Cinque storie bibliche

Per la redenzione delle genti

E Aaron generò Baruc che generò Caleb che generò David che generò Eliasaf che generò Fanuel che generò Gabael che generò Hammelec che generò Iabne che generò Jonas che generò Karnain che generò Lemuel che generò Mordechai che generò Nabot che generò Onan, e la storia finì lì.


E il popolo vagò nel deserto per quarant’anni e giunse sulla cima di un alto monte dal quale poteva vedere la Terra Promessa. Ma il verbo del Signore tuonò parole terribili per i figli di Israele: “Ancora due anni di sofferenze: la Terra di Latte e di Miele richiede almeno quarantadue anni di contributi”.


Nella casa del Re ballò Rubah davanti a Johan e si tolse i sette veli fino a rimanere nuda. E ciò piacque al Re. Giunsero allora i soldati di Roma e chiesero al Re chi fosse quella donna. E il Re rispose che la giovane era la nipote del Faraone d’Egitto.


E il Signore mandò loro la siccità e i loro pozzi si seccarono. Mandò poi i pidocchi, che tormentarono i Figli d’Egitto. Mandò poi la peste, che decimò il popolo. Venne poi la carestia, che uccise gran parte di quella gente sventurata. Non contento, l’Onnipotente chiamò a sé i rappresentanti del popolo e disse “Adesso piacerà al Signore la riforma della Legge. Il Lavoro sarà a tutele crescenti”.


Giunse al Re una delegazione dei popoli che vivono oltre il Regno di Persia, dal grande paese che chiamano India. Portavano in dono elefanti e gioielli, preziosi unguenti e magiche erbe da bruciare, e il Re si compiacque degli omaggi. Ascoltò le richieste del loro capo, che chiamavano Ragià, il quale voleva conoscere il segreto del Tempio. Fu allora che Shlomo si alzò dal trono e rispose loro: “Sì, ma i due nostri marò?”