
Il limerick piccante e osceno
Come rovinarsi la reputazione
Il successo dei versi nonsensical di Lear si innesta su una parallela e probabilmente antecedente produzione giocosa, molto più indecente, dei versi da pub, che ha spinto artisti, scrittori e altri giocatori a parodiare e a misurarsi con questa forma poetica. Alla fine dell’Ottocento fu persino teorizzata, in reazione al perbenismo vittoriano, la superiorità del limerick licenzioso su quello nonsensical. Tra i più convinti sostenitori di tale tesi era il poeta Algernon C. Swinburne (1837–1909):
There was an Old Man of Cape Horn
Who wished he had never been born…
…Nor would he have been
If his father had seen
That the end of the rubber was torn.
Ecco il mio adattamento (sono tutti miei se non indicato diversamente):
C’era un vecchio di San Miniato
che rimpiangeva di essere nato…
…e non avrebbe avuto torto
se suo padre si fosse accorto
che il preservativo era bucato.
I limerick meno innocenti (e perciò meno nonsensici) sono ancora oggi da molti considerati i migliori, come affermato in modo quasi programmatico da Vyvyan Holland:
The limerick packs laughs anatomical
Into space that is quite economical.
But the good ones I’ve seen
So seldom are clean
And the clean ones so seldom are comical.
.
I limerick ridono di temi anatomici
In spazi che sono molto economici.
Ma i migliori rimasti
Raramente son casti
E i più casti raramente son comici.
Creare nuovi limerick è un popolare drinking game tra i marinai di lingua inglese. Ecco uno degli esempi più famosi di limerick da pub:
On the breast of a barmaid named Gail,
Were tattoo’d the prices of ale.
And on her behind,
for the sake of the blind,
was the same, but written in Braille.
.
Tatuati sulle tette di Emma, la barista,
c’erano i prezzi delle birre in bella vista.
E sulle chiappe sporgenti,
ad uso dei non vedenti,
era scritta in Braille la stessa lista.

Sono diventati famosi i limerick salaci composti dall’eccentrico scrittore omosessuale inglese Norman Douglas, che nel 1928 pubblicò la raccolta Some Limericks, con un finto apparato critico in cui si faceva gioco degli ambienti accademici. L’opera, distribuita privatamente agli amici, fu da lui stesso definita “estremamente oscena e blasfema oltre ogni misura, una delle più indecenti in lingua inglese”. Il libro, con il titolo Certi limerick, tradotto e curato da Benito Iezzi, è stato pubblicato a Napoli nel 1990 dall’Alessandra Carola Editrice, con testo a fronte inglese e una nota introduttiva di Aldo Busi. A seguire un esempio dei limerick (caudato) di Douglas.
There was a young fellow named Skinner
Who took a young lady to dinner;
At half past nine
They sat down to dine,
And by quarter to ten it was in her.
[What, dinner? No, Skinner! ]
.
C’era un giovanotto chiamato Massena
che portò una giovane signora a cena;
Alle nove e trenta
era pronta la polenta,
a un quarto alle dieci lei era piena.
[Della cena? No, di Massena!]

La bibbia degli appassionati del limerick indecente comparve però nei bigotti anni ’50, quando in due riprese tra il 1955 e il 1956 il poeta Christopher Logue, con lo pseudonimo di Count Palmiro Vicarion, compilò una raccolta di 272 rime pornografiche. Il Count Palmiro Vicarion’s Grand Grimoire of Bawdy Ballads and Limericks viene tuttora pubblicato dalla Olympia Press, con un grande successo, come dicono le note di copertina, “nei pub, nei boudoir e dovunque si giochi a rugby”. Nobili e ministri del culto sono le categorie che più di frequente sono tra i protagonisti di queste storielle pornografiche in rima, ma tutte le categorie umane vi sono rappresentate, in ogni tipo di rapporto carnale, naturale oppure no. Eccone uno tra i più casti (sic), con l’adattamento dell’artista e poeta oplepiano Giorgio Weiss, anch’egli autore di limerick.:
There was a young plumber named Lee,
Who was plumbing his girl by the sea.
“Oh Please! Stop your plumbing!
There is somebody coming!”
Said the plumber, still plumbing, “It’s me.”
.
C’era un giovin idraulico di Harare,
che pompava una tizia in riva al mare.
«Ferma quel che stai facendo:
c’è qualcun che sta venendo!»
«Son io!» disse pompando l’idraulico di Harare.

Anche in Italia esistono molti estimatori del limerick erotico. L’insospettabile Umberto Eco, ne Il secondo diario minimo riporta un finto limerick di Palmiro Vicarion, che attribuisce alla penna di Guido Almansi:
There were three old Owls of Cochoers
screwing a girl onto a big chest of drawers.
But the maid was the Daughter
of a Doctor, and their Mother
cried “Come back, lousy old Owls of Cochoers”.
Si tratta di un chiaro e giocoso riferimento alla canzoncina delle Tre civette sul comò. Ho provato a ritradurlo in italiano:
C’erano tre vecchie civette a Zerbolò
che trombavano una ragazza su un gran comò.
Ma lei era la figlia
di un dottore, e in famiglia
si gridò: “Via di lì, laide civette di Zerbolò”.

Di tono decisamente licenzioso sono le «limèriche» contenute nel libro di un certo Sergio Sesto Serpillo (in realtà Pier Francesco Paolini, scrittore, anglista e traduttore), dal titolo Che Dio la benedica! (Valentano, Scipioni, 2001), introdotto da un saggio di Giorgio Weiss. Ecco un esempio serpilliano:
C’era un Ottuagenario in quel di Trento
Che scopava soltanto a lume spento.
All’amante un po’ offesa
spiegava, a sua difesa:
“Perché la terza, sai, la faccio a stento.”

Sempre in ambito colto, segnalo questo limerick anonimo, poi attribuito al Wutki Sergio Morando (che negli anni 70 dalle pagine di Linus aveva contribuito al successo del limerick italiano), comparso in apertura dei Luoghi letterari di Giampaolo Dossena (Edizioni Sylvestre Bonnard, Milano, 2003):
C’era un vecchio goloso di Abano
le cui figlie coi Turchi folleggiavano
inventando sempre nuove tecniche erotiche
però mangiando unicamente cotiche:
il che stupiva quel vecchio di Abano.
Tra i cultori italiani, Federico Gobbo, un noto esperto di informatica e comunicazione ha scritto un limerick assai pornografico, vero capolavoro del genere, in cui prende di mira l’amica di Nonna Speranza della poesia di Guido Gozzano.
Ormai vecchia e rugosa è l’amica
di Nonna Speranza, grommata la fica
dal gusto un po’ amaro
ch’appasta i baffi, raro
aroma antico d’anziana e d’amica.

Concludo la rassegna con una mia scelleratezza:
Un’introversa ragazza di Belluno
non voleva amici, proprio nessuno.
Le sere nella Stube
rovistava nel suo pube,
contando tutti i peli uno a uno.