrea ha partecipato a uno dei nostri eventi in Danimarca, e per lui abbiamo creato un personaggio che potesse parlare in inglese. Poi, man mano che l’argomento rifugiati diventava sempre più attuale, abbiamo concretizzato l’idea di tradurre il gioco e portarlo all’estero”. Alla traduzione in inglese hanno collaborato decine di volontari, coadiuvando l’autrice, la cui disabilità le impedisce di passare al computer più di un paio d’ore al giorno.

I fuggiaschi che nel gioco condivideranno lo stesso spazio sull’astronave dei trafficanti vengono da diversi pianeti con diverse culture. E nascosti sotto il velo della fantascienza, non mancano altri riferimenti alla situazione contemporanea. Nella meta sognata, la federazione della “Cultura”, caratterizzata da una mentalità razionale, scettica e materialista, un elevato benessere e frontiere molto difficili da attraversare, è difficile non scorgere un ritratto fin troppo realistico dell’Europa di oggi.

Come funziona “A thousand stars and no home

Sabato 2 aprile dalle 17.30 in poi il Mata, spazio espositivo di viale Monte Kosica, a ridosso del centro di Modena, ospita“A thousand stars and no home”, gioco di ruolo dal vivo di ambientazione fantascientifica, destinato a un pubblico adulto.

Il gioco intero, compresi i momenti di preparazione, dura circa 8 ore per chi desidera partecipare interpretando i ruoli dei fuggiaschi. Si potrà giocare scegliendo personaggi che parlano in italiano o in inglese. Altri due eventi di gioco più brevi, in lingua italiana, si intrecceranno nelle stesse ore e nello stesso luogo. Chi parteciperà a questi si troverà nei panni delle guardie di frontiera che sorvegliano i confini delle galassie e dovranno fermare, perquisire, interrogare i profughi.

Il gioco nella sua versione intera è consigliato per chi ha un minimo di conoscenza del gioco di ruolo o dell’ambiente fantascientifico.

Lampedusa, 2011 (foto Giulia Bondi)

Ragazzi, adulti e classi “Nei panni di chi fugge

Si rivolge sia agli adulti sia ai ragazzi a partire dai 12 anni il viaggio interattivo che sarà invece proposto negli spazi della Fiera, la mattina di sabato 2 aprile, col titolo “Nei panni di chi fugge”. Della durata di 60 minuti, basato su fonti giornalistiche e in particolare su un’inchiesta realizzata da quotidiano inglese The Guardian, il gioco invita i partecipanti a mettersi nei panni di Samira, una donna siriana in fuga dalla guerra con i suoi due bambini.

A determinare la sua sorte saranno le scelte dei partecipanti, che dovranno confrontarsi per valutare quali rotte comportino meno rischi e più probabilità di successo nel tentativo di mettersi in salvo e chiedere asilo in Europa.

Giocare per capire

I 30 profughi di “A thousand stars” viaggiano attraverso lo spazio diretti verso la Cultura, la prospera federazione al centro della galassia, nascosti nella stiva di un’astronave cargo che ha visto giorni migliori. I partecipanti di “Nei panni di chi fugge” devono invece attraversare il Mediterraneo, i Balcani, l’Italia e l’Europa centrale per cercare di mettersi al sicuro in un paese della Scandinavia. In entrambi i casi, giocando si potrà immaginare, riflettere, tentare di comprendere la situazione delle centinaia di migliaia di persone che sono in fuga da guerre, persecuzioni e calamità nel mondo di oggi.

Lampedusa, ottobre 2013 (Foto Giulia Bondi)
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