
Prima di entrare nello specifico di ogni sfera è d’obbligo porsi una prima fondamentale domanda. Perché la mente è organizzata in quattro diverse zone o aree in interazione complessa? Non avrebbe potuto essa svolgere il compito di virtualizzazione attraverso un’unica area? Il quattro può essere considerato come frammentazione dell’uno, l’unità delle quattro zone o aree ci riporta al significato di «coscienza». La coscienza del movimento, quella generatasi nel Big Bang, ricerca la propria condizione originaria: la coscienza della quiete. L’umanità ricerca la coscienza della quiete attraverso la scienza (zero assoluto, campo di punto zero, vuoto quantomeccanico e/o supervuoto, buco nero…)(1), la filosofia (un esempio per tutti: il motore immobile aristotelico) e gli approcci mistici che fanno riferimento alla «meditazione» e alla «contemplazione». L’ipotesi è che la frammentazione della coscienza universale di movimento sia funzionale, per l’essere, alla ricerca della coscienza di quiete, in quanto permette l’insorgere dell’autocoscienza. Così come nei primi istanti di vita dell’universo da un’ipotetica unica forza originano le forze fondamentali, allo stesso modo, nella coscienza universale in movimento, nasce l’esigenza dell’autocoscienza come strumento di ricerca della coscienza di quiete.
Le quattro sfere soggettivizzano l’esperienza delle particelle atomiche e subatomiche attraverso una coscienza dimensionata.
L’autocoscienza si concretizza quando la somma esperenziale delle particelle diviene sufficientemente organizzata, per mezzo delle differenti elaborazioni compiute dalle quattro sfere, in un organismo consono a tale esperire. Anche se un’unica sfera avrebbe comunque garantito innumerevoli (infinite) sfumature di virtualizzazione, sarebbe stato difficile ipotizzare l’autocoscienza senza postulare la possibilità, per ogni sfera, di osservare se stessa e le altre. Solo attraverso la separazione si può ricercare l’unione.
Un qualsiasi evento è di per sé un insieme di informazioni esprimibili attraverso la rigorosa semplicità di una formula numerica ma, per l’essere autocosciente, esso assume la soggettività imposta dalla dimensione individuale. Pur teorizzando che la coscienza e l’intuizione non siano «computazionabili» — quindi non riconducibili ad alcuna matematica — possiamo dire che in una condizione di centratura è possibile esperire la realtà oggettiva noumenica. Per la precisione, ritengo che la condizione di centratura delle quattro sfere descriva una condizione di coscienza multidimensionale, corrispondente all’identità con l’unico punto d’osservazione in quiete. Se il «punto di sperimentazione» è al centro della sfera, sono permessi gli innumerevoli punti di vista «in movimento» senza che l’informazione sia distorta dall’elaborazione soggettiva. Per giungere a ciò l’essere compie analisi soggettive della realtà, tendendo ad oscillazioni delle sfere in prossimità della centratura. Tali oscillazioni permettono l’autocoscienza dell’essere in movimento. Ciò che finora, nell’ambito delle neuroscienze, è stato definito «coscienza» è da considerarsi in parte come la sintesi operata dalla quarta sfera delle informazioni contenute in un evento, elaborate diversamente dalle organizzazioni strutturali di ogni singola sfera e di ogni regione di essa. Fatta questa doverosa premessa, confido nel fatto che quanto segue spieghi come le separazioni della e nella mente permettano l’estrinsecazione della diversità, quindi della libertà.
Partendo dall’assunto che ogni fenomeno visibile è determinato da un insieme di leggi sottostanti invisibili (conosciute o meno), si può affermare che anche la conformazione fisica di un essere sia sottesa da un insieme di leggi coerenti che ne modellano la forma visibile. Tali leggi costituiscono la trama che permette di ottenere quell’interazione complessa tra l’individuo e il mondo esterno, il cui apice è rappresentato dalla coscienza e dall’autocoscienza.
Il termine «mente» definisce un sistema individuale in interazione con l’ambiente circostante, le cui leggi possono essere modificate dal sistema stesso. Le leggi così modificate rideterminano il sistema. La tautologia della definizione rispecchia la peculiare capacità mentale di autodefinirsi fino al punto di divenire autocosciente.
La mente è un’espressione di se stessa, pertanto non è possibile definirla «a priori». Tra le modalità di «autodefinizione» mentale, il corpo fisico può essere considerato come virtualizzazione della quantità di coscienza a disposizione della mente stessa. La rappresentazione «olografica » (il fisico) di questa virtualizzazione può essere quindi utilizzata per inferire e teorizzare la struttura e il funzionamento del sistema mentale.


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