
Abbiamo visto come il sistema mentale abbia la possibilità di giungere ad una condizione di equilibrio(5). Tale equilibrio è il frutto di elaborazioni soggettive particolarmente efficaci nel modificare adattivamente gli schemi mentali e cognitivi, al punto da implicare l’esaurirsi dell’esigenza elaborativa soggettiva, quindi dei movimenti oscillatori delle sfere. La conseguente momentanea condizione di quiete, che rende qualsiasi altro movimento superfluo ed antieconomico, è la sintesi delle precedenti elaborazioni. In questo caso l’identificazione è con il punto centrale della sfera (vedi fig. 11) e l’elaborazione è completa senza ulteriore necessità di «spostamento». La quiete implica il pensiero intuitivo, che trascende il pensiero soggettivo innescando processi creativi di varia natura. Rifacendoci alla dinamica della centratura attraverso il modello idraulico, possiamo definirla come l’«allineamento» dei rubinetti delle quattro sfere. In questa condizione l’energia fluisce liberamente dal basso verso l’alto, senza blocchi o deviazioni, e viene impedita la formazione di ristagni o vortici (fig. 12).
La centratura è da considerarsi come un passo verso l’«oggettività».
Un essere che sperimenta una posizione di centratura trascende momentaneamente il filtro dei propri schemi mentali e cognitivi, stabilendo un rapporto non mediato con la realtà fenomenica.
In senso metaforico, la condizione di centratura può essere paragonata all’«occhio del ciclone». Infatti, come al centro di un ciclone si determina una zona serena, un punto di quiete rispetto al moto turbinoso che la circonda, allo stesso modo, identificandosi con il canale centrale, si determina uno stato di quiete che consente di osservare il vorticare degli eventi senza esserne turbati.
Questa condizione si verifica quando tutte e quattro le zone o aree del corpo mentale si trovano allineate con il canale centrale. Diversa è la condizione di allineamento di una sola sfera. In questo caso l’identificazione con il punto centrale di quiete comporterà il vissuto oggettivo di un solo aspetto di un evento. Le informazioni oggettive di tale vissuto, entrando nel flusso del canale centrale, subiranno deviazioni a causa di storture delle altre sfere.
Essere centrati significa essere consapevoli di ciò che succede mentre sta succedendo, o ancora «riuscire ad osservare la mente in movimento con la mente in quiete»(6).
Normalmente la mente umana si trova in uno stato di «distrazione» costante, che non le permette di cogliere l’ordine implicato. Il vissuto oggettivo nasce invece con la centratura, portando con sé quel seme di equilibrio e di quiete che determina uno stato di presenza nel «qui ed ora» e di attenzione ideale.
Tale stato di «presenza» non è altro che una qualità intrinseca del sistema mente che tutti noi possediamo. Una qualità flessibile e versatile che non dipende dal sorgere o dal mutare dei diversi stati mentali, né dagli umori o dalle forme di pensiero e che non si assopisce più nella distrazione. In questa condizione si sviluppa una consapevolezza più profonda, che implica una visione più ampia di ciò che accade intorno a noi. L’attenzione non viene focalizzata su un singolo oggetto ma rimane diffusamente ricettiva all’ambiente esterno e interno. Un requisito fondamentale per l’acquisizione di una mente «elastica», e a maggior ragione per una centratura, è la capacità di accettazione di se stessi e degli eventi. Ciò implica la necessità di riconoscere i limiti elaborativi e comportamentali dei propri schemi mentali e cognitivi.
È necessario riconoscere che la complessità dei nostri schemi mentali, se da un lato rende possibile l’elaborazione del comportamento, dall’altro, se cristallizzata, limita le possibilità evolutive.
Il limite è dato dalla tendenza dei processi mentali a far rientrare l’interpretazione delle esperienze entro modelli già consolidati, tendenza che spesso si accompagna all’uso di meccanismi di difesa.
Seguire compulsivamente i modelli abituali e identificarsi con essi porta alla costruzione di un’identità illusoria, basata su pensieri o stati mentali mutevoli a cui siamo costretti ad aggrapparci continuamente per poter dire «quello sono io», oppure «io sono fatto così». Tutto ciò solitamente avviene a livello inconscio e le risposte che vengono date appaiono come un riflesso condizionato di ciò che siamo abituati ad essere. Le nostre identità illusorie, ripetutamente alimentate, acquisiscono forza nella nostra mente e, ogni volta che sorgono, ne veniamo letteralmente invasi. Durante una centratura, questa tendenza a identificarsi col pensiero soggettivo può finalmente essere riconosciuta chiaramente. La condizione che ne deriva spezza il ciclo compulsivo del pensiero, stabilizza la mente e rende più elastico l’uso degli schemi mentali: il pensiero viene lasciato scorrere senza esserne disturbati.
La condizione di armonia sperimentata attraverso la centratura viene memorizzata dal sistema stesso, che tenderà a riproporla riconoscendone il valore.
Uscire dall’identificazione con i propri schemi mentali non è semplice e non accade solo perché lo si desidera. È necessario un passaggio, graduale ma deciso, di presa di coscienza del percorso illusorio delle precedenti virtualizzazioni. Tale comprensione è a volte accompagnata da disagio e sofferenza, legati alla consapevolezza dell’insufficienza degli schemi mentali e alla necessità di sostituirli con altri più adattivi.
Giungere ad una condizione di centratura significa quindi sperimentare, dopo un’armonica espressività delle sfere del mentale, uno stato di quiete interiore. La momentanea condizione d’equilibrio a cui si giunge si ripercuote nel sistema mente, rendendolo più consapevole, più attento e più spontaneamente presente a ciò che accade dentro e fuori di noi.


Note:
(5) Il sistema mentale si trova, in un certo senso, sempre in una condizione di equilibrio risultante dalla sommatoria delle posizioni/movimenti delle sfere. Il grado di economia energetica di tale equilibrio è indice di funzionalità del sistema e trova la sua massima espressione nella posizione di centratura.
(6) Nella letteratura psicologica tale concetto è stato ripetutamente indicato dalle varie scuole come una delle massime vette della coscienza dell’essere, di volta in volta definita con concetti e termini diversi ma complementari: «individuazione» e «capacità di attingere all’inconscio collettivo», «sé transpersonale», «supervisore», «piano supercosciente», «sé profondo», «autorealizzazione», «realizzazione del sé», facoltà intuitiva, insight, indipendenza dal campo, fase di peak performance nella psicologia dello sport, etc.
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