1. DEFINIZIONE DEL SISTEMA MENTALE - 1.1 Descrizione del sistema di energie

 IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE di Danilo Speranza


IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE — Introduzione alla scienza della coscienza. Danilo Speranza. Roma, 2006.

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Ipotizzando la «coscienza» come noumeno/fenomeno multidimensionale e ordinante, definiamo il «sistema mente» quale strumento di virtualizzazione della realtà oggettiva, necessario per l’autodefinizione e l’analisi degli eventi, per proporre l’interazione con la stessa realtà e per acquisire le esperienze necessarie all’organizzazione della realtà soggettiva. Tale strumento, cosciente del suo essere cosciente, è l’attuale risultato visibile dell’evoluzione dell’universo nell’essere.

L’essere umano è essenzialmente un’unità indivisibile che interagisce con il mondo esterno di cui è parte e che è, a sua volta, parte di un sistema più grande che chiamiamo universo. Pur nella consapevolezza che la nozione causale e lineare dello spazio-tempo è stata messa efficacemente in discussione nel corso del XX secolo(1), occorre qui farvi riferimento a scopo esplicativo, contestualizzando il modello della mente, nelle sue molteplici funzioni, secondo precise correlazioni tra le diverse componenti del sistema uomo e tra queste e il sistema universo.
Tali correlazioni, sviluppate dettagliatamente nei successivi paragrafi, riguardano i rapporti tra la mente e il corpo fisico, la mente e le emozioni, la mente e la mente stessa, la mente in rapporto all’ambiente e alle leggi dell’universo in cui si colloca.

La mente e il corpo fisico
Per quanto concerne la prima delle correlazioni in esame, si può osservare che il corpo fisico è la componente più conosciuta e studiata del sistema.
È ormai ben nota l’influenza reciproca di corpo e mente, basti pensare a come bisogni «primari» quali la sessualità, il sostentamento alimentare e la protezione dall’ambiente condizionino in modo decisivo la psiche e il comportamento.
Possiamo «leggere» il corpo fisico a molteplici livelli: chimico, biologico, immunologico, endocrinologico, genetico e neurofisiologico. Il cervello, in collegamento da un lato con il sistema endocrino e dall’altro con il sistema immunitario, appare quale necessario punto di riferimento per la comprensione dell’organismo nel suo stato di malattia e di salute. La funzione immunitaria, in quest’ottica, risulta intimamente collegata al sistema nervoso centrale e perciò potenzialmente influenzabile, per tale via, da fattori complessi di ordine mentale. Da queste linee guida sono nate nuove discipline come la Psiconeuroendocrinoimmunologia, i cui risultati trovano oggi conferma nel fatto che i neuropeptidi, prodotti dal sistema nervoso centrale, vengono sempre più spesso riscontrati in sede periferica. (2) Ciò sottolinea il fatto che il cervello e la periferia somatica parlano una lingua molto simile.
Il sistema mentale evolve, incrementando la comunicazione tra le diverse strutture psicofisiche che lo compongono. Tale incremento nello scambio di informazione si traduce in: neurogenesi e rimodellamento dendritico (plasticità neurale); coinvolgimento sincronicamente integrato delle strutture nervose filogeneticamente stratificatisi, come descritto dalla tripartizione di MacLean; ottimizzazione fisiologica di ogni sistema in termini di economia omeostatica e funzionalità comportamentale adattiva. Ulteriori livelli di integrazione hanno permesso l’elaborazione di modelli sistemici, olistici, «biopsicosociali» (Engel 1980) che descrivono gli organismi come entità complesse, con diversi livelli di organizzazione strettamente interconnessi (biologico, psicologico e sociale, cfr. gli studi al riguardo di Bateson, Capra, Maturana e Varela). Occorre inoltre mettere in evidenza anche le integrazioni più profonde, nucleari e subnucleari, che non possono essere accantonate in quanto costituiscono il fondamento dell’organizzazione della materia/energia che ci compone. Quest’ultima porta, nell’evoluzione dell’universo, alla coscienza, dunque alla mente.

Emozioni e mente
La seconda interrelazione coinvolge la mente e le emozioni, delle quali sono studiati alcuni «correlati fisiologici»(3).
Le emozioni consistono in un insieme di risposte psicofisiologiche, che formano uno schema (pattern) di modulazione comportamentale, a sua volta controllabile attraverso schemi gerarchicamente superiori: gli schemi cognitivi. Lungi dall’essere semplici «riflessi» le emozioni impegnano al contempo il sistema neurale e il sistema chimico in una sorta di anello riflesso e, almeno filogeneticamente, il sistema chimico prima di quello neurale. Infatti, in organismi molto semplici, esistevano probabilmente risposte mediate chimicamente prima ancora dello sviluppo di un sistema nervoso centrale abbastanza organizzato da produrre output somatici attraverso vie neurali(4).
Le emozioni sono risposte regolatorie estremamente adattive, responsabili di cambiamenti nello schema corporeo e nello schema cerebrale. Uno stimolo di qualsiasi tipo, ad es. qualcosa che ci spaventa o ci rende felici, una volta attivo — anche in modo non conscio — sollecita un insieme di risposte che alterano lo stato in cui si trovava l’organismo. L’insieme di questi cambiamenti costituisce il substrato per il sentimento e per la percezione delle emozioni. Esistono molti modi in cui potremmo leggere le emozioni di una persona attraverso il suo viso o il suo corpo. È importante tuttavia ricordare che l’apprendimento e la cultura possono alterare l’espressione delle emozioni e dare loro nuovi significati. Sebbene noi non «impariamo» le nostre emozioni, alcuni cambiamenti nelle espressioni sono appresi e, certamente, il significato conferito a queste emozioni può cambiare molto a seconda delle situazioni.
Abbiamo visto poco sopra come, ad un livello di set emozionale più complesso, le risposte siano contenute in schemi (pattern) e siano connesse a particolari tipi di stimoli provenienti dall’esterno. Tali stimoli attivano uno schema comportamentale che prepara l’organismo ad affrontare un dato problema, predisponendo l’individuo ad un comportamento adattivo.
Ad un livello ancora superiore troviamo il sentimento. È questo un livello particolarmente critico, perché permette alla mente di prendere nota del comportamento che le emozioni hanno appena avviato. In quanto esseri umani abbiamo la possibilità di essere consapevoli dei nostri sentimenti. Tale consapevolezza richiede una forma di coscienza che, attraverso la conoscenza del sentimento stesso, ci dà la possibilità di influenzare l’intero processo di pensiero.

Probabilmente in futuro la scienza metterà a disposizione dei ricercatori strumenti in grado di misurare e valutare forze oggi in gran parte sconosciute. Alcune di queste trovano negli istinti, nelle sensazioni e nelle emozioni un adeguato veicolo di espressione e ricezione e possono avere sulla mente sia effetti motivanti che inibenti, disturbanti e patologici.
Il discorso potrebbe essere arricchito da altre ipotesi. All’interno di esse quella sviluppata in questo testo implica una interazione/comunicazione che contiene in contemporanea l’intero processo evolutivo dell’umanità, a partire dall’inizio dell’universo. Tale processo ha portato l’essere ad un’organizzazione complessa integrata che rappresenta, nel suo insieme, la mente dell’universo. Nell’apparente separazione di un individuo dall’altro, ognuno è «frattale» dell’universo stesso.
Ipotizzo un continuum, un filo sottile che unisce il fenomeno al noumeno, l’ordine implicato all’ordine esplicato a partire dalla più piccola unità concepibile (la stringa come entità matematica). Da lì, passando per le particelle, per l’atomo e per la complessificazione delle macromolecole responsabili della vita stessa, si arriva alla coscienza dell’essere.
Non è forse tutto ciò la mente? E il cervello non è forse una componente del complesso sistema «universo/elementi», «coscienza/mente»? E non è forse collocato, in parte, in ogni punto di questo sistema?

La mente e la mente
La mente è un sistema multicomponenziale di energie interagenti, capace da un lato di funzionare in modo più o meno equilibrato e, dall’altro, influenzata da e influenzante il corpo e le emozioni. Complessivamente essa è costituita da diversi tipi di energia, a frequenza vibratoria superiore e prioritaria rispetto a quelle finora menzionate, potenzialmente capace di coercirle nella direzione voluta.
La presenza di circuiti autoriverberanti peculiari le permette di sviluppare consapevolezza di se stessa, di auto-osservarsi e di auto-referenziarsi. La mente crea la propria identità tramite il suo effettivo funzionamento. L’identità mentale si struttura attraverso i processi elaborativi e rielaborativi e li struttura a sua volta. L’evoluzione di un sistema mentale è soprattutto misurabile attraverso l’accresciuta funzionalità degli schemi cognitivi in termini di capacità di rappresentazione interna dell’ambiente e della mente stessa. Quando uno schema cognitivo cresce, aumentano sia la capacità mentale di processare le informazioni offerte dagli eventi sia la capacità di dialogo tra mente e coscienza.
Per sua naturale direzione evolutiva la mente tende alla sperimentazione, all’immagazzinamento e alla rielaborazione continua di dati, con l’obiettivo di assumere un assetto relativamente equilibrato ed armonico, aperto e capace di continui incrementi affettivi e conoscitivi.
Questo assetto mentale è l’obiettivo finale di ogni psicoterapia e l’ideale di salute mentale, variamente definito dalle diverse scuole come ipotetico potenziale latente evolutivamente accessibile ad ogni individuo.

La mente e il macrocosmo
Infine, da un punto di vista extraindividuale, ognuno è immerso in un vasto sistema di leggi che incessantemente creano, mutano e ridefiniscono quella che si potrebbe chiamare la «realtà oggettiva», ossia le cose come davvero sono nella loro ipseità intrinseca e noumenica, svincolata dalla lettura soggettiva e dall’interpretazione personale.
La mente rappresenta la «chiave di volta» di questo sistema. Infatti, ciò che accade dipende dal nostro modo di osservarlo e dal fatto stesso che lo osserviamo. Il corpo mentale è lo strumento che rende possibile l’osservazione libera, deve essere dunque «partecipe» della natura dell’«osservatore coscienza» e del sistema osservato (universo). Essendo connesso con il sistema, in quanto strumento di osservazione, il corpo mentale ne condivide necessariamente l’indeterminatezza. Tale indeterminatezza è sia oggettiva (dipende dalla struttura fisica microscopica delle particelle), sia soggettiva (in quanto si riferisce alla nostra incompleta conoscenza del mondo).
Nella «scienza della coscienza» qui proposta, la mente va da ciò che appare in superficie — nell’apparenza fenomenica macromolecolare — fino alla realtà subatomica dei quark, all’astrazione matematica delle stringhe ed ancora oltre, fino a quel «vuoto» che si trova tra le particelle, nella struttura più profonda dell’atomo e che chiamerò «supervuoto».
Il supervuoto è il vuoto oltre le stringhe, al di fuori delle leggi spazio temporali. È uno stato di non influenza di ogni cosa che esiste (spazio, tempo, materia), il nulla nel Nulla. La curvatura spazio-temporale esiste solo in presenza della materia, allontanandosi all’infinito la materia svanisce e abbiamo questo vuoto che tende allo spaziotempo infinito. Il vuoto oltre le stringhe non ha spazio/tempo, pertanto le stringhe sono sovrapposte. Il vuoto oltre le stringhe e il vuoto oltre l’universo sono sovrapposti.
Possiamo immaginare il vuoto oltre l’universo come i buchi di una rete, i buchi sono concepibili dove esiste la rete. Sembra che sia la rete a contenere il vuoto ma in realtà è il contrario. Se spostiamo la rete, sembra che il vuoto si sposti, ma non è vero. Non è il vuoto a spostarsi ma solo la rete, che ha dimensioni spaziali(5).

La mente è il confine tra realtà fisica e supervuoto. L’essere è la concretizzazione/ prodotto di tale vuoto che, ad un certo livello evolutivo, si colloca in un dato sistema spazio-temporale, in un continuum evolutivo di coscienza quantistica.
La coscienza è un’entità universalmente immanente la quale «collassa » in una dimensione specifica, relegandosi tra le coordinate attribuitele da un «aggregato di informazioni» abbastanza organizzato da permettere l’autocoscienza. L’autocoscienza è quindi la dimensione minima sufficiente al collasso della coscienza universale nelle coordinate di una dimensione individuale.
Le parti costituenti fin qui esaminate agiscono contemporaneamente nell’essere umano e la mente si trova tra l’universo esteriore e l’universo interiore, registrando messaggi, sovrapposizioni o conflitti che provengono dalle varie componenti del sistema uomo. Essa svolge dunque un lavoro enorme di filtro, coordinamento e organizzazione. Quando tutto rientra in canoni ottimali e la qualità del vissuto è soddisfacente, i diversi sistemi finora trattati possono essere considerati come un’unità. Le varie componenti sono in costante interazione, una accanto all’altra a diversi livelli di frequenza, talmente ben integrate e sinergiche da risultare superfluo distinguerle.

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Note:
(
1) Ad esempio dalla non località quantistica, dalla multidimensionalità, dalla realtà olografica e altri paradossi.
(2) Cfr. C. PERT. Molecole di emozioni. Il Corbaccio, Milano, 2000.
(3) Trattasi dell’azione concertata di sistemi a larga scala: la sincronizzazione di insiemi di attività neurali in regioni separate, la circolazione di ormoni e neurotrasmettitori (variabili attimo per attimo) e una complicata rete di innervazioni e di plessi teminanti nel sistema nervoso autonomo e centrale (tronco encefalico e sistema limbico, talamo e ipotalamo, etc.).
(4) L’idea che si tratti di schemi (pattern), unita all’idea di una forma di risposta multipla molto elaborata, costituisce il punto chiave della definizione di un’emozione secondo il punto di vista di Antonio Damasio, (A.R. DAMASIO. L’errore di Cartesio. Adhelpi, Milano, 1995; Emozioni e coscienza. Adhelpi. Milano, 1996). In sintesi, Damasio concepisce le emozioni non come qualcosa di indipendente dalla regolazione biologica ma come facenti parti di un continuum. Il primo livello del continuum corrisponde alla regolazione di base della vita. Esso include i processi metabolici inconsci: gli istinti e gli impulsi della fame o della sete, i segnali del dolore e del piacere nonché i semplici riflessi.
(5) Diversi studiosi hanno affrontato il tema del vuoto tra cui il premio Nobel Ilya Prigogine. Alla base del suo modello cosmologico vi è l’idea secondo cui lo spaziotempo (il continuum spazio-temporale) sia «un vuoto instabile che subisce una transizione di fase irreversibile. A causa di tale transizione irreversibile il vuoto diventa materia, attraverso la formazione intermedia di buchi neri. L’universo sarebbe dunque nato a seguito di una trasformazione del tempo potenziale in tempo attuale, con un’esplosione di entropia su vasta scala. La nascita dell’universo corrisponde ad una “fluttuazione del vuoto”, ad una sorta di distruzione della continuità dello spaziotempo, ossia del vuoto stesso, e alla rottura di questo continuum in piccoli frammenti dotati di un contenuto entropico: le particelle elementari». (Tratto dall’intervista Tempo ed entropia. Bruxelles, Università, Facoltà di Chimica, lunedì 19 dicembre 1988. www.emsf.rai.it). Interessante è anche il concetto di «Campo Psi» o «Campo di Punto Zero», proposto dall’epistemologo e filosofo della scienza Ervin László. Egli considera il vuoto subquantico come la dimensione originaria da cui sono emerse e si sono differenziate le forze fondamentali, nonché la dimensione da cui hanno origine, e a cui risultano collegati, tutti i fenomeni dell’esistenza fisica, biologica e umana. Cito alcune frasi tratte da La sfida e la visione (E. László, Corbaccio, Milano, 1998) «la massa è una struttura condensata di energia del vuoto (…) è ragionevole considerare la materia come un prodotto del campo di punto zero, del vuoto quantico (…) non esiste una “materia assoluta”, ma solo un campo di energia virtuale che genera materia (…) Gli atomi e le molecole di cui sono fatte le sostanze che percepiamo sotto forma di materia sono varie configurazioni di protoni, neutroni, mesoni ed elettroni i quali a loro volta sono configurazioni di quark. Questi, a loro volta sono schemi energetici durevoli sovrapposti al sotteso campo di punto zero, e quindi gli oggetti che noi consideriamo materiali non sono entità irriducibili che si muovono nello spazio come in un mezzo passivo, bensì nodi critici all’interno delle energie virtuali potenzialmente dinamiche del vuoto (…) Dunque l’aspetto noto dell’universo fisico non è una solidificazione, bensì una rarefazione delle energie del vuoto». Un effetto quantistico puro risultante dall’energia di punto zero è il cosiddetto «effetto Casimir» (H.B.G. Casimir 1948), il quale si manifesta come una forza attrattiva agente tra due superfici del campo elettromagnetico quantizzato. Il campo di interazione di tale forza, detta «a lungo range» o «quinta forza», va da 0,1 nm alla scala cosmica. Essa può pertanto essere vista come una sorta di correzione all’interazione gravitazionale classica. Per concludere si può fare un confronto con la teoria dello scienziato italiano Massimo Corbucci. Corbucci concepisce la materia come «discontinua» e intervallata da «gallerie» di vuoto (vuoto quantomeccanico) da cui le particelle stesse attingerebbero la loro massa. Attraverso queste gallerie, che si trovano nel cuore della struttura atomica, ogni particella si troverebbe in contatto con tutte le altre particelle dell’universo (M Corbucci. Alla scoperta della particella di Dio. Macro Ed., Cesena, 2006).