
La quarta sfera è organizzata per soddisfare l’istinto epistemofilico, ossia la pulsione alla conoscenza. In quest’area vengono prodotti gli schemi cognitivi finalizzati alla rappresentazione della realtà vissuta e/o immaginata, in modo da «concretizzare» la coscienza e l’autocoscienza.
Nella parte inferiore della sfera individuiamo l’area pertinente al pensiero cosciente «formale» il quale, oltre ad organizzare il comportamento, tende alla sublimazione verso la semisfera superiore, laddove vengono elaborati i processi di pensiero astratto. Questi, a loro volta, possono limitarsi ad essere messi al servizio delle esigenze comportamentali oppure (rivolgendosi verso il superamento della mente stessa) concepire piani di coscienza superiori.
L’istinto epistemofilico risponde all’esigenza di organizzare le informazioni in proprio possesso al fine di realizzare un comportamento il più possibile adattivo e, allo stesso tempo, consente di rapportarsi con l’ignoto, ove ogni comportamento acquisito risulta poco efficace.
La comprensione che un individuo ha di se stesso e dell’ambiente esterno è direttamente proporzionale alla capacità della quarta sfera di elaborare le informazioni provenienti dalle sfere inferiori e/o dal contesto ambientale. Tale capacità elaborativa è funzione degli schemi cognitivi e cognitivo/comportamentali. Si tratta di strutture mentali formatesi alla quarta sfera al fine di permettere la virtualizzazione della realtà. Sotto la spinta dell’istinto epistemofilico accrescono la loro complessità, assorbendo le informazioni contenute negli eventi e generando circuiti neurali sempre più complessi e correlati. Gli schemi cognitivi evolvono in complessità e soluzioni adattive per permettere l’ampliamento della coscienza, che trova il proprio correlato fisiologico nell’attivazione di nuovi circuiti cerebrali in virtù della plasticità neurale.
Il sistema nervoso centrale è certamente l’organo maggiormente rappresentativo della quarta sfera. L’anatomia aiuta a chiarire la complessità dell’area deputata alla comprensione.
Il collo è la regione di separazione tra la comprensione e le zone sottostanti. Il suo aspetto allungato rappresenta il distacco funzionale alla sintesi ed alla rappresentazione cognitiva del pensiero sessuale, egoico ed affettivo. Il collo è un «crocevia» attraverso il quale passano sia il flusso di informazione prossimo all’elaborazione cosciente sia quello che efferisce verso la periferia corporea per organizzare l’output comportamentale. La quarta sfera gestisce il dialogo tra sistema nervoso centrale e periferia somatica. I diversi livelli d’integrazione delle informazioni — sinergicamente correlati all’armonia nella coscienza dell’essere che vive l’evento — confluiscono negli output comportamentali. Ogni neuropeptide prodotto perifericamente è il risultato di meccanismi gerarchicamente superiori e, al tempo stesso, stimolo retroattivo per gli stessi. Il livello di coscienza si traduce in economia e coerenza dei meccanismi omeostatici, quindi in efficacia adattiva del comportamento.
L’area della comprensione non è appesantita dall’elaborazione consapevole di tutto ciò che avviene nell’organismo, la coscienza si traduce nel livello di comunicazione ed attivazione sinergica di strutture filogeneticamente gerarchizzate. La coscienza, osservabile come coerenza degli schemi cognitivi elaborati dal neocortex, è altresì funzione della capacità di integrare informazioni provenienti dalla corteccia cerebrale, dal cervello limbico, dal cervello rettiliano e da tutti gli organi dei sistemi periferici. Tale capacità di scambio d’informazioni costituisce la «plasticità neurale», intesa come neurogenesi e rimodellamento dendritico. Questa plasticità si traduce in efficienza a livello neuroendocrino e, a livello funzionale generale, implica una maggiore adattività all’ambiente. La ricerca di soluzioni inedite a problemi vecchi e nuovi spinge il patrimonio genetico ad evolvere attraverso nuove mutazioni. Si perfeziona così l’interscambio tra micro e macrosistema.
Una riflessione a parte merita la tiroide. Essa è divisa a metà dal confine tra terza e quarta sfera, come se l’organo principalmente responsabile del metabolismo fosse conteso da affettività e comprensione e la gestione generale delle energie avvenisse come compromesso tra le due. Infatti attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide viene controllata, più che attraverso altri sistemi neuroendocrini, la gestione energetica dell’intero organismo.
La sfera della comprensione organizza, al massimo della complessità sintetica, ciò che ogni cellula (fin nelle sue più piccole componenti) compie più semplicemente: la registrazione dell’informazione.
Olfatto, gusto e udito raccolgono informazioni attraverso organi situati nella semisfera inferiore della comprensione, i dati che essi offrono agli schemi cognitivi riguardano gli aspetti più concreti e formali degli stimoli ambientali. Gli organi recettori della vista sono gli occhi i quali si trovano là dove il pensiero formale ha già acquisito il primo livello di astrazione, prossimi al confine tra semisfera inferiore e superiore. La visione è la modalità sensoriale più evoluta e implica processi elaborativi complessi dell’informazione. Essa ha acquisito filogeneticamente un ruolo preminente nella virtualizzazione della realtà. Al contrario, la natura recettoriale di massima diffusione del tatto caratterizza il primo, basilare livello di elaborazione delle informazioni offerte dal contesto ambientale.
Ricapitolando, la quarta sfera sintetizza le informazioni elaborate altrove in schemi cognitivi. Questi organizzano il comportamento epistemofilico allo scopo di ampliare la coscienza. Ogni processo involontario o inconsapevole, sia esso una semplice secrezione ormonale o un pensiero conflittuale sottratto all’elaborazione cosciente, produrrà una sperimentazione soggettiva che andrà ad ampliare, nel tempo, la coscienza.
I disturbi specifici della quarta sfera implicano il rifiuto e/o la deformazione della comprensione della realtà attraverso il mancato utilizzo del potenziale elaborativo degli schemi cognitivi disponibili. Non mi riferisco a carenze energetico-elaborative determinate dalla mancata acquisizione di esperienze, bensì all’intento (più o meno consapevole) di autolimitarsi nel dialogo tra mente e coscienza. La realtà viene così modificata in una virtualizzazione tendente a nascondere gli aspetti dolorosi e frustranti, esaltando quelli più immediatamente gratificanti al fine di adattare il comportamento agito a standard inferiori al proprio livello di autoconsapevolezza.

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