4. DINAMICA DELLE SFERE - 4.2 Relazione tra eventi ed elaborazione da parte delle quattro sfere
da IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE di Danilo Speranza

Ognuno ascolta e filtra il mondo attraverso se stesso. Gli esseri procedono in una sperimentazione continua, approssimando sia il valore dei fenomeni vissuti sia le leggi ad essi sottostanti. Il sistema mentale è continuamente plasmato dai dati contenuti in un evento e, a sua volta, modifica il senso di quanto viene vissuto determinando la soggettività dell’esperienza. La realtà esperita, quindi, non è unica e oggettivamente data: l’osservatore determina l’ordine «esplicato». A questo punto è lecito chiedersi: che cosa sono gli eventi? Qual è la differenza tra ciò che siamo e ciò che viviamo?
La realtà è la coscienza dell’essere, gli eventi sono la sua ombra. Se l’essere si sposta, si sposta anche l’ombra. Finché esisterà l’essere esisteranno eventi da interpretare. Se adesso ci soffermassimo a riflettere su cosa siano gli eventi della nostra vita e sul valore che gli abbiamo attribuito nel tempo, ci domanderemmo: dove sono ora gli eventi del mio passato? Che valore ha oggi quello che è accaduto ieri o un mese fa o un anno fa? Che fine hanno fatto le nostre rabbie e i nostri sorrisi? I nostri pensieri, dove sono finiti? Perché li abbiamo interpretati, vissuti, ingigantiti, virtualizzati, sminuiti e così via? Gli eventi sono come le ombre, uguali ad illusioni. Esistono solo in rapporto a chi li vive in un determinato momento.
Noi non siamo gli eventi, essi sono i nostri strumenti d’apprendimento e servono a farci acquisire le informazioni necessarie alla virtualizzazione dell’esperienza. Tuttavia, a volte accade di identificarsi con i movimenti delle sfere conseguenti alla virtualizzazione, come se l’operatore di un computer si identificasse con il software che sta usando.
Entrando nel merito della dinamica delle sfere, andiamo ad analizzare il ruolo degli eventi come strumento di apprendimento in relazione a diverse variabili morfofunzionali specifiche.
Aggregazione della sfera
Ogni evento è latore di informazioni, processabili dalle quattro sfere attraverso l’azione di coordinamento e sintesi compiuta dagli schemi mentali e cognitivi.
La ricchezza dell’esperienza è funzione del potenziale elaborativo degli schemi sopraccitati, il numero e la coerenza delle informazioni elaborabili determinerà a sua volta l’efficacia degli schemi stessi.
L’aggregazione della sfera aumenta al crescere della complessità dei circuiti di interazione e si manifesta come ampliamento delle reti neurali e ottimizzazione dell’efficienza fisiologica di ogni cellula dell’organismo.
Il processo di elaborazione delle informazioni contenute nell’evento/stimolo produce un’«oscillazione» nella sfera che permette di esaminare l’evento stesso da più punti di vista. Si può ipotizzare, inoltre, che il livello di aggregazione sia direttamente proporzionale alla frequenza (e inversamente all’ampiezza) dell’oscillazione intorno al canale centrale. Di conseguenza, possiamo dire che l’aggregazione della sfera determina la profondità del vissuto esperenziale ma non necessariamente la decodifica oggettiva dell’esperienza. Quest’ultima infatti è prerogativa del fenomeno di «centratura», sperimentabile da ogni essere a prescindere dalla complessità degli schemi cognitivi a disposizione di un sistema mentale.
La sfera aggregata è stata definita «stabile» in quanto contenente maggiori esperienze, risorse e capacità di adattamento alla situazione. Al contrario la sfera poco aggregata è instabile, in quanto oscilla vertiginosamente alla ricerca di dati o di elaborazioni consoni alla novità del contesto. Un individuo con una o più sfere poco aggregate, scaraventato all’improvviso in un contesto a lui estraneo, subirà un afflusso di nuovi input tale da destabilizzare i precedenti equilibri. Ne deriva che il soggetto «esperto» saprà, viceversa, determinare uno stato di stabilità nonostante la presenza di input disturbanti e distraenti, condizionamenti e pressioni sociali.
Mobilità/rigidità della sfera
Un buon grado di aggregazione implica dunque, per finalità economiche, oscillazioni frequenti e poco ampie intorno al canale centrale, permanendo comunque la possibilità di oscillazioni più ampie e di posizioni più estreme. Può accadere invece che, a causa di carenze energetico-elaborative negli schemi mentali e cognitivi, la sfera assuma posizioni rigidamente statiche o compia repentine oscillazioni.
Anche queste condizioni, che quasi sempre conducono a configurazioni patologiche, riescono a soddisfare la necessità evolutiva di raccogliere informazioni.
La relazione dinamica tra eventi e combinazioni delle sfere è facilitata da un sistema di memorizzazione delle posizioni: mi riferisco all’assunzione di ruoli ed atteggiamenti ritenuti adattivi rispetto al contesto. La posizione memorizzata mira a risparmiare al sistema rielaborazioni riferite a situazioni già sperimentate. Trattasi, ad es., della posizione tipica del soggetto che in famiglia si pone come marito e padre amorevole, al lavoro come ambizioso e «rampante» imprenditore e con gli amici come allegro barzellettiere.
Nasce però qui la necessità di considerare l’elasticità come capacità di non assumere configurazioni estreme di rigida fissità e mobilità eccessiva. Infatti, la memorizzazione della posizione comporta rapidità di riassetto e disponibilità di risorse adattive ma la sua fissità comporta una adesione stereotipata a schemi precostituiti e una generalizzazione inadeguata delle dinamiche esperenziali ed evolutive. Si riduce così il range di scelta comportamentale. Allo stesso modo l’eccesso di mobilità interrompe la linearità del processo elaborativo, impedendone la sintesi. Il comportamento risultante sarà volubile e inconcludente, quindi scarsamente adattivo.
Se un soggetto, come osservatore di se stesso, acquisisce consapevolezza del funzionamento del corpo mentale ne diviene il gestore. Impara così ad utilizzare eventi anche soggettivamente dolorosi come strumenti per l’ampliamento della coscienza. Lo sforzo effettuato alla ricerca dell’armonia produce esso stesso il primo cambiamento, infatti le sfere abbandonano lo stato di rigidità oscillando alla ricerca della centratura. Tutto ciò si traduce in una visione più oggettiva della realtà, in quanto l’oscillazione delle sfere ci permette di dare più significati alle informazioni in arrivo, osservandole da più punti di vista.
Il principio evolutivo
Come accennato nel paragrafo «ontogenesi», il processo di aggregazione segue tendenzialmente una logica «evolutivamente» prefissata, consistente nell’aggregazione delle sfere in sequenza, dalla prima alla quarta. In realtà, se non ammettessimo un ampio spettro di variazione delle «sequenze evolutive», faremmo grave torto alla libertà di autodeterminarsi di ogni soggetto e, conseguentemente, all’eterogeneo assortimento di comportamenti, vissuti, formae mentis e approcci alla vita che distingue ogni essere dai suoi simili.
Ogni sfera — al suo interno e nella sua relazione con le altre — seguirà, in ordine sparso, un andamento unico e irripetibile alla ricerca delle informazioni che contribuiranno all’aggregazione delle esperienze virtualizzate. Il percorso individuale è autodeterminato in base al livello di autocoscienza del soggetto. In ogni caso, la personale sequenza di ricerca delle esperienze coadiuva e corrobora la variabile L, ossia il grado di «libertà» previsto nel sistema, e conferma la necessità di accogliere e accettare le rispettive diversità.
In conclusione, possiamo affermare che il libero arbitrio offre il principale spunto ad un’elaborazione multivariata delle informazioni, stimolando l’ampliamento degli schemi mentali e cognitivi.