5. CENNI INTRODUTTIVI ALLA PSICOSOMATICA DELLE SFERE - 5.3 La terza sfera

IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE di Danilo Speranza


IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE — Introduzione alla scienza della coscienza. Danilo Speranza. Roma, 2006.

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Fig. 26 Diaframma

Il diaframma (fig. 26) è il muscolo ad innervazione mista (volontaria e involontaria) che separa la regione addominale da quella del torace, ovvero la seconda dalla terza sfera.
Il suo movimento alternato di contrazione/rilasciamento è responsabile della profondità del respiro e di conseguenza, in collaborazione con i muscoli intercostali, del volume di gas scambiato con l’esterno. La corretta funzionalità di questo muscolo permette un’importante opera di «massaggio» degli organi addominali, favorendo l’eliminazione delle tossine e di qualsiasi tipo di ristagno. Stressors di natura psicofisica possono indurre rigidità del diaframma. La mancanza di «elasticità funzionale» può essere usata come indicatore di una riduzione del flusso di informazioni, attraverso il canale centrale, tra seconda e terza sfera. Il «blocco diaframmatico » impedisce l’espansione della cavità addominale, simbolicamente ostacolando l’«abbandono», ossia la capacità dell’io di lasciare e lasciarsi andare. Ciò è attribuibile ad un’insicurezza dell’io, cronicizzata a causa di comportamenti disadattivi sclerotizzati o di tossine chimico/alimentari ristagnanti nell’organismo. Un io con schemi mentali non sufficientemente armonici e coerenti difficilmente è propenso a lasciarsi andare alla «condivisione», base del comportamento affettivo, e ha scarsa propensione allo scambio energetico con l’altro da sé e col macrocosmo.

Fig. 27 Cuore e polmoni

Possiamo postulare la contrattura cronica del diaframma come il correlato fisiologico di «emozioni congelate» o comunque di contenuti mentali che non fluiscono attraverso il canale centrale dalla seconda alla terza sfera. Il patrimonio energetico della sfera affettiva ne risulta così depauperato.
La sfera affettiva(5) sovrintende alla gestione delle funzioni vitali e psicologiche inerenti le relazioni interpersonali. Gli organi rappresentativi di quest’area sono il cuore e i polmoni (fig. 27), due organi vitali la cui attività è caratterizzata da un movimento «pulsante» di espansione e contrazione che rimanda all’azione del «donare» e del «ricevere».
Nel patrimonio psichico condiviso, il cuore è simbolo dell’anima che nutre ogni cosa con il suo amore (amore indifferenziato o «Cristico»). Tuttavia ritengo che esso sia piuttosto da mettere in relazione al comportamento affettivo «differenziato», come dimostrato dall’iconografia relativa all’amore di coppia.
Il cuore è il «motore della vita», attraverso la circolazione sanguigna si occupa della distribuzione dell’ossigeno e dei nutrienti alle cellule. Di conseguenza esso ben si presta a simboleggiare un comportamento diretto ad un soddisfacimento egoico di tipo assimilativo, attraverso la proiezione dell’io su un oggetto specifico. Ciò giustifica la sua posizione anatomica nella parte inferiore della sfera (leggermente spostato a sinistra) dove l’energia tende all’affettività differenziata. A differenza del cuore, che si occupa della distribuzione intrasistemica di ciò che altri organi hanno assimilato dall’esterno, i polmoni sono in contatto diretto con l’ambiente, da cui traggono l’ossigeno che poi cedono alle cellule attraverso la circolazione sanguigna. Lo scambio gassoso accompagna ogni individuo per tutta la vita, costituendo un flusso di comunicazione tra essere e ambiente.
Bronchi e polmoni si estendono ai due lati della sfera occupandone quasi tutta l’area. Ciò rende ragione del loro ruolo simbolico di contenimento e scambio che coinvolge tutte le sfumature dell’affettività: da quelle relative ad un singolo oggetto, su cui si proietta il proprio io, fino a quelle dirette ad un tutto indifferenziato, o macrocosmo, contenitore di ogni relazione.
L’immaginario collettivo non ha sin qui proposto metafore significative dei polmoni come espressione del più sublime comportamento affettivo. Ciò dimostra come la funzione respiratoria sia il correlato fisiologico dell’affettività indifferenziata, in quanto non interviene la funzione autoreferenziale dell’io attraverso riferimenti specifici all’organo. Ci si riferisce invece all’attività respiratoria come sinonimo di condivisione del singolo col tutto («in quel posto si respirava una bell’aria… » «c’era un’atmosfera gradevole…»).
Nella regione inferiore della sfera, che come abbiamo visto sovrintende all’affettività differenziata, troviamo le ghiandole mammarie (fig. 28). Per la donna le mammelle hanno un importante ruolo psico/fisico nelle relazioni con il partner e con i figli. In particolare la loro collocazione anteriore, prossima all’ambiente esterno, ne mette in risalto la funzione di accoglienza e nutrimento.

Fig. 28 Ghiandole mammarie

In conclusione osserviamo il valore simbolico degli arti superiori. Le braccia (fig. 29) sono collocate nella regione superiore della sfera affettiva, dove l’energia tende a sfumare verso la comprensione; ciò rende ragione della loro funzione evolutiva. Le braccia e le mani, oltre a raggiungere ogni zona del corpo, sono in grado di manipolare gli oggetti dell’ambiente esterno, non solo per il soddisfacimento dei bisogni primari (prima e seconda sfera) ma anche per la realizzazione di una progettualità operativa (quarta sfera).

Fig. 29 Gabbia toracica e braccia

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Note:
(
5) A causa dell’importanza degli organi racchiusi in quest’area, si tratta di una regione particolarmente protetta dal sistema muscolo-scheletrico.

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