Elogio della densità
Marianna Piani
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Mamma mia, se ti sente Francesca Chiusaroli di Scritture Brevi! Mi rendo conto dei pericoli che sottolinei, che dietro il proliferare di haiku ci sia il vuoto, al punto che oramai esistono dei generatori automatici in grado di superare come qualità gran parte degli obbrobri che si leggono in rete. Questo fenomeno allarmante del calo dell’attenzione ha in me un osservatore privilegiato, dato che faccio l’insegnante e mi rendo conto che la gente (studenti e genitori, ma anche colleghi e dirigenti) non è più in grado di restare concentrata su un argomento se la durata è superiore a quella di uno spot televisivo. Nella marea di informazioni che ci circonda tutti credono di sapere tutto se solo hanno sentito nominare una cosa, e i social network ci forniscono miriadi di esempi di tuttologi ignoranti, superficiali e pertanto presuntuosi e litigiosi.

Per indole e per formazione sono uno scrittore (o sedicente tale) sintetico, e, quando parlo di testi di altri mi attirano soprattutto il frammento, l’aforisma, il racconto di poche pagine. Mi interessano anche certi meccanismi combinatori di costruzione e decostruzione del testo, la scrittura sotto costrizione formale autoimposta, secondo i giochi letterari dell’Oulipo. Questi giochi (uso di proposito il termine) sono favoriti da testi brevi. Ciò tuttavia non toglie che sappia apprezzare opere, poetiche o in prosa, di più largo respiro, purché siano belle. Appunto: il problema non sta nella quantità di pagine o di versi, ma nella loro qualità, o come dici tu, nella loro densità, che definirei come il rapporto tra i significati, i sentimenti, le emozioni trasmesse al lettore e la lunghezza del testo. In questo senso Le memorie di Adriano della Yourcenar è un testo denso anche se lungo, al contrario di molta della letteratura italiana contemporanea da premio letterario che é breve, leggera in senso deteriore, ripetitiva.

Ciao.