3. FORMAZIONE ED EVOLUZIONE DEL SISTEMA MENTALE - 3.3 Ontogenesi

da IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE di Danilo Speranza


IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE — Introduzione alla scienza della coscienza. Danilo Speranza. Roma, 2006.

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L’osservazione del processo di formazione del nostro universo ci rivela come, da un indifferenziato magma iniziale, si passi ad un graduale dispiegamento delle galassie secondo precise leggi. Nel corso di tale evoluzione gli atomi e le particelle elementari sono in continua e sincronica interazione.
L’essere, in quanto prodotto finale dell’universo, è sottoposto alle sue stesse leggi. Allo stesso tempo la ricombinazione del patrimonio genetico offerto dai genitori porta ogni individuo ad avviare uno sviluppo proprio e unico(2).
Durante la gestazione, lo sviluppo del sistema nervoso sembra ripercorrere progressivamente le tappe filogeneticamente ordinate che vanno dai molluschi alle scimmie antropomorfe. Il periodo prenatale è caratterizzato dalla condivisione dello stesso spazio da parte delle quattro sfere. Lo spazio in questione è offerto dalla seconda sfera della madre, dove il nascituro assimila input di natura chimico/alimentare, emozionale e psichica che interagiscono con lo sviluppo fisiologico del feto.
Il passaggio dall’ambiente prenatale a quello extra uterino, sancito dal taglio del cordone ombelicale, coincide con l’attivazione progressiva delle quattro sfere nel sistema mentale.
Da questo momento in poi le sfere cominceranno ad addensarsi gradualmente per mezzo di nuove esperienze. La capacità di acquisire informazioni dagli eventi cresce, nel neonato, di pari passo a quella degli schemi mentali. Con l’aumento della complessità degli schemi mentali aumenta la capacità di selezionare le informazioni e si abbandona la condizione iniziale di massima indifferenziazione funzionale.
Un segno caratteristico di tale indifferenziazione si riscontra nei neonati che, fino a sei mesi, possono distinguere i fonemi di tutte le lingue. Successivamente questa capacità viene persa e vengono fissati solo quelli della propria lingua madre.
La differenziazione delle sfere segue una sequenza gerarchica lineare verso l’alto in cui si assiste al loro lento dispiegarsi e alla loro graduale strutturazione interna.

3.3.1 Infanzia

Attivazione della prima sfera (0-12 mesi)
Come già accennato nel paragrafo 2.1 la prima sfera è sede dell’energia vitale, caratterizzata dalla prepotente tendenza ad «essere».

  • Semisfera inferiore (0-6 mesi)
    Si tratta di un sé indifferenziato rispetto all’ambiente e motivato unicamente dall’istinto di conservazione della specie. I comportamenti messi in atto sono caratterizzati da impulsività motoria e rinforzati dal principio soggettivo di piacere che insorge in concomitanza con la scarica motoria stessa(3). Il neonato è interamente immerso nell’esperienza del piacere e, attraverso la modalità orale, discrimina il primo oggetto tramite il rapporto con il seno materno(4).
    Intorno ai 6 mesi si predispone l’attivazione del collegamento prima/terza sfera. Questa fase culmina nello sviluppo del sé corporeo, che segna il passaggio all’attivazione della semisfera superiore.
  • Semisfera superiore (6-12 mesi)
    La graduale differenziazione del sé corporeo avviene attraverso l’esplorazione del mondo fisico, da cui vengono acquisite informazioni sulle proprietà delle cose: forma, dimensioni, peso, colore, etc(5).
    Attraverso il piacere di maneggiare gli oggetti il bambino scopre il piacere di essere «causa» ed impara ad utilizzarli.
    Dalle nuove capacità acquisite nasce la funzione «relazionale oggettuale», che si concretizza quando l’energia più sublime della prima sfera è prossima ad evolvere verso l’identità individuale.
    Le predisposizioni innate — genetiche — del sistema sensoriale e percettivo-attentivo consentono al bambino di mettersi in relazione con l’ambiente(6).

Attivazione della seconda sfera (dai 12 ai 24 mesi circa)
Le prime relazioni sociali, principalmente materne, portano all’evoluzione della mera identità corporea. L’io si organizza per rapportarsi con l’ambiente attraverso il vissuto soggettivo di separazione/contenimento. I comportamenti, prima spinti dall’istinto di conservazione della specie, sono ora mossi dall’istinto di autoconservazione. Il piacere, che prima derivava dalla semplice scarica motoria, è ora associato alla relazione oggettuale.

  • Semisfera inferiore (12-18 mesi)
    Verso il primo anno di età, con la formazione dei muscoli del tronco e la diminuzione del tessuto adiposo nelle gambe, il bambino acquisisce la capacità di muoversi all’interno dello spazio in maniera sempre più autonoma. Sperimenta così la sua nuova identità in una mutua relazione con il mondo esterno(7). Il rapporto con l’ambiente e gli oggetti in esso contenuti è funzionale al nutrimento dell’io. Quest’ultimo avviene attraverso la gratificazione derivante dal vissuto soggettivo di «acquisizione» e «riempimento». In tale ottica si può considerare la parziale emancipazione dall’adulto per l’acquisizione del cibo.
    Anche se in questa fase il bambino ignora i punti di vista altrui, comincia comunque ad avere la consapevolezza di un «sé concettuale», costituito da un insieme di rappresentazioni mentali stabili. Si concretizza così il vissuto di un io separato dall’ambiente.
  • Semisfera superiore (18-24 mesi)
    In questa fase l’affermazione dell’io tramite il possesso concreto dell’oggetto evolve verso la simbolizzazione dello stesso. Si genera il vissuto di spazio-contenitore, l’oggetto non è più posseduto in quanto manipolato fisicamente ma in quanto interiorizzato. Compare dunque la funzione simbolica, comprendente l’uso di segni e simboli propriamente detti. Tale capacità segna la svolta decisiva dell’assimilazione rappresentativa degli oggetti che vengono, da questo momento, evocati mentalmente anche se non direttamente presenti. Sempre a questa età il bambino ricostruisce l’immagine speculare di sé, riconoscendosi allo specchio e distinguendo la propria figura da quella degli altri(8). Acquisisce inoltre la capacità di utilizzare il proprio nome ed i pronomi personali (io, tu, me, noi). Nel corso del secondo anno di età si consolida il collegamento laterale tra la sfera dell’io e la sfera cognitiva. Si assiste alla cosiddetta «esplosione» del vocabolario, ossia alla crescita esponenziale delle parole usate.

Attivazione della terza sfera (dai 24 ai 36 mesi)
A partire dal secondo anno di età avviene l’attivazione della terza sfera.
L’istinto fondamentale della socialità si fa strada, assumendo graduale rilevanza nel dirigere il modo di agire. Il comportamento meramente
egocentrico, precedentemente consolidatosi, lascia spazio all’emergere di modalità affettive e partecipative. Questa fase culmina con la capacità di trarre gratificazione attraverso la condivisione di oggetti fisici e spazi relazionali.

  • Semisfera inferiore (24-30 mesi)
    Notevole importanza riveste l’apprendimento linguistico, che comporta
    l’ampliamento delle possibilità comunicative del bambino. Imparare a parlare consente la partecipazione alla vita del gruppo attraverso la condivisione di esigenze e stati d’animo.
    Il bambino comincia a percepirsi come un «individuo», non solo separato dagli altri ma facente parte di un sistema «essere-insieme». Anche il modo di esprimere la propria aggressività si modifica. Mentre nella fase appartenente alla sfera dell’io la lotta per il possesso degli oggetti veniva manifestata per mezzo di vere aggressioni fisiche, ora assistiamo a graduali tentativi di mediare le dispute attraverso l’espressione verbale di ostilità che spieghi le ragioni del disaccordo.
  • Semisfera superiore (30-36 mesi)
    Le relazioni divengono sempre più intime e sociali ed il bambino è ora capace di immedesimarsi con gli stati mentali altrui: si verificano i primi fenomeni di empatia. Tramite atteggiamenti di tipo espansivo, egli riesce a stabilire scambi affettivi significativi, ad accogliere le istanze degli altri e a donare generosamente una parte di sé.
    La qualità delle relazioni sociali e affettive espressa in questo periodo può considerarsi una parte vitale dell’esistenza del bambino, predittiva delle capacità relazionali future e, in generale, del processo di costruzione della sua personalità e identità. Attraverso l’immaginazione
    e l’immedesimazione, riscontrabili nel gioco simbolico e in quello fantastico, compaiono le prime interpretazioni degli stati mentali altrui e le prime relazioni amicali, dapprima diadiche e successivamente gruppali.

Attivazione della quarta sfera (dai 36 a 48 mesi)
La quarta sfera è stata, sino ad ora, prevalentemente utilizzata come raccoglitore ed elaboratore di input derivanti dalle sfere sottostanti.
Durante l’età prescolare la sfera cognitiva aumenta la sua complessità funzionale e, da semplice «serbatoio», diviene centro di coordinamento delle altre tre acquisendo competenze specifiche.
Le informazioni sinora immagazzinate e gli schemi mentali consolidatisi nelle sfere sottostanti vengono ora integrati negli schemi cognitivi. Da questo momento in poi, l’istinto epistemofilico orienta il comportamento verso la ricerca di gratificazioni derivanti dalla pura comprensione del mondo. Il predominante sviluppo cognitivo è quindi a vantaggio della funzionalità di ogni singola sfera.

  • Semisfera inferiore (36-42 mesi)
    L’attivazione della semisfera inferiore si manifesta con l’esplosiva fase dei «perché», in cui si evidenzia il bisogno del bambino di dare significato al mondo fenomenico individuandone i nessi causali. Gli eventi esperiti vengono categorizzati secondo processi di pensiero formali e concreti (rappresentazioni cognitive) adeguati a sostenere i comportamenti adattivi.
  • Semisfera superiore (42-48 mesi)
    La semisfera superiore si attiva grazie all’emergere della consapevolezza del «non essere». L’archetipo dell’«ignoto», vissuto dal bambino come morte o buio, viene connotato emozionalmente dalla paura.
    La sopraggiunta capacità di ragionare sulla base di dati «non concreti», ovvero l’attuazione di processi astratti di pensiero, permette di affrontare l’emozione. Il superamento della paura porta il bambino alla gratificazione derivante dal disvelamento dell’ignoto. Il raggiungimento di tale capacità comportamentale favorirà una personalità in grado di affrontare ogni tipo di incertezza rispetto al tempo e allo spazio. Si formano le prime istanze di tipo «trascendente».

Il processo di attivazione ontogenetica qui descritto, qualora non venga interrotto da gravi traumi non elaborati, fa sì che il bambino, intorno ai quarantotto mesi, sia in grado di esperire il primo significativo vissuto di autocoscienza.
A circa quattro anni, dunque, le quattro sfere sono già attivate.
Diventa quindi possibile usufruire di un sistema mentale in grado di cogliere le informazioni contenute negli eventi attraverso i processi elaborativi propri di ogni sfera. Gli schemi mentali di ogni singola area, avendo raggiunto un primo livello di maturazione, sono abbastanza coerenti tra loro. A questo punto inizia una fase di investimento energetico preferenziale sulla quarta sfera, funzionale all’evoluzione degli schemi cognitivi. Tale processo procederà, pressoché indisturbato, fino al prorompente intervento dei conflitti adolescenziali.

3.3.2 L’adolescenza

Numerosi sono i passaggi salienti che caratterizzano l’evoluzione della sfera cognitiva nello sviluppo fino all’adolescenza(9). Ad esempio, il pensiero diviene reversibile e il bambino comprende la necessità logica delle deduzioni riguardo alle proprietà concrete delle cose.
Verso l’inizio della fase adolescenziale compaiono pensieri astratti e ipotetici, in cui si procede dalle ipotesi e si effettuano deduzioni sistematiche. Quest’ultima fase, corrispondente alla pubertà, mette in evidenza un’ulteriore maturazione della funzionalità della parte superiore della quarta sfera. È questo il momento in cui si assiste, in un certo senso, ad una «sufficiente maturazione» cognitiva e fisiologica che permette la gestione dell’attività ormonale.
La crisi della pubertà segna dunque un importante punto di svolta: le
quattro sfere, già singolarmente impegnate nelle tappe evolutive
descritte, vengono rivisitate e predisposte ad elaborazioni più mature
e complesse.
Prima sfera
Il potenziale energetico e le qualità proprie della prima sfera subiscono un brusco risveglio. L’aumento delle pulsioni sessuali si accompagna spesso a drammatici e fugaci quesiti sul senso dell’esistere, sulla caducità della vita, sull’imperativo dell’esistenza, sul perpetuarsi della progenie, sul soddisfacimento e la natura del piacere sessuale.
Vengono elaborate strategie per la gratificazione sessuale che tengano conto delle implicazioni sociali. L’investimento energetico di natura sessuale cerca ora l’integrazione con le pulsioni relative alle altre sfere per sperimentare comportamenti efficaci alla gratificazione. L’attivazione della prima sfera innesca un processo di cambiamento che, cortocircuitando i precedenti equilibri, impone la ricerca di una stabilità dell’intero sistema mentale.

Seconda sfera
Le attivazioni ormonali ed i repentini cambiamenti morfologici spingono la seconda sfera ad attraversare una fase di costante revisione ai livelli emotivo e cognitivo. La precedente identità del soggetto è completamente sconvolta e sottoposta a nuove pressioni esogene ed endogene. La seconda sfera oscilla velocemente, acquisisce dati a ritmi vertiginosi e precipita un abbozzo di personalità futura, risultante dalle diverse variabili che si alternano caoticamente. In questa fase le predisposizioni genetiche, le variabili biochimiche ed elettromagnetiche, le esperienze ambientali precedenti e attuali, concorrono in toto ad impostare una struttura caratteriale difensiva. Interviene l’esigenza di conciliare la necessità di raccogliere le informazioni richieste dal progetto evolutivo con il bisogno di limitare le sofferenze, le incertezze e le difficoltà proprie del soggetto. A volte il progetto evolutivo viene sacrificato — attraverso i meccanismi distruttivi del «branco» o dell’isolamento e dell’autolesionismo — per anestetizzare ansie e paure, consolidando posizioni rigide dell’io. Alla quarta sfera divengono consapevoli pressioni ed esigenze della seconda, verbalizzate in domande quali: «Chi sono io? Cosa voglio dalla vita? Come
vorrei essere e quali sono i miei limiti? Quale sarà il mio posto nel mondo?».
Mentre costruisce una rappresentazione soggettiva della realtà, del mondo e della società in cui vive, l’adolescente si interroga su se stesso e sui suoi futuri ruoli sociali. È questa l’età in cui repentini sbalzi d’umore e incostanti variazioni temperamentali lasciano intravedere quella che sarà la stabile identità futura. Fino al raggiungimento della maturità, l’adolescente sperimenta intenzionalmente le diverse sfaccettature caratteriali a sua disposizione.

Terza sfera
Sempre più, durante l’adolescenza, l’individuo sente di essere protagonista e artefice della qualità delle proprie relazioni. Il soggetto arricchisce la propria personalità con atteggiamenti, spesso dissonanti e incongruenti, che mirano a stabilire nuovi e più consapevoli punti di riferimento affettivi.
Transitare per la fase dell’«amico del cuore» e del «gruppo adolescenziale di riferimento» supporta e tonifica la salita dell’energia dalla seconda alla terza sfera, in special modo quando la divisa, la bandiera, l’ideologia o magari solo la spericolatezza tendono ad accomunare, tranquillizzare e confortare nel difficile momento di passaggio.
Uno dei più tipici conflitti adolescenziali avviene tra l’esigenza di far evolvere l’affettività verso mete superiori e il bisogno di affermazione dell’io.
I gruppi adolescenziali si disgregano, il prevalere degli interessi personali su quelli del gruppo vanificano amicizie che sembravano indissolubili. L’individuo, in procinto di entrare nel mondo degli adulti, stabilisce la propria personale gerarchia di valori e regola di conseguenza il suo comportamento: quanto spazio avranno nella sua vita concetti quali l’amicizia, il rapporto di coppia, la solidarietà, l’altruismo e la filantropia? O quanto, invece, tutto ciò verrà posto in secondo piano o addirittura sacrificato per altre priorità? In ogni caso gli imperativi della realtà sociale e della vita di relazione, regolati dalla cultura della società di appartenenza, assumono importanza vincolante: la necessità di entrare nel mondo degli adulti obbliga il soggetto a controllare le reazioni impulsive, regolare attrazioni e repulsioni interpersonali e assumere nuove responsabilità e coerenza d’immagine.
D’ora in poi difficilmente potrà partecipare alle realtà che lo attendono senza tenere in debita considerazione la reciprocità del momento relazionale ed i suoi obblighi convenzionali.
Partecipare ed esplicitamente aderire alle leggi psicologiche e sociali della comunità è un processo che, almeno inizialmente, si basa sul senso del dovere e sulle sanzioni dell’autorità, procede motivato da utilitarismo e convenienza, e — non per tutti — culmina nello spirito di solidarietà e responsabilità reciproca.
In sostanza l’energia della terza sfera, seppure correlata agli stati ed ai movimenti delle altre tre, procede nell’accumulazione delle esperienze e nell’aggregazione del suo potenziale qualitativo.

Quarta sfera
Durante l’adolescenza il soggetto prende coscienza delle proprie motivazioni, preferenze e pulsioni epistemofiliche, misura le proprie capacità e, quando ne ha la possibilità, decide quale strada intraprendere.
La propensione allo studio, alla curiosità di sapere, alla conoscenza e all’esplorazione è certamente correlata, oltre che alle specifiche tendenze evolutive ed alle caratteristiche individuali, anche alla funzione della quarta sfera di sintesi e rielaborazione dei dati provenienti dalle altre tre.
Nella tarda adolescenza l’istinto epistemofilico prende il sopravvento sugli altri, orientando il comportamento verso la comprensione delle regole che organizzano il mondo. Tale approccio razionale alla realtà, in grado di dare ordine al caotico universo adolescenziale, realizza il superamento delle istanze emotive, a volte al prezzo di un disconoscimento di aspetti legati all’affettività. Le fantasie infantili sul futuro si trasformano in concreta progettualità esistenziale attraverso il compromesso tra ideale e reale.
Per quanto specificamente concerne la quarta sfera si ipotizza che, col procedere dell’età adolescenziale, il soggetto tenterà di gestire consapevolmente istinti ed emozioni e si polarizzerà definitivamente su quel quantum di coscienza mentale ed autocoscienza raggiungibile in base al grado di aggregazione e nitidezza realizzate, fino a quel momento, in tutte le sfere.
Tale polarizzazione, risultante dalle coordinate complessive di una «mappa cognitiva del mondo» e di un «sé immerso nel proprio ambiente», avverrà tramite un processo parzialmente conscio. Ovvero, solo le punte dell’iceberg di tale processo emergeranno a livello consapevole.

3.3.3 L’età adulta

Il concetto di maturazione del sistema mentale, lungo la «linea di conoscenza», richiede alcune riflessioni. Ogni individuo è potenzialmente capace di allineare le sfere (quale che sia il loro grado di aggregazione), di crescere ed interagire con l’ambiente in modo armonico.
Questi aspetti sono simili in tutti gli individui ma la vera uguaglianza tra gli esseri consiste nella possibilità di esprimersi nell’infinita diversità e unicità che li contraddistingue.
Se un individuo potesse percorrere l’intera scala dei bisogni fino al suo naturale compimento attraverserebbe una serie di tappe evolutivamente prefissate, tendenzialmente sequenziali e rappresentabili attraverso specifiche correlazioni (ad es. la tipologia caratteriale, gli eventi ambientali, il patrimonio genetico ereditato, alimentazione, stile di vita etc.). In ogni caso il sistema prevede che tali tappe vengano scandite dalla progressiva aggregazione delle esperienze, sfera dopo sfera, coordinate in termini di mappe cognitive sempre più complesse. A questo punto si può ipotizzare che il passo evolutivo successivo comporti la consapevolezza che il processo di espansione della coscienza rientri in un continuum permanente e non più riconducibile a interpretazioni frammentate di eventi discreti (cfr. 7.3).

Prima sfera
Prima di entrare nel vivo dell’argomento mi sembra doveroso premettere che ogni individuo presenta caratteristiche complesse, rappresentate dalle innumerevoli posizioni potenziali di una singola sfera e dalla configurazione generale dell’intero sistema. Si può tuttavia individuare, in ogni diverso momento evolutivo, un «punto di media aggregazione» intorno al quale un essere tenderà a polarizzare la sua sperimentazione.
Sulla polarizzazione influiscono condizionamenti culturali di matrice politico/religiosa, ma non solo. Meccanismi inibitori del piacere, infatti, possono essere usati anche da chi, rinunciando a soddisfare le pulsioni della prima sfera, mira ad acquisire stabilità dell’io e controllo sull’ambiente.
Il soggetto adulto polarizzato nella prima sfera sarà predisposto, a livello comportamentale, emotivo e cognitivo, a sperimentazioni (e loro rielaborazione)concernenti la sessualità, la sopravvivenza, l’azione e la soddisfazione di tutti i bisogni primari del corpo. Solo quando le esigenze vitali immediate non saranno direttamente minacciate e quando l’aggregazione della sfera avrà raggiunto una sufficiente definizione — diversa da soggetto a soggetto — l’energia sarà libera di fluire verso l’alto. La «risalita energetica» comporterà, a sua volta, l’arricchimento e l’armonizzazione dei processi elaborativi riguardanti altri tipi di esperienze.
I soggetti si esprimono a livello di prima sfera quando si muovono all’interno di tematiche concernenti non solo i rapporti sessuali ma anche le attività fisiche, lo sport, il rischio e l’azione in genere. Tali attività soddisfano il bisogno di alimentare il sistema mentale attraverso l’energia fornita dalla «terra». Una personalità sana ed equilibrata non potrà mai trascurare il corretto rapporto con la fonte primaria di energia, con l’area della sessualità. Tuttavia, tendenze al ristagno o rigidità comportamentali nelle manifestazioni della prima sfera, impediscono la sublimazione dell’energia ed ostacolano l’evoluzione del sistema.

Seconda sfera
Il soggetto adulto che sperimenta nel mondo l’affermarsi della propria identità sotto forma di potere, acquisizione di beni, prestigio e risonanza cerca in realtà di definire la propria identità commisurandola ai riconoscimenti provenienti dall’esterno.
Dalla sfera dell’io scaturisce anche un generico impulso al riempimento e all’assimilazione di materia ed energia a vari livelli.
L’accumulazione di cibo, adipe, ruoli sociali, riconoscimenti e conoscenze è spesso indicativa di attività tipica della seconda sfera (in particolar modo della zona inferiore).
Anche in questo caso il soggetto tenderà a polarizzarsi nel «suo» punto di sperimentazione, costruendo propri e personali valori dipendenti dal posizionamento della singola sfera e dalla configurazione globale del sistema mentale. In ogni caso il processo evolutivo, seppur libero di ristagnare o reiterare schemi comportamentali ormai inadeguati, tende naturalmente a procedere verso modalità tipiche della sfera superiore.
Vi sono, naturalmente, eccezioni patologiche che confermano la regola. Ad es. chi è dominato da esigenze di sviluppo della seconda sfera, quindi è sordo alle richieste delle sfere superiori, può risultare irrimediabilmente incastrato in ossessive manie di grandezza, travolto da ambizioni di dominio universale e preda di una smisurata arroganza. Tuttavia è anche possibile che un individuo benestante, famoso, riconosciuto come potente e geniale e apparentemente appagato in ogni suo possibile desiderio arrivi, per saturazione, a sentire dentro di sé una oscura mancanza, un bisogno insoddisfatto. Nascerà l’esigenza di andare oltre le sfrenate richieste della seconda sfera, per loro stessa natura potenzialmente illimitate ed inesauribili, che lo spingerà a nutrire la terza.
È la figura letteraria di Scrooge, protagonista del Canto di Natale di Dickens: l’egoista e avaro uomo di potere che, in un momento critico della sua storia di adulto, si accorge di essere completamente solo e di non potere comprare, per quanto ricco e potente, l’amicizia e l’amore che gli mancano.
È l’esperienza quotidiana a mostrare, all’individuo polarizzato nella seconda sfera, la reciproca ostruzione e la naturale conflittualità insita nei bisogni delle due sfere centrali: l’egoismo o l’altruismo, il desiderio personale o il bene della comunità cui si appartiene, l’utilitaristico rapporto di scambio o l’amicizia, l’ambizione o gli affetti…(10)
Il diaframma divide il tronco in due e simboleggia una chiara linea di demarcazione. La polarizzazione sopra o sotto tale «linea» distingue l’uomo ancora preda dei suoi desideri egoistici da quello aperto ai più ampi bisogni del suo gruppo, dove il concetto di «gruppo» può essere ampliato fino ad includere l’intera umanità.

Terza sfera
Nella metà superiore del sistema mentale e quindi del corpo umano trovano riferimento le qualità, le capacità e le virtù più «elevate» cui attualmente l’umanità possa aspirare.
Sono del parere che, per accedere a tali qualità, l’essere debba possedere
un sufficiente livello di aggregazione delle sfere inferiori. Ogni soggetto, dal grado di addensamento e dal livello di polarizzazione in cui si trova, provvederà naturalmente al tipo di esperienze richiesto dal suo stesso progetto evolutivo e dalla linea di conoscenza esperenziale perseguita. Il modello mentale a quattro sfere è impostato in modo da implicare, per ogni soggetto, il diritto di sperimentazione e la conseguente responsabilità delle proprie azioni: una scelta comportamentale non sarà quindi di per sé giusta o sbagliata, nobile o triviale. Piuttosto sarà o meno in linea con il proprio «livello di coscienza», ovvero con il grado di polarizzazione ed aggregazione delle sfere. A tale livello corrisponderà inevitabilmente una richiesta di informazioni ma anche un coerente sistema di leggi interiori (sistema di valori). Entrambi andranno a determinare le esigenze sperimentali del singolo, individuando se esse risultino idonee o meno al suo progetto evolutivo. In ultima analisi ritengo che non esista errore qualora l’essere si comporti coerentemente con il proprio livello di coscienza (inteso come risultante dei momentanei punti di sperimentazione delle quattro sfere). Viceversa, reiterare comportamenti inadeguati già sperimentati rimanendo sordi a quanto già realizzato nel proprio sistema di valori può essere considerato l’unico vero «errore», in quanto espressione di scelta anti-evolutiva.
In ogni caso, la fruizione delle qualità relative alle sfere superiori non potrà negare alle due inferiori il loro indispensabile ambito di competenza. Ciò equivarrebbe al venir meno del serbatoio di energia di base o al tradimento dell’albero nei confronti delle proprie radici.
I primi livelli di sperimentazione dell’affettività (polarizzazione nella metà inferiore della terza sfera) risentono della prossimità delle energie egoistiche e orientate all’autoaffermazione, o alla soddisfazione dei propri desideri, tipiche della seconda sfera.
La metà superiore della terza sfera corrisponde invece al prototipo del «santo». I valori attualmente diffusi nelle nostre società ridicolizzano tale figura rendendola improponibile ed inattuale. Del resto, chi si trova ad essere polarizzato nella terza sfera in modo squilibrato rispetto alla quarta potrebbe risultare esageratamente buono, il tipico ingenuo che viene fagocitato dal mondo per «eccesso» di altruismo.
Potrebbe ritrovarsi a rappresentare un atteggiamento professato ormai solo da antiquati pensatori, da utopici predicatori, da poeti sentimentali sostenitori del temperamento devozionale o del buonismo a tutti i costi. Sognatori privi di concretezza e di aderenza alla realtà.
Assistiamo, ormai da tempo, ad un totale travisamento dei valori affettivi secondo un asse bidirezionale religioso-utilitaristico: da una parte il teorico e dogmatico invito delle religioni ad amare il proprio prossimo (pena l’esclusione dal paradiso) e, dall’altro, i pratici e devastanti valori socialmente sanciti di autoaffermazione, ambizione, competizione e raggiungimento del benessere materiale.
In realtà, la psicologia e le altre scienze stanno fortunatamente contribuendo ad uscire concettualmente dall’asse sopra citato. Le psicologie basate sugli affetti, sulla relazione e sulla comunicazione valorizzano le competenze affettive e sociali dell’individuo equilibrato. Inoltre, la visione sinergica ed ecosistemica del mondo prevede la responsabilizzazione sociale di individui e gruppi quali parti integranti
di sistemi complessi.
Un corretto sviluppo affettivo in tenera età unitamente ad adeguate competenze comunicative in età adulta sono di per sé garanzia di salute psicologica e psicosomatica. Le richieste esperenziali della terza sfera sono appagate dalla capacità di sperimentare relazioni intime soddisfacenti e complete nonché dai vissuti di autenticità, pienezza e profondità dei rapporti. La massima espressione della terza sfera è evidenziabile nell’espansione affettiva tipica delle opere filantropiche e del volontariato. Tali attività portano l’essere a sentirsi parte di un «tutto» inteso, in senso sociale, come intera umanità.
Tuttavia è necessario segnalare come, di fatto, alcuni comportamenti connessi all’attività di volontariato siano in realtà dovuti a carenze energetico-elaborative della terza sfera, pertanto legati essenzialmente a motivazioni proprie della sfera inferiore.
È questo il caso del soggetto che offre il proprio aiuto agli altri:
- Per la possibilità di imparare qualcosa (seconda sfera, parte alta in collegamento con la quarta) o per fare esperienze utili eventualmente anche alla carriera.
- Per occupare il tempo o per non stare da solo, per riempire un
senso di inutilità e di vuoto (carenze di aggregazione della parte bassa
della seconda sfera).
- Per acquisire sicurezza o per sentirsi superiore (seconda sfera, metà inferiore).
- Per meglio figurare con gli altri affiliati del suo gruppo (seconda sfera, metà superiore) o per senso del dovere (seconda sfera, metà inferiore).
- Per lenire un senso di colpa o dimenticare il proprio dolore.
- Per non essere considerato una «persona capace solo di chiedere» ma una «persona che dà».
- Per conformismo o per moda, per fare qualcosa di nuovo, per progredire nella scala sociale o con la speranza di passare dal lavoro volontario al lavoro retribuito.
Una tendenza narcisistica, orientata a sé, può nascere dall’esigenza di addensare ulteriormente la seconda sfera alla ricerca di una centratura, qualificabile attraverso una identità chiara, ben definita, apprezzata.
Una seconda sfera già addensata e prossima alla centratura è fondata sulla conoscenza di se stessi, sull’autostima e sulla sicurezza nelle proprie risorse. Essa costituisce una premessa e un substrato energetico valido per elevare, mobilitare ed utilizzare le energie della terza sfera, orientando se stessi all’altruismo e al rispetto della reciprocità delle relazioni.

Quarta sfera
Abbiamo già messo in luce come, fin dai primi anni di vita, la quarta sfera riceva, coordini e sovrintenda alle attività delle tre sfere sottostanti. Per poter assolvere questo compito essa continua ad aggregare informazioni e a ricercare la centratura, stimolando così incrementi nella plasticità neurale e conseguenti maggiori sinergie tra le diverse strutture del sistema nervoso.
Tale processo di aggregazione comporterà, in primo luogo, la registrazione consapevole di istinti e bisogni basilari, nonché l’utilizzo minimale di schemi cognitivi finalizzati all’adattamento all’ambiente più prossimo. In secondo luogo, implicherà un allargamento del contesto «virtuale» nel quale svolgere attività ecosinergiche di compartecipazione e condivisione. Infine, si manifesterà nella possibilità di teorizzare potenziali riferimenti a dimensioni e qualità più elevate. È infatti specifica peculiarità della quarta sfera quella di progettare e prevedere creativamente l’attuazione di ciò che ancora non è manifesto. L’istinto epistemofilico, se guidato nei propri valori dalle qualità più elevate della terza sfera, è in grado di condurre gli esseri ad incrementare e sfruttare al meglio il proprio patrimonio intellettivo in funzione di un interesse generale.
Si ritiene che, ad oggi, l’umanità non utilizzi più del 10% del cervello e del 10% delle informazioni genetiche a disposizione. Questi valori segnano l’attuale limite del livello medio di coscienza dell’umanità. È mia opinione che tale confine stia per essere superato. Infatti si sta verificando un’accelerazione dei processi di conoscenza già in atto attraverso meccanismi di aggregazione della quarta sfera ed inferenza di dimensioni di coscienza più vaste.

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Note:
(2) Cfr. la teoria della «ricapitolazione» di Ernst Haeckel (E. Haeckel, Storia della creazione naturale, Torino, UTET, 1892) che ipotizza l’ontogenesi come ricapitolazione della filogenesi secondo un’unica e universale sequenza di sviluppo. Quest’ultima è caratterizzata da una successione di cambiamenti qualitativi propri di animali appartenenti a specie distinte. Numerosi studiosi, rifacendosi ad Ernst Haeckel, concordano sul fatto che istinti, emozioni e capacità cognitive evolvono secondo un ordine ben preciso.
(3) In questo stadio abbiamo quello che Freud definì «narcisismo primario» e «autoerotismo primario» (1914).
(4) Gli studi sugli orfanotrofi condotti da Renè Spitz (1945) mostrarono i danni provocati dalla deprivazione materna. Dai risultati emerse che i bambini che non avevano avuto le cure materne per più di tre mesi presentavano deterioramento della coordinazione oculare, ritardo motorio, chiusura sociale e depressione. Inoltre, entro la fine del terzo anno un terzo di essi moriva.
(5) L’attivazione della prima sfera si avvale dei processi di sviluppo descritti da Piaget come «azioni circolari», propri del periodo «sensomotorio» (J. Piaget. La nascita dell’intelligenza nel bambino. La Nuova Italia, Firenze, 1963).
(6) Ci troviamo già in presenza di una forma di io definito da molti psicologi come «Sé ecologico», costituitosi a partire dalle informazioni percettive degli oggetti del contesto circostante e dalle esperienze propriocettive sperimentate dal bambino sul proprio corpo.
(7) Verso la fine del primo anno compaiono i primi gesti deittici, quali l’indicare o il richiedere un determinato oggetto, che rappresentano la protoforma del simbolo.
(8) Verso i diciotto mesi avviene il passaggio dallo stadio definito da Piaget come «senso-motorio» all’intelligenza rappresentativa (J. Piaget. La nascita dell’intelligenza nel bambino, op. cit.).
(9) La maggior parte dei dati conferma la prospettiva già utilizzata da Piaget (Ivi), che evidenzia il passaggio dallo stato preoperatorio (dai 2 ai 7 anni) a quello logico-intuitivo dello stato operatorio concreto (dai 7 ai 12 anni).
(10) Rammentando che, nel sistema di trasmutazione delle energie lungo il canale centrale e di graduale aggregazione di esperienze nelle sfere superiori, ogni sfera soprastante risulta inevitabilmente essere ostacolata ed impedita dal ristagno di energie nella precedente.

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