5. CENNI INTRODUTTIVI ALLA DINAMICA DELLE SFERE — 5.4 La quarta sfera

IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE di Danilo Speranza


IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE — Introduzione alla scienza della coscienza. Danilo Speranza. Roma, 2006.

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La quarta sfera ha la duplice funzione di organizzare la comprensione di se stessi e dell’ambiente esterno, da quello più prossimo e conosciuto a quello ignoto, collocabile alla massima distanza concepibile. Mediante tali funzioni l’area della comprensione sintetizza da un lato l’interazione tra le sfere sottostanti e dall’altro, esplorando l’ambiente conosciuto, compie proiezioni probabilistiche sull’ignoto. In particolare, in questo modello, tali funzioni sono correlate rispettivamente alla semisfera inferiore (comunicazione intrasistemica) e a quella superiore (comunicazione intersistemica).

Fig. 30 Encefalo con ipofisi e ipotalamo

Lo sviluppo della corteccia cerebrale nelle regioni superiori della sfera è indicativo della complessità dei processi elaborativi cui essa presiede. L’espressione massima di tale complessità (centratura del sistema mentale) consiste nel reclutamento e coordinamento delle strutture sottocorticali, le quali formano una rete in cui tutti gli elementi sono interconnessi. La rete neurale non è solo metafora di comunicazione intrasistemica ma anche intersistemica. Usando una immagine di tipo informatico potremmo dire che quando la rete interna (Intranet) ha coerenza massima è possibile il collegamento con la rete globale (Internet)(6).

5.4.1 Funzione di coordinamento e integrazione (comunicazione intrasistemica)
Riprendendo quanto osservato nel corso del secondo capitolo, intendo qui dare risalto al ruolo nodale, rispetto alla comunicazione intrasistemica, della regione del collo, che segna il passaggio dalla terza alla quarta sfera.

Fig. 31 Tiroide, paratiroidi e laringe

In quest’area troviamo la tiroide e le paratiroidi(7) (fig. 31), ghiandole vitali associate a metabolismo, crescita e sviluppo, e la laringe, responsabile della produzione dei suoni(8). La tensione delle corde vocali può essere inferita dalla fluidità e dalla spontaneità nell’espressione sonora, sintesi di istanze provenienti da affettività e comprensione.
L’organo più rappresentativo della sfera della comprensione è l’encefalo, protetto dalla scatola cranica, la struttura di contenimento più compatta del sistema scheletrico (fig. 30 e 32). La tripartizione dell’encefalo secondo MacLean rispecchia il diverso livello elaborativo all’interno della quarta sfera e riassume la funzione di coordinamento delle altre tre. Voglio infatti sottolineare un evidente parallelismo tra evoluzione e aggregazione delle sfere verso l’alto e sequenza evolutiva delle strutture cerebrali, da quelle arcaiche alle più recenti. Il cervello rettiliano (archeocortex), simbolicamente correlato alla prima area del corpo mentale, è prevalentemente collocato nella semisfera inferiore della quarta, in cui vengono organizzati schemi cognitivi orientati alla regolazione delle funzioni vitali. Il neocortex, degno «portavoce» della sfera della comprensione, è da riferirsi alla semisfera superiore, ove le informazioni giungono ad integrarsi in schemi cognitivi funzionali al pensiero e ai processi mentali superiori. Il paleocortex, infine, correlabile sia alla seconda che alla terza sfera, è posizionato nella parte mediana della quarta, a simboleggiare il ruolo di interfaccia e integrazione tra funzioni primarie di sopravvivenza e processi cognitivi propri dei circuiti emotivi(9).
In prossimità del centro della sfera troviamo infatti l’ipotalamo, che si occupa della coordinazione fra funzioni nervose superiori e funzioni vegetative e neuroendocrine.

Fig. 32 Encefalo

L’ipotalamo, emanando assoni che innervano il lobo posteriore dell’ipofisi, è in grado di coordinare le attività del sistema nervoso centrale e del resto del corpo tramite il sistema endocrino. Tale sistema agisce lentamente mediante la diffusione di ormoni, stimolanti o inibitori, attraverso il torrente sanguigno. Gli assi ipotalamo-ipofisari sono un chiaro ed emblematico esempio di regolazione da parte della semisfera inferiore della quarta area sulle altre tre. In particolare, attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, si esplica la regolazione cognitiva delle funzioni afferenti alla prima area. Allo stesso modo, l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene è un esempio del controllo cognitivo sul comportamento egoico relativo alla seconda area. Inoltre, l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide è il principale mezzo di regolazione cognitiva delle funzioni relazionali della terza area, a cui afferiscono istanze della seconda e della prima. Gli assi appena citati sono solo alcuni esempi di come gli schemi cognitivi intervengano nella regolazione dei comportamenti di tutte le aree sottostanti. In questo contesto non va sottovalutato il ruolo dei rami simpatico e parasimpatico del sistema nervoso autonomo e di tutti gli altri meccanismi fisiologici di comunicazione e di interregolazione tra la quarta area e le sottostanti che, per semplicità espositiva, non verranno trattati in questa sede.
A questo punto è doveroso citare il contributo del Dott. Ryke Geerd Hamer, fondatore della «Nuova Medicina»(10). Questi sostiene che la malattia origina contemporaneamente a livello di psiche, cervello ed organi. Secondo Hamer la malattia non è un errore o uno squilibrio della natura ma rappresenta l’attivazione di un programma di emergenza, attraverso il quale l’organismo può superare un trauma imprevisto. A seguito di un trauma psichico si verificano contemporaneamente l’insorgenza di una alterazione morfofunzionale nel cervello (focolaio di Hamer — F.H.) e la manifestazione della malattia nell’organo corrispondente. Le localizzazioni del F.H. e della malattia organica sono determinate dal contenuto del conflitto, secondo il principio di corrispondenza ontogenetica dei tessuti. Quanto più un conflitto è relativo ad un comportamento arcaico, tanto più la malattia che si genera riguarda un organo onto-filogeneticamente più primitivo. Pur non disponendo di un modello coerente ed unitario di sistema mentale, Hamer definisce la psiche come integratrice di tutte le funzioni negli ambiti comportamentali e conflittuali. Applicando il modello a quattro sfere a questo generico concetto di psiche i suoi studi assumono ancor più rilevanza. A tale proposito voglio portare ad esempio il caso dello stesso dr. Hamer, da cui ebbe origine l’innovativo percorso di ricerca che lo condusse alla formulazione della «Nuova Medicina». Il grave conflitto di perdita del figlio gli provocò l’insorgenza di un teratocarcinoma al testicolo destro, corrispondente ad un F.H. nella parte craniale del mesencefalo. Il senso biologico attribuito da Hamer a questa patologia è quello di poter arrivare ad una più rapida «riproduzione di tipo arcaico»(11).
Secondo il presente modello, tale quadro clinico è relativo al tentativo di superare il trauma subito dalla configurazione mentale. La disorganizzazione conseguente al trauma obbliga a riorganizzare schemi cognitivi funzionali al nuovo stato. Nel caso dell’elaborazione della perdita del figlio la prima sfera, dovendo far fronte all’istinto di conservazione della specie, rigenera e potenzia le funzionalità dei tessuti riproduttivi, così come avviene durante i primi tre mesi di vita intrauterina. Il trauma si focalizza a livello della prima sfera per l’impossibilità di elaborare il vissuto di lutto alla seconda (blocco) e alla terza (rebound alla prima). Si noti come il tema dell’arcaicità sia centrale, a più livelli, nel processo di superamento del trauma. Innanzitutto, a livello organico si manifesta il tentativo di organizzare un tessuto dalle caratteristiche embrionali, come a voler fornire ex novo un substrato fisico funzionale al comportamento riproduttivo.
A livello cerebrale la localizzazione del F.H. nella porzione craniale del mesencefalo (tronco encefalico) mette in evidenza l’arcaicità ontofilogenetica della struttura che, come sappiamo, è da riferirsi simbolicamente alla prima sfera. Infine, dal punto di vista psichico, si manifestano meccanismi di regressione la cui interpretazione può andare dalla negazione dell’esperienza traumatica fino al volersi presentare di fronte all’evento con una struttura psichica riorganizzata retroattivamente dall’evento stesso. In questa seconda ipotesi la coscienza, così ampliata, rivisita e integra l’evento rendendolo scevro da connotazioni traumatiche, determinando un ampliamento di range della scelta comportamentale.

5.4.2 Funzione intersistemica
La funzione di comunicazione intersistemica è svolta complessivamente dagli organi di senso. La pelle è il confine tra il sé e il non sé e rappresenta la prima possibilità di contatto immediato con il mondo esterno. Tuttavia, gli organi che offrono la possibilità di raccogliere informazioni a «distanza» sono distribuiti nella quarta sfera e manifestano le funzioni di collegamento, proprie di quest’area, fra interno ed esterno(12). Olfatto e gusto, afferenti alla regione inferiore, sono principalmente finalizzati al mantenimento dell’omeostasi dell’organismo, mentre udito e vista sono principalmente funzionali alla proiezione di sé nell’ambiente. Inoltre questi ultimi si differenziano in base alla distanza e alla natura dello stimolo che sono deputati a percepire: mentre gusto e olfatto ricevono stimoli di tipo molecolare e a breve distanza, udito e vista percepiscono stimoli provenienti da grandi distanze e di natura ondulatoria (luce/suono). Gli organi di senso rappresentano dunque la possibilità di connessione con l’altro da sé, ossia il primo passo di comunicazione tra microcosmo e macrocosmo.
La dinamica interno-esterno è espressa in maniera compiuta dal funzionamento del neurone. Esso è in grado, attraverso le componenti macroscopiche, di comunicare con il resto dell’organismo per mezzo di segnali di tipo biochimico e bioelettrico (comunicazione intrasistemica) e allo stesso tempo di ricevere e trasmettere, mediante le strutture subatomiche, segnali a grandi distanze (comunicazione intersistemica). A tale proposito si può fare riferimento alle ricerche di Penrose e Hammeroff e alle applicazioni in ambito neurofisiologico del fenomeno dell’entanglement quantistico (orch. OR di Penrose-Hammeroff)(13).
Ricollegandoci al concetto di Campo Esteso (cfr. 4.1) quale modalità più sottile di comunicazione intersistemica, intendo qui porre in evidenza come le strutture subatomiche del neurone (microtubuli citoscheletrici) mettano l’individuo in condizione di stabilire un collegamento con l’universo. Attraverso questo collegamento egli può trascendere i limiti della sua soggettività in una prospettiva di espansione della coscienza. Si noti come le strutture fisiche infinitesimali siano quelle che permettono la comunicazione con l’infinito concepibile(14), mentre quelle fisicamente più evidenti e visibili realizzino la comunicazione a breve distanza.
Per concludere questa breve introduzione alla psicosomatica, soffermiamoci brevemente sui diversi livelli comunicativi della parola, in considerazione dell’importanza che questa riveste nell’ambito terapeutico: come la parola «ammala», così «guarisce».
A questo proposito voglio ricordare come il termine Logos facesse riferimento, fin dall’antichità, ad una pluralità di significati (ragione, pensiero, verbo, etc.) tendenti ad una visione della realtà secondo un principio ordinante che oggi potremmo ricondurre ai concetti di attrattore, frattale ed ologramma.

Comunicazione con il mondo interiore
La parola è la risultante di un complesso e continuo processo cognitivo di ristrutturazione degli schemi mentali dell’essere, pertanto può essere correlata alla malattia. Infatti, quando viene utilizzata per sostenere schemi mentali e cognitivi inadeguati, essa dà luogo ad una disorganizzazione organica e a comportamenti disadattivi. Può altresì essere correlata a ristrutturazioni cognitive risultanti da processi di espansione della coscienza. In questi casi, nel dialogo interiore intervengono parole che promuovono un incremento della plasticità neurale ed un’ottimizzazione dell’equilibrio psicofisico.
Si può inoltre ipotizzare che la parola sia in grado di indurre modificazioni della struttura e/o regolazione del DNA(15). Ritengo che la modificazione di schemi cognitivi, associata ad un nuovo uso delle parole, dia luogo ad una serie di eventi biochimici all’interno dell’organismo, che terminano nella induzione di segnali cellulari. Questi si manifesterebbero a breve termine con una modificazione della regolazione del DNA e, a lungo termine, indurrebbero vere e proprie mutazioni mediante meccanismi a feedback. La parola permetterebbe di passare da un’informazione assimilata ma non ancora consolidata ad un’informazione stabilizzata e trasmissibile alle generazioni successive.

Comunicazione con l’altro
A livello macroscopico la parola rappresenta un codice condiviso (aspetto metacomunicativo), un’informazione (aspetti semantico e pragmatico) ed anche il substrato fisico per la trasmissione di configurazioni mentali complesse, che tradiscono indicazioni relative alle dimensioni o al livello di coscienza. Questo particolare uso della parola va ad attivare un insieme di strutture cerebrali, gerarchicamente interconnesse, che permettono l’elaborazione di una strategia complessa di risposta. Per quanto riguarda i primi due aspetti, essi non comportano necessariamente un’effettiva condivisione di significato. Non si può tuttavia negare l’esistenza della comunicazione in sé, poiché è sempre possibile rilevare modificazioni nel ricevente a prescindere dalla sua disposizione a comunicare.
Appartenendo ad un range che va dagli aspetti semantici condivisi dei concetti astratti fino a quelli subnucleari della materia stessa, la parola è la più complessa forma di comunicazione di cui disponiamo. L’esperienza clinica ha permesso di raccogliere testimonianze sull’esistenza di fenomeni di profonda empatia tra esseri, riscontrabile nell’uso di un linguaggio riconducibile alla stessa realtà noumenica.

Comunicazione con il trascendente
Tramite la parola è possibile acquisire ed elaborare concetti, costruendo la propria rappresentazione della realtà e di ciò che la trascende. Al tempo stesso, la parola può essere lo strumento attraverso il quale l’essere si rivolge al Divino per entrare in «relazione» con esso. Gli esempi del tentativo di produrre un contatto con una realtà più profonda attraverso l’atto linguistico sono numerosi, si pensi al significato mistico-esoterico dei nomi e delle lettere nella Cabala ebraica o all’intuizione istantanea provocata dal koan zen. Si deve inoltre ricordare come, nelle tradizioni popolari di differenti culture, alla parola sia demandato il compito di operare profonde modificazioni sulla realtà tangibile (vedi parola magica, mantra, riti sciamanici, formulazioni alchemiche, preghiere e invocazioni etc.) e come il «Verbo» divenga il principio primigenio di creazione della realtà, il primo atto divino nella tradizione biblica. Infine si può citare il Corano che, se letto nella sua lingua originaria, stimola particolari condizioni nel credente, portandolo a percezioni mistiche attraverso le sillabe e i suoni.
In tutti questi casi, la parola non è più semplice «effetto» ma diviene ricettacolo di leggi universali. La purezza percepita nel fenomeno porta istantaneamente alla considerazione del fenomeno stesso come noumeno.
Concludendo, possiamo affermare che ogni tentativo di relazione con il noumeno genera un ampliamento della coscienza, in quanto spinge la mente oltre il «bordo» dell’esperito conosciuto.
Parallelamente alla complessità dell’idea del Divino e alla capacità di rappresentarlo, aumentano sia il livello di coscienza individuale e collettiva che la complessità delle leggi noumeniche rintracciabile nella realtà fenomenica. Si tratta di un potenziale di creazione della «realtà » intravisto ma non ancora pienamente comprensibile(15). Possiamo immaginare che, raggiungendo la migliore approssimazione concepibile, la descrizione — pur soggettiva — del noumeno da parte del fenomeno determini lo stesso manifestarsi noumenico.

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Note:
(
6) Vedi fenomeni di coerenza quantica (S. Hagan, S. R. Hammerof, J.A. Tuszynski. Quantum Computation In Brain Microtubules: Decoherence and Biological Feasibility, in «Phisical Review» Vol. 65, 061901-11).
(7) La tiroide si trova nel collo, a ridosso dei primi anelli della trachea e della parte inferiore anteriore della laringe (tra la parte superiore della terza e l’inizio della quarta sfera). Essa regola il metabolismo, l’accrescimento e la differenziazione dei tessuti. Inoltre accelera tutti i processi ossidativi in cui viene prodotta l’energia. Con la produzione della calcitonina, la tiroide diminuisce il livello del calcio nel sangue, inibendone la liberazione e/o promovendo la deposizione del calcio nelle ossa. Le paratiroidi, invece, si trovano dietro la tiroide. Sono piccole ghiandole essenziali per la vita, situate tra la terza e la quarta sfera. L’ormone paratormone, antagonista della calcitonina secreto da tali ghiandole, stimola l’attività osteolitica degli osteoclasti, favorendo il passaggio di calcio, magnesio e fosfati nel sangue. Agisce sui reni inibendo il riassorbimento dei fosfati e riducendo l’escrezione del calcio. Infine favorisce indirettamente l’assorbimento del calcio e dei fosfati da parte dell’intestino attivando la vitamina D. L’equilibrio fra le attività della calcitonina e del paratormone è fondamentale per il mantenimento dell’omeostasi del calcio.
(8) Vedi 2.4.
(9) Vedi ad es. il sistema limbico.
(10) R.G. Hamer. Testamento per una nuova medicina. Nuova Medicina Ed., Alhaurin El Grande, 2003.
(11) Ivi, pag. 1207.
(12) È da notare che, a parte le orecchie che si trovano in posizione laterale (cfr. il ruolo di tale organo nel riflesso di orientamento), tutti gli organi di senso sono posti nella regione anteriore della sfera. Essi tendono infatti a recepire le informazioni presenti nell’ambiente, funzionali alla proiezione di sé nel futuro.
(13) Vedi S. Hagan, S.R. Hammerof, J.A. Tuszynski. (Op. cit.).
(
14) L’essere, nel suo tentativo di rappresentare l’infinito spazio attraverso l’attività mentale, tende ad assimilarlo ad un concetto che si espande al crescere della conoscenza e della relativa coscienza. In realtà, a mio parere, l’infinito è trascendente e non riferibile ad alcuna rappresentazione soggettiva.
(15) Nel pensiero scientifico si fa riferimento al fenomeno della suggestione e dell’autodeterminazione delle ipotesi.

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