1. DEFINIZIONE DEL SISTEMA MENTALE - 1.2 Il modello della mente

da IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE di Danilo Speranza


IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE — Introduzione alla scienza della coscienza. Danilo Speranza. Roma, 2006.

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Il modello qui esposto ha la pretesa di concretizzare la realizzazione di un paradigma per la psicologia e le neuroscienze, proponendosi come molto più di una semplice teoria utile a descrivere alcuni fenomeni psichici. Ritengo che il proliferare di scuole di formazione psicoterapeutica sia il segno inequivocabile del fatto che la psicologia ha vissuto, negli ultimi decenni, il culmine della fase preparadigmatica. Le neuroscienze, dal loro canto, possono avvalersi delle coordinate generali offerte dalla fisiologia e dalla biologia ma faticano a stabilire i correlati psichici degli eventi somatici.
Quanto ipotizzato propone un modello esaustivo — ma non definitivo — di mente. Esaustivo in quanto strumento di lettura di ogni evento psicosomatico, non definitivo in quanto destinato a crescere con l’evolvere delle conoscenze. In esso troveranno posto i contributi scientifici precedenti. Le teorie con cui è cresciuta la psicologia potranno essere rilette attraverso un principio ordinante(6).
Si tratta di un modello «psicosomatico», in quanto il corpo fisico è visto come metafora della mente. Più precisamente, mente e fisico sono da considerarsi due sottosistemi costituenti un anello riflesso. Nel dialogo costante tra soma e psiche si rintraccia la chiave di lettura di ogni evento, solo in apparenza esclusivamente fisico o esclusivamente mentale.
Si tratta inoltre di un modello olistico, in quanto ogni conquista del sapere non è altro che un elemento dell’immenso frattale costituito dallo scibile. Come si vedrà più avanti, tutti i paradigmi scientifici appaiono come letture da diversi punti di vista dello stesso disegno.
La mente concretizza il vissuto soggettivo elaborando gli input offerti dalla realtà oggettiva, dalla complessità degli eventi. Comportamento, coscienza ed autocoscienza si configurano come output susseguenti a tale elaborazione e rappresentano la migliore risposta adattiva in base alle informazioni disponibili.
Il sistema mentale funziona da interfaccia. È un noumeno «affacciato» al corpo-cervello. Quest’ultimo è un fenomeno che osserva soggettivamente i fenomeni, i quali obbediscono all’oggettività delle leggi noumeniche. È inoltre un fenomeno cosciente di se stesso e, trovandosi al confine tra l’ordine implicato e l’ordine esplicato, può giungere ad essere cosciente dell’oggettività noumenica.
Nell’interpretazione di Copenhagen della teoria dei quanti, l’esistenza di una particella non può prescindere da un «osservatore» che la percepisce: un evento può verificarsi solo in presenza di una coscienza che lo osserva (cfr. W. Heisenberg. Fisica e filosofia. Il Saggiatore, Milano, 1961). Le proprietà delle particelle elementari, inoltre, «azzerano» le coordinate spazio-temporali, supportando una visione in cui spazio e tempo non sono altro che costruzioni della coscienza, aventi il fine di organizzare i cambiamenti generati dall’esperire.
L’unica coordinata oggettiva dell’esperienza è la coscienza. La mente individuale, in virtù della soggettivizzazione, rende unico ogni individuo. Allo stesso tempo, tuttavia, è governata da leggi a valenza universale.
Il corpo mentale è un sistema di dialogo fra energie visibili ed energie sottili invisibili (si pensi ad es. alle forze fondamentali della fisica). Il sistema di energie più sottili gestisce tutto ciò che appare e ne rappresenta il noumeno. L’essere, nella sua completezza e complessità, è dunque il risultato evidente di leggi che sottendono tutto il sistema, è cioè il prodotto di un ordine implicato «sottostante». Tale principio ordinante, inevitabilmente, regola e conforma anche la mente nel suo aspetto di fenomeno ma la relazione non è di univoca subordinazione. Esiste una interdipendenza tale tra ordine esplicato ed implicato che essi possono essere considerati due aspetti di una stessa realtà. Non solo il noumeno organizza il fenomeno ma il fenomeno, attraverso l’emergere e l’ampliarsi della coscienza, è in grado di modificare retroattivamente il noumeno, l’ordine implicato stesso.
Il sistema delle leggi noumeniche — principio ordinante l’apparente caos dell’universo fenomenico — è dunque in costante mutazione/evoluzione. Le leggi che regolano i fenomeni sono determinate dal livello della coscienza osservante e ogni incremento nella coscienza incide sui fenomeni osservati secondo un rapporto circolare di intima interdipendenza.

Il modello qui esposto vuole delineare un paradigma della scienza della mente e della coscienza. Tale modello è costituito da quattro aree o zone sferoidali, che chiameremo semplicemente «sfere», le quali analizzano gli eventi processando gli input in quattro differenti modi: quattro archetipi fondanti l’intero spettro del pensabile. Possiamo riferirci ad essi con il termine che maggiormente li caratterizza, cioè la sfera della «sessualità», la sfera dell’«io», la sfera dell’«affettività» e la sfera della «comprensione». Esse sono in interazione funzionale complessa, ognuna con competenze specifiche.
Il singolo evento ha un valore oggettivo in quanto evento in sé. La mente, pur vivendolo nella sua interezza, lo osserva da quattro diversi punti di vista. Ogni sfera compirà analisi differenti, rielaborate poi dalla sfera della comprensione. L’osservazione di un evento da quattro differenti punti di vista obbedisce all’esigenza della coscienza di differenziare funzionalmente i fenomeni in esso contenuti.
È preferibile, almeno momentaneamente, rappresentare la mente attraverso un modello idraulico.
Immaginiamo, quindi, quattro sfere forate completamente lungo un piano e un «canale cilindrico» centrale coincidente con l’allineamento dei quattro fori facenti funzione di rubinetto. Quando le sfere sono allineate, i quattro fori-rubinetto permettono ad un «liquido» di scorrere lungo il canale centrale. Il liquido è metafora del flusso di informazioni, ossia dell’energia mentale che realizza la sua tendenza ad ascendere dalla prima alla quarta sfera attraverso il canale centrale. Quando il flusso di informazioni giunge alla quarta sfera esse divengono coscienti. Qui il «pensiero» viene elaborato, ossia inserito all’interno di precise coordinate spazio-temporali, e contestualizzato. Tale processo permette l’autodefinizione quale funzione della coscienza, che sarà quindi influenzata da quanto e da come i diversi contenuti giungono alla comprensione.
Ricapitolando, ogni foro funge da «rubinetto» permettendo o impedendo lo scorrere dell’energia. La sfera è libera di assumere infinite posizioni ruotando su se stessa lungo tutti gli infiniti ipotetici piani che passano per il centro.

Fig. 1

Osservando il modello grafico del sistema mentale (fig. 1A), consideriamo l’energia intrinseca alla sfera ascendente a destra e discendente a sinistra per quanto riguarda le prime tre sfere, ascendente a sinistra e discendente a destra per quanto riguarda la quarta (fig. 1C). L’energia del sistema mentale diviene più «sottile» man mano che si sale dalla sfera della sessualità a quella della comprensione. Gli effetti di questa sublimazione si osservano anche all’interno della stessa sfera, passando dalla semisfera inferiore a quella superiore (fig. 1B). Così, per quanto riguarda la prima sfera, definiamo sessualità «grezza» quella inerente la parte inferiore e sessualità «creativa» quella sovrastante. Per la seconda sfera, parleremo di io-vuoto «nichilista» riferendoci alla parte inferiore e di io-vuoto «contenitore» riferendoci alla parte superiore. La terza sfera risulta caratterizzata da affettività «differenziata» inferiormente e da affettività «indifferenziata» superiormente. Per quanto riguarda la quarta sfera, il pensiero si manifesta «formale» inferiormente e «astratto» superiormente.
Le sfere vengono ulteriormente caratterizzate dalla presenza di circuiti collaterali (fig. 1D). Il circuito «collaterale» (o «laterale») sinistro mette in comunicazione la sfera sessuale con quella affettiva, mentre il circuito «collaterale» (o «laterale») destro concretizza lo scambio di informazioni tra io e comprensione. La prima sfera è inoltre collegata a destra con la «terra», ossia con il principio fisico/energetico di base.

Fig. 2a

In base a quanto sin qui affermato, ogni sfera risulta divisa in quarti, risultanti dalla ripartizione in semisfere sinistre e destre e in semisfere superiori ed inferiori.

Fig. 2b

L’osservazione anteroposteriore delle sfere permette di considerare le semisfere anteriori e posteriori, cosicché ogni sfera risulta suddivisa in otto porzioni, quattro superiori e quattro inferiori. Definiamo «quadrante» ognuna delle otto porzioni di una sfera (fig. 2a/2b).

L’interscambio delle comunicazioni/interazioni viene riorganizzato dal «recettore finale»: il cervello. Quest’ultimo evidenzia ciò che è avvenuto all’interno del sistema mentale in modo simile allo schermo di un computer, ossia senza mostrare quanto avviene nei circuiti. Tale processo, che diviene pensiero, scorre attraverso i canali di collegamento precedentemente descritti ed è caratterizzato dalla posizione di ogni sfera e del sistema nel suo complesso. Soltanto nel caso in cui le sfere siano tutte centrate, ovvero quando i quattro rubinetti sono allineati con il canale centrale, il processo è totalmente fluido. Lo chiameremo «pensiero intuitivo» o «pensiero intellettivo».
Possiamo dire che, in termini probabilistici, è più facile «osservare» la sfera (e a maggior ragione le sfere) in una posizione diversa da quella di centratura. La sfera abbandona la posizione di centratura a causa di carenze energetico-elaborative, può così assumere innumerevoli posizioni di «deviazione» esprimendosi in un’infinità di comportamenti diversi. In questo modo viene garantita la completa libertà di interpretazione e di espressione dell’essere, la creazione di una realtà soggettiva.

I capitoli 5 e 6 entreranno nel merito dei «come» e dei «perché» delle deviazioni delle sfere. Si considereranno il valore simbolico e gli esiti comportamentali di ogni spostamento. In generale, basti pensare che determinanti genetiche, ambientali e chimico-alimentari influenzano l’orientamento della sfera. Tale orientamento produce risposte tanto più adattive quanto meno sono presenti deviazioni e rigidità.
Deviazioni prossime ai 90° rendono difficile la centratura mentre per deviazioni minori, grazie all’oscillazione, si può tentare l’allineamento ed adottare il comportamento efficace. La centratura porta alla coscienza la causa della deviazione, quest’ultima viene estinta qualora si manifesti il comportamento adeguato all’evento occorso.
Attraverso le sfere possiamo rileggere l’anatomia degli organi (fig. 3/4).
La sfera sessuale è sovrapponibile al bacino, con la vescica posta al centro, l’osso sacro ne descrive la sfericità. I reni occupano simmetrici la parte centrale della sfera dell’io, coincidente con la cavità addominale. La sfera affettiva, che ha come epicentro il cuore, corrisponde al torace. La sfera della comprensione, infine, è sovrapponibile al capo e trova nel sistema nervoso centrale l’apparato che maggiormente la caratterizza. Come si vedrà in modo particolareggiato nel Capitolo 5, ogni organo, muscolo, osso, vertebra, porzione di singolo tessuto fa riferimento ad una precisa sfera, addirittura ad un singolo quadrante. Si potrà così osservare il valore simbolico della sintomatologia di ogni disturbo fisico. Sarà illustrato il linguaggio con cui comunicano le sfere tra di loro e con gli organi fisici corrispondenti.
Lo scopo di questo paragrafo è di offrire al lettore un’immagine intuitiva del funzionamento generale del modello a quattro sfere, quindi di rendere possibile l’assimilazione dei meccanismi particolari che seguiranno. È consigliabile un’attenta osservazione delle tavole riportate.

Fig. 3 — Localizzazione delle quattro sfere rispetto al sistema scheletrico. Si tratta di una semplificazione grafica. In realtà i contorni delle diverse aree sono da considerarsi sfumati
Fig. 4 — Localizzazione delle quattro sfere rispetto agli organi. Si tratta di una semplificazione grafica. In realtà i contorni delle diverse aree sono da considerarsi sfumati


Note:
(6) Tanto per fare qualche esempio inerente le teorie dei pionieri, si capirà perché Freud rinunciò ad occuparsi di psicosi o perché Adler, per studiare il carattere individuale, sentì il bisogno di introdurre una teoria che, partendo dall’inferiorità degli organi, si incentrasse sul vissuto d’inferiorità. Forse si comprenderà meglio perché Ulric Neisser, autore della prima sintesi della prospettiva cognitivista (Cognitive psycology, 1967), nove anni dopo con Cognition and reality affermava il bisogno di procedere verso una psicologia più «ecologica». Già nel ’67, illustrando l’approccio cognitivo, ammetteva: «il lettore di un libro che si intitola Psicologia cognitivista si aspetta giustamente qualche discussione sul pensiero, sulla formazione dei concetti, sulla memoria, sul problem solving (…) se poi ad essi ho dedicato soltanto un decimo delle pagine totali, è perché credo ci sia ancora ben poco da dire intorno ad essi, sia pure dopo un secolo di ricerche».

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