McGonagall, il peggior poeta di lingua inglese

Se il maestro dell’idiozia poetica italiana è considerato da molti Ferdinando Ingarrica, William Topaz McGonagall (1825 o 1830 – 29 settembre 1902) è ricordato unanimemente come il peggior poeta di lingua inglese che sia mai esistito. Egli fu il più grande e unico estimatore della propria arte, completamente ignaro della propria bestialità. Vituperato ai suoi tempi, oggi gode di una schiera crescente di estimatori, attratti dall’orrore sublime della sua poesia, vero capolavoro di umorismo involontario.

Nato a Edimburgo da una famiglia di origini irlandesi, operaio tessile a Dundee, ebbe una vocazione tardiva. Scrisse a questo proposito: “Il fatto più eclatante della mia vita fa quando scoprii di essere un poeta, il che avvenne nell’anno 1877”, cioè quando aveva 52 anni. La sua prima opera fu An Address to the Rev. George Gilfillan, ode encomiastica di un predicatore, in cui già è possibile ravvisare tutta la cifra del suo stile. Ecco un estratto con un mio libero adattamento:

All hail to the Rev. George Gilfillan of Dundee,

He is the greatest preacher I did ever hear or see.

He is a man of genius bright,

And in him his congregation does delight,

Because they find him to be honest and plain,

Affable in temper, and seldom known to complain.

He preaches in a plain straightforward way,

The people flock to hear him night and day,

And hundreds from the doors are often turn’d away,

Because he is the greatest preacher of the present day.

.

Salute al Reverendo George Gilfillan di Dundee,

è il più grande predicatore che ho mai visto o sentito.

È un uomo di brillante ingegno,

e in lui si delizia la sua congregazione,

perché lo considerano onesto e semplice,

di indole affabile e raramente udito lamentarsi.

Predica in modo chiaro e diretto,

la gente accorre per udirlo notte e giorno,

e centinaia sono spesso lasciati fuori dalle porte,

perché è il più grande predicatore dei nostri giorni.

Gilfillan rispose con ammirabile ironia che “Shakespeare non scrisse mai nulla di simile”, con il risultato imprevisto che McGonagall si sentì inferiore al solo gigante di Stratford-on-Avon. Le caratteristiche del suo stile, fatto di versi contorti e scandalosi come questi, di uso maldestro delle metafore poetiche e totale indifferenza alle regole della metrica, non sarebbero mai cambiate per tutti i cinque lustri della sua carriera “artistica”, con una produzione di circa duecento componimenti. .

La fama di McGonagall è dovuta principalmente alle sue poesie sul Tay Bridge. Nel 1877 fu inaugurato un ardito ponte ferroviario sul fiume Tay, decantato come un prodigio ingegneristico. Il nostro poeta, sensibile al progresso della tecnica, si sentì spinto a scrivere un poema in suo onore, regalandoci un esempio del suo stile inconfondibile:

Beautiful Railway Bridge of the Silvery Tay!

With your numerous arches and pillars in so grand array

And your central girders, which seem to the eye

To be almost towering to the sky.

(…)

Beautiful Railway Bridge of the Silvery Tay !

That has caused the Emperor of Brazil to leave

His home far away, incognito in his dress,

And view thee ere he passed along en route to Inverness.

.

Magnifico ponte ferroviario sull’argenteo Tay!

Con i tuoi numerosi archi e pilastri disposti così bene,

e le tue travi centrali, che paiono alla vista

essere quasi torreggianti verso il cielo.

(…)

Magnifico ponte ferroviario sull’argenteo Tay!

che ha spinto l’imperatore del Brasile a lasciare

la sua casa lontana, vestito in incognito,

per vederti mentre passava diretto a Inverness!

Due anni dopo la composizione dell’ode, il 29 dicembre 1879, una tremenda tempesta che devastò tutta la Scozia centrale fece crollare il ponte proprio mentre passava il treno per Edimburgo, provocando la morte di almeno ottanta dei duecento passeggeri. Fu una delle più gravi tragedie delle ferrovie britanniche, ancora oggi ricordata da molti. La successiva inchiesta avrebbe rivelato gravi problemi di progettazione e l’uso di materiali scadenti. McGonagall vergò allora un’altra poesia, questa volta sul disastro:

Beautiful railway bridge of the Silv’ry Tay!

Alas! I am very sorry to say

That ninety lives have been taken away

On the last Sabbath day of 1879,

Which will be remember’d for a very long time

.

‘Twas about seven o’clock at night,

And the wind it blew with all its might,

And the rain came pouring down,

And the dark clouds seem’d to frown,

And the Demon of the air seem’d to say-

«I’ll blow down the Bridge of Tay.»

(…)

It must have been an awful sight,

To witness in the dusky moonlight,

While the Storm Fiend did laugh, and angry did bray,

Along the Railway Bridge of the Silv’ry Tay,

Oh! ill-fated Bridge of the Silv’ry Tay,

I must now conclude my lay

By telling the world fearlessly without the least dismay,

That your central girders would not have given way,

At least many sensible men do say,

Had they been supported on each side with buttresses,

At least many sensible men confesses,

For the stronger we our houses do build,

The less chance we have of being killed.

.

Magnifico ponte ferroviario sull’argenteo Tay!

Ahimè! Sono costernato nell’affermare

che novanta vite sono state portate via

nell’ultimo sabato del 1879

che sarà ricordato per un tempo assai lungo.

.

Erano circa le sette della sera

e il vento soffiava con tutto il suo vigore,

e la pioggia scendeva giù a cascate,

e le nubi scure parevano accigliate

e il Demone dell’aria sembrava dire:

“Demolirò il ponte sul Tay!”

(…)

Dev’essere stata una spaventosa visione

assistere alla luce oscura della luna,

mentre il Diavolo della Tempesta rideva e ragliava iroso

lungo il ponte ferroviario dell’argenteo Tay.

Oh! Infelice ponte ferroviario dell’argenteo Tay,

devo ora concludere il mio carme lamentoso,

dicendo al mondo senza tema e tentennamento

che le tue travi centrali non sarebbero state distrutte,

così almeno dicono gli uomini con discernimento,

se fossero state rinforzate da speroni su ogni lato,

almeno. molte persone sensibili hanno provato,

che tanto più forti costruiamo le nostre case

meno possibilità abbiamo di finire uccisi.

Questa poesia è diventata di gran lunga la più famosa del bardo di Dundee, forse perché è indicativa della sua carriera sfortunata e delle sue scelte tematiche (fu cantore di disastri, lutti e tragedie come nessun altro mai). Ma la vicenda non si conclude qui. Una volta che il ponte fu ricostruito, McGonagall, senza alcuna vergogna, compose una terza ode in onore del nuovo manufatto, sempre con i pilastri in so grand array, anche se, questa volta, Strong enough all windy storms to defy!

Beautiful new railway bridge of the Silvery Tay,

With your strong brick piers and buttresses in so grand array,

And your thirteen central girders, which seem to my eye

Strong enough all windy storms to defy.

And as I gaze upon thee my heart feels gay,

Because thou are the greatest railway bridge of the present day,

And can be seen for miles away

From North, South, East or West of the Tay

.

Magnifico nuovo ponte ferroviario sull’argenteo Tay,

con i tuoi forti pilastri di mattoni e speroni disposti così bene,

e le tue tredici travi centrali, che mi appaiono

forti abbastanza da sfidare tutte le ventose tempeste.

E quando ti fisso il mio cuore si sente allegro,

perché tu sei il più grande ponte ferroviario dei nostri giorni,

e puoi essere visto da molte miglia

da Nord, Sud, Est e Ovest del Tay.

McGonagall si impegnò con forza contro l’alcolismo, presentandosi nei locali per recitare poesie e tenere discorsi edificanti. La sua totale mancanza di talento, tale da rasentare la genialità, lo rese celebre in città al punto che andare a vederlo diventò un popolare passatempo. Egli, indifferente all’ilarità che suscitava, ai commenti mordaci, al lancio di uova e verdure, continuava le sue esibizioni missionarie. Vi è stato persino chi ha visto in lui un anticipatore della performance art, decenni prima dei dadaisti e dei futuristi.

Aveva anche delle velleità di attore, ma senza grandi soddisfazioni economiche e con la stessa attitudine del poeta. In alcune occasioni fu lui a pagare il teatro per avere il privilegio di recitare, che gli veniva concesso perché la sua presenza assicurava il tutto esaurito al botteghino. Fu alla fine cacciato dal teatro di Dundee quando, mentre recitava nel ruolo di Macbeth, pensò che l’attore che interpretava McDuff potesse oscurarlo e si rifiutò di morire, tra il tripudio generale.

Sempre più spiantato e in cerca di danaro, partecipò al concorso indetto da una fabbrica di sapone per un componimento pubblicitario. Lo vinse, e così l’opera più pagata a McGonagall fu l’Ode to Sunlight Soap (Ode al sapone Sunlight), che gli valse la ricompensa di due ghinee. I versi più commoventi così recitano:

You can use it with great pleasure and ease

Without wasting any elbow grease:

And when washing the most dirty clothes

The sweat won’t be dripping from your nose (…)

And I tell you once again without any joke

There’s no soap can surpass Sunlight Soap.’

.

Potete usarlo con gran diletto e agio

senza sprecare olio di gomito:

e quando gli abiti più sporchi avrete lavato

il sudore sul vostro naso non sarà gocciolato (…)

E ve lo dico ancora una volta senza scherzare,

non c’è sapone che il Sunlight può superare.

McGonagall fu così felice della generosa ricompensa datagli dai committenti che scrisse una poesia di ringraziamento che termina con queste righe:

And in conclusion, gentlemen, I thank ye

William McGonagall, Poet, 48 Step Row, Dundee.

.

E in conclusione, signori, vi ringrazia qui

William McGonagall, Poeta, 48 Step Row, Dundee.

Nel 1892, dopo la morte del poeta laureato William Tennyson, McGonagall fece a piedi tutta la strada da casa sua a Balmoral, residenza reale estiva (circa 60 Km), sperando di persuadere la regina Vittoria a nominarlo al suo posto. Sfortunatamente, Sua Maestà non era nella residenza e il poeta, come confessò nelle sue note autobiografiche, fu costretto a tornarsene indietro deluso.

McGonagall, alla fine vinto dall’ostilità dei concittadini, si trasferì a Perth, non senza intraprendere un viaggio a Londra e uno a New York. Tornato a Dundee, morì senza un soldo ed è sepolto nella città natale di Edimburgo nel cimitero della chiesa dei Frati Grigi, e non a Londra nell’abbazia di Westminster come avrebbe voluto. Ma la sua fama in Scozia è seconda solo a quella di Robert Burns.