4. DINAMICA DELLE SFERE - 4.1 Connessioni e flussi energetici tra le sfere

da IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE di Danilo Speranza


IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE — Introduzione alla scienza della coscienza. Danilo Speranza. Roma, 2006.

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I movimenti energetici ed elaborativi delle singole sfere trovano integrazione attraverso quattro distinti flussi di informazione/energia.
I movimenti delle prime tre sfere («movimenti mentali») vengono sintetizzati alla quarta sfera in processi cognitivi superiori(1) di cui il pensiero è la massima manifestazione. A questo proposito distinguiamo tra «pensiero soggettivo», quando la posizione dei «rubinetti» permette un parziale afflusso di informazioni alla quarta sfera, e «pensiero intuitivo», o «oggettivo», quando l’afflusso è totale in virtù dell’allineamento dei «rubinetti» con il canale centrale (fig. 9).
Le informazioni acquisite attraverso l’esperienza incrementano l’efficacia degli schemi mentali e cognitivi(2), donando ricchezza di sfumature al pensiero e, soprattutto, ampliando il range di scelta comportamentale. Si può socraticamente convenire sul fatto che «chi più sa, più sa di non sapere» ma voglio aggiungere che, allo stesso tempo, usufruisce di una maggiore plasticità di pensiero e di un comportamento più efficacemente adattivo.
Ricapitolando brevemente quanto esposto finora possiamo dire che:
- il modello qui esposto descrive campi sferoidali come aggregazione di singoli elementi puntiformi (unità base di informazione);
- per ogni sfera vi è un centro in «quiete»;
- il centro determina l’area di rotazione (in senso orario per la prima, seconda e terza ed in senso antiorario per la quarta sfera o viceversa);
- all’interno di ogni area di rotazione si distinguono una zona inferiore (più «grezza») e una zona superiore (più «sottile»);
- l’energia strutturale propria di ogni sfera va da più «grezza» (prima sfera) a più «sottile» (quarta sfera).

Le quattro zone che organizzano il sistema mentale sono interagenti. In particolare la quarta ha la competenza specifica di rielaborare e sintetizzare le informazioni che arrivano dalle altre tre.
Si possono individuare quattro flussi energetici che si concretizzano in quattro circuiti:

Circolazione intrinseca alla sfera
Ogni sfera, attivando il proprio circuito intrinseco, entra in risonanza con determinati aspetti di un evento e lo qualifica.
La circolazione energetica risulta ascendente nella parte destra e discendente nella parte sinistra, generando un movimento in senso orario. Nella quarta sfera il flusso è invertito (movimento in senso antiorario), come se essa si «specchiasse» nelle altre tre per meglio recepirne le informazioni e comprenderne gli stati e i significati.

Fig. 9

Collegamento centrale
Il canale di collegamento centrale permette il flusso elaborativo sequenziale (dalla prima alla quarta sfera) attraverso le cavità/rubinetto di ognuna delle quattro aree. L’allineamento di tali cavità coincide con il massimo potenziale esprimibile dal sistema nell’utilizzo delle informazioni (cfr. 4.3) e permette la manifestazione del pensiero intuitivo. Per questo motivo il circuito centrale si presta a raffigurare quello che è stato rappresentato come collegamento tra «la terra e il cielo» nelle filosofie di Oriente ed Occidente.

Collegamenti collaterali o laterali
I circuiti laterali servono per il collegamento input/output delle sfere con l’ambiente. Essi formano collegamenti preferenziali a feedback tra la prima e la terza sfera e l’esterno (a sinistra) e tra la seconda e la quarta e l’esterno (a destra). Questi circuiti permettono all’energia di fluire nei due sensi (ascendente e discendente) e alle sfere di comunicare tra loro in relazione agli eventi esperiti.
La diade seconda/quarta sfera rappresenta il compromesso tra sistema di realtà ed esigenze egoiche di immediata soddisfazione. Attraverso questo circuito entrano in comunicazione, a livello fisico, il cervello enterico con il S.N.C. mentre, a livello psicologico, senso di identità e processi cognitivi vengono messi in relazione tra loro e con l’esterno.
Il collegamento preferenziale prima/terza sfera si manifesta nel fatto che il comportamento sessuale può essere fine a se stesso o esprimersi come correlato dell’affettività. Diversamente da quanto avviene per la diade seconda/quarta (dove si segue un principio utilitaristico di attrazione/repulsione verso un oggetto) l’attivazione del circuito prima/terza implica l’instaurarsi di una relazione a livello di riconoscimento affettivo.
Entrambi i circuiti realizzano lo scambio di informazioni tra due sfere, bypassando la sfera intermedia al fine di realizzare pattern input/output più immediati rispetto al flusso centrale.
Sia la prima che la seconda sfera sono collegate lateralmente con la terra che, è bene ricordarlo, è metafora del principio vitale, del «nutrimento» e di ciò che è «materia». La prima sfera presenta tale circuito di collegamento, da cui riceve l’energia vitale e restituisce gli eccessi non assimilati, nella regione destra; la seconda sfera nella regione sinistra. In quest’area il rapporto con la terra può essere distruttivo (cfr. 6.4.2) o costruttivo ed ha il significato principale di nutrimento dell’io (cfr. 5.2). Se il circuito di collegamento terra/seconda sfera è attivato da meccanismi patologici — che insorgono in concomitanza di una deviazione estrema della sfera dell’io — esso può innescare la distruzione del sistema mentale. Ciò avviene attraverso processi autolesionistici di dispersione energetica e progressivo depauperamento del patrimonio psichico (cfr. 6.2).

Spazio o campo psicologico
Ogni sfera esercita sulle altre un’influenza diretta che è più forte verso la sfera più vicina (la prima sfera ha un campo d’influenza più forte verso la II, meno verso la III e così via). Dalla molteplicità di tali relazioni si generano tre differenti campi di interazione: tra prima e seconda sfera; tra prima, seconda e terza e tra tutte e quattro le sfere contemporaneamente (fig 10). Definiamo «spazio psicologico» la risultante dell’interazione tra questi campi. Ogni sfera contribuirà allo stato e all’equilibrio energetico dello spazio psicologico in virtù della coerenza interna delle informazioni aggregate.
La coerenza interna di ogni sfera è data, a sua volta, dalla qualità e dall’efficacia degli schemi mentali e cognitivi e rappresenta una delle condizioni che favoriscono, pur non essendo indispensabili, l’allineamento con il canale centrale. La coerenza dell’intero spazio psicologico è determinata dall’interazione tra le coerenze di ogni singola sfera che, in condizioni di completa centratura, si tradurrà in massima capacità comunicativa. Inoltre, le caratteristiche morfologiche che il circuito assume rispecchiano la quantità di aggregazione e il livello energetico di ogni singola sfera. L’influenza spazio-temporale del campo psicologico determina anche le modalità comunicative interpersonali. Infatti, l’interazione tra due o più «spazi psicologici» individuali origina un campo psicologico condiviso, caratterizzato da dinamiche di offerta/richiesta ed accettazione/rifiuto che lo conformeranno in modo peculiare.

Fig. 10

Il campo esteso
La coerenza intrasistemica sopra accennata implica la possibilità di entrare in risonanza con il campo esteso. Intendo definire quest’ultimo come spazio psicologico universale, contenitore di informazioni universalmente condivise.
L’interrelazione che sembra esistere tra particelle subatomiche apparentemente non collegate(3) è uno degli aspetti più interessanti (e tuttora non completamente spiegati) della fisica quantistica. A livello subatomico, nell’infinitamente piccolo, le postazioni cessano di esistere: tutti i punti nello spazio sono uguali fra loro e non ha significato parlare di oggetti e fenomeni separati(4). Il principio di non località quantistica viene qui ricordato per spiegare una comunicazione «empatica» tra due sistemi di coscienza individuali o tra un sistema individuale e il campo esteso. Si può ipotizzare che tale comunicazione avvenga attraverso il supervuoto (o vuoto quantomeccanico cfr. 1.1), ossia il vuoto tra le particelle subatomiche, quindi indipendentemente dalle limitazioni spazio-temporali relative alla comunicazione tra due spazi psicologici.

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Note:
(1) Classicamente vengono definiti tali attenzione, percezione, memoria, apprendimento e pensiero.
(2) Ricordo che gli schemi mentali sono «strutture» organizzate tendenti a ordinare e sintetizzare i movimenti mentali, mentre gli schemi cognitivi danno ordine ed efficacia sintetica ai processi cognitivi (relativi alla IV sfera).
(3) Faccio riferimento qui al fenomeno dell’entanglement quantistico. Tale fenomeno — traducibile in italiano come «non separabilità» — è caratteristico della fisica dei quanti e non ha un corrispettivo nella fisica classica. In esso ogni stato quantico proprio di uno o più sistemi fisici dipende dallo stato di ogni elemento che compone i sistemi stessi, a prescindere dalla distanza nello spazio. Di conseguenza, in presenza di entanglement, ogni modifica effettuata su un sistema influenza istantaneamente lo stato di un altro sistema. Il fenomeno in esame è alla base di tecnologie emergenti quali i computer quantistici e la crittografia quantistica. Allo stesso tempo, esso costituisce una difficoltà in quanto appare incompatibile con il principio, apparentemente più realistico, della «località» (per il quale il passaggio di informazione tra i diversi elementi di un sistema può avvenire soltanto tramite interazioni causali successive). A tale proposito si può citare l’esperimento del C.E.R.N. di Ginevra. In questo esperimento veniva dimostrato che il principio di esclusione di Pauli aveva effetto anche a grandi distanze. Infatti, separando due elettroni appartenenti ad una stessa orbita e provocando la variazione dello spin di uno dei due, si verificava che anche l’altro cambiava istantaneamente il proprio spin. Alain Aspect a sua volta dimostrava, attraverso una serie di sofisticati esperimenti condotti presso l’Università di Parigi nel 1982, la comunicazione istantanea a distanza tra particelle. Gli esperimenti condotti oltralpe da Aspect prevedevano che una coppia di fotoni correlati (nati dalla «disintegrazione» di un atomo di Calcio) venissero separati e lanciati verso dei rilevatori. Lungo la traiettoria di uno dei due fotoni veniva poi inserito un filtro che ne modificava la direzione, i rilevatori dovevano misurarne il comportamento. I test di Aspect dimostrarono che, quando uno dei due fotoni deviava in seguito all’interazione col «filtro», anche l’altro deviava istantaneamente. Il motivo per cui questo avvenisse è rimasto uno dei misteri insoluti della scienza. Le differenti interpretazioni dell’entanglement portano a differenti interpretazioni della meccanica quantistica ma non è stata ancora determinata un’ipotesi conclusiva. Secondo il fisico italiano Massimo Corbucci la comunicazione avverrebbe attraverso il vuoto quantomeccanico (vedi nota 5, pag. 38).
(4) Questo stato di interconnessione viene chiamato da Bohm «interezza» (Cfr. D. Bohm, Wholeness and the Implicate Order. Routledge, London, 1980). Alle teorie di Bohm fa riferimento anche László nel definire il concetto di «campo psi» o «campo di punto zero» (László 1993,1995; László e Abraham 2004) come un «campo subquantico, che detiene la memoria olografica di tutti gli eventi che sono accaduti nel mondo fenomenico». Nella sua «teoria sistemica generale dell’evoluzione» (connectivity hypothesis, László 1993, 1995, 2004; László e Abraham 2004) egli fa riferimento, oltre a teorie quali l’olomovimento di Bohm o il modello olografico del cervello di Pribram, alla teoria dei campi morfogenetici di Sheldrake («campi» di forma che legano e sincronizzano elementi formalmente simili, sia sul piano fisico che psichico) e alle strutture dissipative di Prigogine. In questo modo egli offre la sua personale soluzione agli odierni paradossi della scienza occidentale.

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