
Le zone al confine fra la prima e la seconda sfera, più che sfumare gradatamente l’una nell’altra — come le altre –, sembrano formare un’unica unità funzionale (fig. 18).

A livello anatomico ciò si riflette nel fatto che gli organi del sistema gastrointestinale sono racchiusi nel peritoneo. In linea di massima si può ipotizzare che gli organi del sistema gastrointestinale siano sottoposti all’influenza della seconda sfera quando esplicano funzioni digestive e a quella della prima quando svolgono funzioni escretorie, «restituendo» alla terra il cibo già digerito. La seconda area sovrintende alla gestione delle funzioni vitali e psicologiche relative all’io e all’identità personale. È situata nella regione del ventre e comprende la cavità peritoneale e gli organi e sistemi in essa contenuti (intestino tenue e parte del crasso, stomaco, reni, fegato, milza, cervello enterico e pancreas). Risulta intuitivo il parallelo tra le funzioni di digestione e assimilazione proprie degli organi menzionati e i processi mentali (cognitivi ed emotivi) inerenti la costruzione e la difesa dell’io.

Al centro della sfera (fig. 19) e verticalmente, per tutta la sua estensione, si distendono l’aorta, la vena cava inferiore e il condotto toracico (grande collettore della linfa). Questo è un importante centro di raccolta delle informazioni «umorali» riguardanti il contenuto di acqua, di nutrienti nel sangue, di mediatori chimici regolatori delle risposte di difesa e del metabolismo (ormoni, neuropeptidi, mediatori solubili del sangue come le citochine).
L’unica rappresentazione del sistema scheletrico in questa regione è la colonna vertebrale, a testimonianza della necessità di minore «strutturazione » rigida dell’area dell’io.
La sfera comprende principalmente organi molli, inclini ad un frequente ricambio tissutale e ad una elevata plasticità strutturale. Un io psicologicamente sano è caratterizzato da un buon grado di autorigenerazione e fluidità funzionale. La sfera, anche fisicamente, tende ad essere il più possibile «plastica» e quindi in grado di essere «forgiata» dall’esperienza (psicologica/alimentare). Al contrario, ogni forma di rigidità genera aggregati disfunzionali (tendenti alla patologia).

In questa sfera trova la sua localizzazione la maggior parte degli organi dell’apparato gastrointestinale (fig. 20).
La sfera dell’io riceve ed assimila dall’ambiente le informazioni che la andranno a costituire dinamicamente: sia a livello fisico che psicologico si assimilano i «nutrienti» scartando i «non nutrienti».
Il primo organo deputato alla elaborazione dei nutrienti è lo stomaco (fig. 21), che degrada il cibo grazie all’acido cloridrico e ai pepsinogeni.

Simbolicamente, lo stomaco rende «io» l’esperienza. La letteratura popolare e psicosomatica è ricca di frasi come: «quello non lo digerisco» oppure «quella cosa mi è rimasta sullo stomaco», che rendono ragione di quanto sia stato introiettato nell’immaginario collettivo il valore simbolico dell’organo in questione. Il suo posizionamento nella parte superiore della sfera è da mettere in relazione alla funzione psicologica «sublime» di «vuoto contenitore», quindi alle dinamiche di accettazione ed accoglimento. Una configurazione adattiva dell’io tende a trarre il massimo valore nutrizionale dall’esperienza vissuta nel presente.
Il ruolo principale di assimilazione dei nutrienti è sostenuto dall’intestino tenue. Ritengo che i cibi assimilati e le macromolecole in essi contenute abbiano un ruolo simbolico strettamente correlato agli aspetti psicologici dell’esperienza. Se ne deduce che le preferenze e le intolleranze alimentari rispecchino configurazioni psicologiche particolari.
Oltre alla funzione escretoria, pertinente la prima sfera, anche il colon, seppur in misura minore, svolge la funzione di assimilazione dei nutrienti. Tuttavia il ruolo principale del colon è quello di mantenimento dell’equilibrio elettrolitico e idrico dell’organismo umano(3).
Il ruolo dei reni è di particolare importanza nel bilancio idrico del corpo. L’equilibrio elettrolitico ed idrico è tendenzialmente correlato alla capacità di assumere io funzionali a gestire comportamenti adattivi di responsabilità e assertività (eliminazione idrica/concentrazione dei minerali nutrienti) e, parimenti, accoglienti e fluidi (assorbimento idrico/diluizione dei minerali). Definendo l’elasticità dell’io quale capacità di «muoversi» lungo il continuum psicologico di concentrazione/rilassamento, possiamo supporre che il correlato fisiologico di tale elasticità sia il corretto rapporto idrico/salino. Si pensi all’assorbimento idrico come ad un processo di «accogliente espansione» e, al contrario, alla concentrazione di sali come ad un momento di «preparazione all’azione». Strettamente legati a questa dinamica sono i fenomeni di stipsi e diarrea, psicologicamente correlati rispettivamente al «trattenere» elementi dell’esperienza passata, ormai depauperati di valore informazionale, o nel «liberarsi» anzitempo di esperienze presenti senza coglierne i dati utili.

Alterazioni in questa area indicano che l’individuo, incapace di elaborare correttamente le esperienze «nutrizionali» (alimentari o psichiche) perde la capacità di adattarsi all’ambiente e sviluppa un livello di stress disfunzionale («distress» in termini di assorbimento o perdita eccessiva). A tale proposito, nelle più generali caratteristiche di interazione con gli stimoli ambientali dell’io, si inscrive il ben noto ruolo di adattamento allo stress svolto dalle surrenali (fig. 22).

La fisiologia del fegato (fig. 23) è orientata alla produzione di energia dell’organismo (metabolismo dei carboidrati e dei grassi) ed è simbolicamente associata all’aggressione dell’«evento» esperenziale al fine di metabolizzarlo (comprenderlo). L’alterazione dell’omeostasi psico/fisiologica nei due estremi di iper e ipo attivazione dà luogo alle tipologie temperamentali dell’«aggressivo» e del «flemmatico». Il tipo aggressivo si irrigidisce in atteggiamenti distruttivi verso l’oggetto esperenziale, nel vano tentativo di rendere assimilabile ciò che non contiene e quindi non comprende. Al contrario, il tipo flemmatico assume un atteggiamento fintamente distaccato nei confronti dell’oggetto esperenziale per evitare la frustrazione derivante dalla consapevolezza della sua incapacità di assimilarlo.

Il pancreas (fig. 24) si trova in posizione centrale sul piano trasversale della sfera e si allunga, assottigliandosi, nella regione sinistra (ove è localizzato il meccanismo di autodistruzione del sistema mentale). Le sue funzioni sono sostanzialmente due, una esocrina e una endocrina. La funzione esocrina viene svolta dal parenchima tubulo-acinoso della testa del pancreas, il quale secerne enzimi litici e ioni bicarbonato per favorire la digestione e normalizzare l’acidità del pre-digerito gastrico, riversandolo nel duodeno. La funzione endocrina viene invece svolta dalle isole di Langherans, distribuite in tutto il parenchima, produttrici di ormoni regolatori della disponibilità di glucosio, «carburante» cellulare ad uso immediato. L’insulina induce le cellule ad assorbire glucosio e il fegato ad immagazzinarlo come riserva energetica, sotto forma di glicogeno. Al contrario il glucagone, ormone antagonista dell’insulina, ha la funzione di mobilitare il glucosio dai tessuti e soprattutto dai depositi di glicogeno nel fegato. Inoltre, il pancreas produce somatostatina, che inibisce il fattore di crescita GH ipofisario. Il pancreas ha perciò il ruolo di sensore/regolatore delle riserve energetiche e regolatore dell’accrescimento. A mio avviso ciò costituisce il correlato fisiologico della condivisione e dell’equa distribuzione dell’energia psichica assimilata, a sostegno di tutte le strutture dell’intero sistema. Riprendendo in considerazione la sua posizione di confine tra seconda e terza sfera, voglio mettere in risalto come il pancreas sostenga l’attivazione basale necessaria ad una adeguata capacità di accoglimento, propedeutica ad una corretta espressione dell’affettività.
L’equilibrio di tale funzione è garantito da un sano ambiente psichico che supporti le fasi di sviluppo infantile ed adolescenziale dell’io. Eccessive frustrazioni — in termini di carenze contenitive e strumenti conoscitivi insufficienti — possono apportare all’individuo gravi alterazioni nel meccanismo di assunzione e gestione dell’energia mentale. La sfera in questo caso è caratterizzata da una grave instabilità, generata dal conflitto tra la ricerca di energia (attenzione/consapevolezza) e l’incapacità di acquisirla. L’individuo interessato da questa posizione dell’io si sente abbandonato, comunque non sostenuto dall’ambiente di riferimento, ma in effetti manca egli stesso delle basilari capacità di contenimento/sostegno ad altri e, soprattutto, a se stesso. Definisce l’ambiente come poco interessante mentre la mancanza di stimoli è dovuta alla sua incapacità di porre la giusta attenzione. Disfunzioni pancreatiche possono essere associate a disturbi bipolari e sindrome maniaco-depressiva; in alcuni casi è possibile assistere a sclerotizzazioni di posizioni estreme di remissività o aggressività.
Un esempio di patologia del pancreas è il diabete, malattia che si sviluppa per una carenza della produzione di insulina. I tessuti soffrono la mancanza del segnale che li dovrebbe indurre ad assumere il glucosio come nutrimento. Tale patologia potrebbe riguardare l’incapacità dell’individuo di accogliere l’energia psichica offerta dall’ambiente. Viene così a mancare il sostegno indispensabile all’alimentazione delle funzioni mentali, e l’energia viene dispersa a terra (glucosio nelle urine nel diabete mellito).
Anche a proposito della milza (fig. 21) esiste una correlazione tra il meccanismo di autodistruzione dell’intero sistema mentale e il ruolo fisiologico della stessa (regolazione della risposta immunitaria e ricambio dei globuli rossi). L’ipertrofia della milza corrisponde ad una aumentata attività di degradazione dei globuli rossi e ad una maggiore attivazione del sistema immunitario.

Come generalmente avviene nelle malattie autoimmuni, le normali funzioni di difesa dell’organismo si attivano impropriamente causandone l’autodistruzione. Si consideri che quanto esposto nella presentazione del modello a proposito del collegamento tra seconda e quarta sfera, trova il suo correlato fisiologico nei circa 200 milioni di neuroni (fig. 25) localizzati nell’apparato digerente, in particolare nell’intestino(4). La digestione avviene in maniera autonoma ed intelligente perché le cellule endocrine (conosciute in passato come cellule di Kuitschitzky) sono molto simili alle cellule nervose (paraneuroni). Esse sono in grado di inviare segnali appropriati al resto del corpo, al fine di adeguare il processo digestivo alla situazione. Oltre a soprassedere alle funzioni vitali (ricerca del cibo ed elaborazione delle sostanze necessarie alla vita delle nostre cellule), compito assai riduttivo per una cosi grande massa di neuroni, il «cervello enterico» ha probabilmente un ruolo legato alle emozioni ed all’inconscio. Infatti le sue cellule producono neurotrasmettitori (il 95% della serotonina è prodotta in quella sede) e proteine che contribuiscono al buon funzionamento del sistema nervoso centrale.
Le funzioni del «cervello enterico», o «cervello addominale», sono probabilmente ancora sottovalutate. Occorrerà infatti approfondire gli studi riguardanti la sua capacità di influenzare il sistema nervoso centrale in termini di gioia e dolore, attrazione e repulsione, sensazioni e sentimenti spesso inconsci o semi-consci, attraverso le vie preferenziali del midollo spinale e dei nervi cranici (in particolare del nervo vago). Mi auguro che tale approfondimento possa chiarire ulteriormente i correlati fisiologici del dialogo tra seconda e quarta sfera.
Note:
(3) In condizioni di salute il colon è deputato all’assorbimento di sodio (Na), cloro (Cl), acqua (H2O) e ad una modesta secrezione di potassio (K).
(4) Il cervello enterico si sviluppa verso il basso dal plesso celiaco (situato al di sotto del diaframma e quindi all’apice della sfera) e dal plesso aortico addominale. È costituito dal plesso mesenterico inferiore e superiore. Somiglia al sistema nervoso dei celenterati (meduse).
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