Modesta proposta per l’istituzione di case di tolleranza letteraria

Questa nota è ispirata dal trattatello scritto nel 1724 da Bernard de Mandeville, che ha per titolo A modest defence of public stews, or, an Essay upon Whoring, as it is now practiced in these Kingdoms (Modesta difesa delle pubbliche case di piacere). Nella prima metà del Settecento a Londra le prostitute erano più di cinquantamila e il diffondersi delle malattie veneree aveva spinto i benpensanti delle classi dirigenti a discutere e poi far approvare una legge severa che dichiarava reato la prostituzione, nella speranza di porre un freno al vizio e alla licenziosità. Per contrastare l’ondata proibizionista, consapevole delle ricadute sociali e sanitarie del fenomeno, Mandeville, «per fronteggiare le cattive conseguenze dell’irreprimibile vizio», propose l’apertura di Pubblici Bordelli, per garantire efficienza e buona organizzazione, tutelati alla stregua di Istituti di Servizio Pubblico.

Chiunque abbia conoscenza del mondo letterario italiano, soprattutto dopo che la tecnica ha messo a disposizione strumenti sempre più raffinati per la scrittura, la redazione, la pubblicazione dei libri, al punto che ciascuno può essere editore di se stesso, non può ignorare che il vizio di scrivere e pubblicare ha raggiunto nel nostro paese livelli insostenibili, con grave danno per l’intelligenza pubblica e per i pochi autori meritevoli. È altrettanto chiaro che una legge di censura per controllare questa preoccupante epidemia di parole fuori controllo sarebbe considerata illiberale e solleverebbe le proteste di tutto il mondo. Nasce così l’idea, modesta e per ora solo sussurrata, che «per fronteggiare le cattive conseguenze dell’irreprimibile vizio», si istituiscano Case di Tolleranza Letteraria (CTL), dove gli aspiranti scrittori possano coltivare la loro lussuria verbale con l’assistenza di personale qualificato e sotto il controllo dello Stato. Questa attività sarebbe inoltre autofinanziata e non graverebbe sulle già esauste casse dell’erario. Una volta entrato nella Casa, l’aspirante scrittore potrà infatti non solo scegliere il/la consulente che più gli aggrada, ma anche il tipo di prestazione e la durata, pagando secondo un tariffario esposto in bella vista.

Il personale di questi luoghi di piacere dovrà essere pronto a soddisfare ogni tipo di richiesta, dal saggio politico alla poesia epica, dall’autobiografia al romanzo di formazione. I consulenti dovranno inoltre conoscere le principali patologie letterarie manifestate dalla clientela, in modo da intraprendere, dopo accurata anamnesi e diagnosi, la terapia più indicata. L’ammissione del personale delle CTL sarà regolata da un apposito regolamento e previa l’iscrizione a un Albo Professionale, cui si accederà per titoli ed esami. Nei rarissimi casi in cui il cliente mostrasse una benché minima predisposizione alla scrittura, sarà compito della tenutaria (o del tenutario) della CTL metterlo in contatto con la Casa Editrice giudicata più appropriata.