
Il modello delle quattro zone della mente riunisce i molteplici, frammentari dati e le diverse teorie sull’alba dei tempi e sul cammino evolutivo della nostra specie, fornendo una griglia di lettura nella quale rivisitarne le tappe secondo un cammino dal senso compiuto; rende inoltre possibile disegnare una potenziale mappa dei percorsi del passato in riferimento a uno schema razionale e convincente.
La virtualizzazione di un modello del sistema mentale prevede che ogni sfera sia veicolo di specifiche energie e qualità e che il contenuto energetico e la sua «definizione» aumentino in base al numero di esperienze registrate «a frequenza mentale» nella zona stessa.
È su tali presupposti che si fonda l’ipotesi del succedersi di tappe evolutive del genere umano, incentrata sulla progressiva attivazione delle sfere, una dopo l’altra, verso l’alto.
Probabilmente, infatti, agli albori dell’umanità le quattro zone o sfere della mente erano presenti ma ancora inattive, sebbene già predisposte a svilupparsi nel cammino evolutivo. Come matrici potenziali, recipienti in attesa, rubinetti nei quali ancora non scorreva alcun liquido o scocche di radio ancora prive di circuiti interni, le aree della mente erano potenzialmente già esistenti ma dormienti, «vuote».
Prima sfera
Una delle teorie attualmente più accreditate sostiene che, più di tre milioni di anni fa, vissero sulla terra diverse specie di ominidi le cui progenie si evolsero nei vari Homo Habilis, Erectus, Neanderthal, Cromagnon e Sapiens Sapiens, la razza che prevalse colonizzando tutto il pianeta circa centomila anni fa.
I primi uomini-animali avevano a disposizione unicamente una prima sfera più o meno desta. Tale zona, come abbiamo visto in dettaglio nel Capitolo 2, è caratterizzata da un tipo di coscienza assai primitivo ed essenziale: quella dell’ominide, del troglodita o dell’uomo preistorico.
È la coscienza di «essere», un essere indifferenziato ed indistinto che si muove nel suo ambiente. È la semplice coscienza di esistere e di essere vivi, naturalmente orientata alla sopravvivenza ed alla riproduzione, alla prosecuzione della specie.
Movimento, azione muscolare, espressione della forza, fusionalità con la natura e senso del divino esperito attraverso la proiezione della divinità nei vari aspetti della terra e dei fenomeni atmosferici: tutto ciò caratterizza compiutamente i principali attributi della sfera.
Probabilmente oggi non esistono individui così primitivi da aver attivato solo la prima zona del sistema mentale. Ormai, gli uomini si sono uniformati ad un minimo comune denominatore (o livello base) di consapevolezza di un sé individuale e separato, proprio della seconda sfera.
Certamente possono esistere uomini, polarizzati soprattutto nella prima sfera, i cui obiettivi di vita consistono primariamente nel sopravvivere e nel riprodursi, ma credo che nemmeno in questo caso si possa parlare di sfere superiori completamente inattive (a meno di ipotizzare un uomo isolato, nato e cresciuto tra gli animali).
Seconda sfera
Nell’evoluzione della razza umana l’attivazione della seconda sfera apportò al primitivo la coscienza della propria singolarità, la consapevolezza di essere un individuo unico e separato dal resto dell’ambiente e della sua comunità. Suppongo che il processo abbia avuto inizio nel momento in cui gli uomini cominciarono ad organizzare una più sicura sopravvivenza e a riunirsi in gruppi nomadi o in palafitte e villaggi. La stanzialità favorì una differenziazione nelle occupazioni e nei ruoli, gli dei antropomorfizzati, con caratteristiche psicologiche ben definite, cominciarono a sostituirsi alle divinità della natura.
Come il bambino gradualmente struttura, nell’ontogenesi, la capacità di distinguere tra sé ed il proprio ambiente, così la nostra specie sperimentò il progressivo apparire dei primi fugaci barlumi della separazione: dell’«io sono io». All’«essere» tendenzialmente indifferenziato privo di un io cui fare riferimento — passando attraverso la mera appartenenza alla tribù, alla stirpe e al legame di sangue che proveniva dagli avi — venne ad aggiungersi, nel corso dei millenni, la crescente consapevolezza dell’«essere» individuale e separato.
Per quanto oscuri e misteriosi possano essere gli stati di coscienza più atavici delle prime due sfere, si può supporre che l’attivazione della seconda, quella dell’ego e della coscienza separativa, abbia rappresentato l’inizio di un nuovo ordine di problematiche: l’egoismo, l’affermazione di sé e l’asservimento delle funzioni mentali ai desideri, agli attaccamenti e all’acquisizione personale di status, fama e potere.
Tale epoca coincide con un periodo importante e critico nella storia della specie, narrato nelle leggende, nelle mitologie e nelle religioni di tutto il mondo. Che lo si sia descritto come l’essersi cibati del frutto della conoscenza (la seconda sfera corrisponde alla funzione assimilativa dell’alimentazione, fisica e psicologica) o l’aver rubato il fuoco degli dei (coscienza dell’individualità) o qualsiasi altra forma di trasgressione, separazione e allontanamento dall’ordine naturale, le conseguenze di tale evento critico furono comunque considerate deleterie: la cacciata dal Paradiso, la fine dell’eterna Primavera Iperborea, il declino dell’età dell’oro, la «caduta», l’imperversare nel mondo dei molteplici oppositori dell’armonia, lo spargimento delle disgrazie del Vaso di Pandora, etc. Nei
miti tale evento critico è l’origine del dolore, della malattia, dei conflitti
tra fratelli. In questa chiave può essere letta la progressiva estinzione di
Neanderthal, soppiantato dal più aggressivo Uomo di Cromagnon, o la
storia di Caino e Abele nella tradizione Giudaico-Cristiana.
Il selvaggio appartenente ad una stirpe è, nell’epoca dell’attivazione della seconda sfera, un essere pronto ad ingaggiare battaglia pur di emergere dall’anonimato. Legato al suo ristretto clan per fini utilitaristici (unione delle forze) e nemico di ogni altro gruppo, è tuttavia disposto a tradire i suoi stessi simili pur di primeggiare ed emergere personalmente.
Nei millenni che precedettero l’era cristiana ci furono numerosi impulsi volti all’aggregazione della seconda sfera, prodotti da predisposizioni individualistiche che permeavano le civiltà del bacino del Mediterraneo, del Nord-Europa e del Medio Oriente. In parte le tradizioni ebraica, greca, celtica e la Romanità antica, contribuirono alla progressiva individuazione delle masse, gradualmente sempre più coscienti di essere composte da singoli individui. Era in ogni caso ancora presente il modello autoritario delle élite dominanti, con il loro richiamarsi a dogmi inviolabili, a valori di diretta discendenza di sangue, nonché a forza e potere divini. Concetti indiscutibilmente legati a fattori inerenti il passaggio tra la prima e la seconda sfera.
La storia ci ha così indicato l’originaria, prepotente spinta della seconda sfera fin dai primi nuclei organizzati, accompagnata dai relativi rischi inerenti il processo di individuazione stesso.
Occorre tuttavia considerare come anche noi, uomini moderni, non si sia affatto indenni al richiamo della fase esperenziale di aggregazione della seconda sfera: chi può dirsi esente dall’essere polarizzato nella sfera della personalità, del desiderio egoistico e dell’attaccamento, della difesa dei propri interessi ed ambizioni, della realizzazione di un’identità stabile e socialmente riconosciuta?
L’impulso a progredire verso la terza e la quarta sfera è comunque connaturato al sistema mentale stesso, in virtù della naturale tendenza evolutiva dell’intero macrosistema universo e di tutti i suoi sottosistemi.
Terza sfera
La tendenza mistica e devozionale che ha caratterizzato le religioni ed i culti misterici degli ultimi millenni, coincide con un’ampia fase reparatoria
al superamento della seconda sfera e all’attivazione della terza.
Il Cristianesimo, la religione dell’amore, che nelle sue più pure intenzioni doveva superare la sottomissione al volere e all’autorità del Dio biblico vendicativo (metà inferiore della seconda sfera), tentò di realizzare la gioiosa, libera ed autocosciente adesione ai valori della terza sfera, salvo poi restaurare posizioni autoritaristiche e di controllo nei periodi di maggiore oscurantismo. Si dovettero attendere la fine del Medioevo e l’inizio dell’Umanesimo e del Rinascimento, per far sì che il valore dell’individualità assumesse un sentimento di orgoglio e di chiara compartecipazione ai destini dell’umanità. In questo periodo la buona aggregazione — nella media dell’umanità — della metà superiore della seconda sfera, spinse verso lo studio e l’ampliamento delle conoscenze in campo tecnico, artistico, filosofico e politico (preparazione del collegamento collaterale con la quarta, cfr. 1.2 e 4.1).
Nel campo delle arti la «scoperta» della terza dimensione, la profondità, espressa attraverso l’utilizzo della prospettiva, sancì un allargamento della consapevolezza dello spazio relazionale legata all’aggregazione della terza sfera.
In letteratura il Romanticismo sottolineò i valori della sfera dell’affettività (fondata su una seconda sfera dotata di un’identità definita), proclamando la priorità del sentimento sulla ragione, l’emancipazione dei popoli, la loro liberazione dal dominio straniero e l’opposizione al dilagante trionfo del raziocinio, dei lumi e delle regole.
I propositi di «libertà, uguaglianza e fraternità», il fermento culturale
ed artistico con i relativi rinnovati valori di libera autodeterminazione,
fantasia, creatività e spontaneità, segnarono l’innescarsi di meccanismi tendenti alla condivisione del patrimonio umano tipici della terza sfera. Superando così le rigide dinamiche funzionali del mantenimento del potere relative alla seconda.
Da un punto di vista politico-sociale la rivoluzione industriale, la nascita della borghesia e l’impennata del commercio, delle comunicazioni e dell’istruzione rappresentarono un’ulteriore preparazione all’espansione e condivisione su larga scala di beni, conoscenze e risorse.
Nello stesso periodo veniva inaugurato il capitolo dello Stato assistenziale ed «amorevole» che doveva garantire ai cittadini sanità gratuita, sistema pensionistico, trasporti e tutela delle minoranze, fino alle attuali strutture
filantropiche di sostegno, solidarietà e volontariato.
Diversamente collocati tra le volute della spirale evolutiva ma lanciati verso un futuro di superamento delle separazioni, i movimenti studenteschi, Beat ed Hippy della fine del XX secolo — utopici promotori di un modello sociale improntato alla pace e all’amore — segnarono un ulteriore tentativo di ricapitolare i contenuti della terza sfera alla luce della crescente affermazione della quarta e dell’eliminazione di residuali ristagni della seconda.
Verso la quarta sfera
Le qualità della terza sfera devono idealmente essere accompagnate ed organizzate dall’uso della quarta, garantendo la possibilità di utilizzare nel miglior modo le «risorse».
L’Illuminismo e il Razionalismo possono essere considerati graduali approssimazioni al reale passaggio dalla terza alla quarta area del sistema mentale, chiaramente espresso nell’attuale società tecnologica.
Le recenti enfatiche espressioni di coordinamento sovranazionale — quali le organizzazioni del sistema Onu (Fao, OMS, etc.) e altri organismi simili — trasversali espressioni di terza e quarta sfera, sono teoricamente valide ma, nella pratica, finiscono per rivelare la loro troppo giovane storia con risultati minimali, subordinati alle logiche del potere e dell’economia proprie di gruppi politici e finanziari. In ogni caso cresce, almeno nelle intenzioni, la coscienza di gruppo e l’attenzione verso problemi un tempo neanche sfiorati.
Altra notevole espressione del passaggio dalla terza alla quarta sfera può essere ravvisata nell’incremento esponenziale dei mezzi di comunicazione
(Internet su tutti) avvenuto nel secolo scorso. I nuovi media hanno reso il mondo un sistema conscio della interrelazionalità delle diverse parti, della circolarità delle interazioni e della corresponsabilità ecosistemica. In questa prospettiva, inoltre, cresce l’esigenza di riconsiderare e riorganizzare le conquiste scientifiche, nel senso di un confronto interdisciplinare e di un utilizzo sinergico delle conoscenze e delle risorse.
Occorre anche considerare come gli ultimi secoli della nostra storia, in particolare il ‘900, abbiano segnato un’accelerazione di alcune capacità mentali dell’uomo medio, giungendo probabilmente a congestionare l’utilizzo della quarta sfera intesa come uso del pensiero dialettico, analitico e concreto. Notiamo inoltre come la risultante media sia ancora gravemente condizionata dalla dominante attività della seconda sfera, attraverso quello che Gershon chiamò «cervello enterico». Si tratta di una chiara testimonianza dello squilibrio nell’armonizzazione delle componenti del sistema mentale, pericolo implicitamente presente in tutti i periodi storici segnati dal caotico incremento del potenziale complessivo.
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