6. CRITERI DIAGNOSTICI E DI INTERVENTO - 6.2 Un modello diagnostico

da IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE di Danilo Speranza



IL SISTEMA MENTALE A QUATTRO SFERE — Introduzione alla scienza della coscienza. Danilo Speranza. Roma, 2006.

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Nell’osservare le persone che ci circondano ognuno di noi è portato a fare considerazioni su emozioni, atteggiamenti, stati d’animo e comportamenti. Si giudica, si assolve, si condanna, si specula e ci si improvvisa profondi conoscitori dell’animo umano, a volte intuendo frammenti di realtà oggettiva e a volte perdendoci in voli pindarici. Ogni giudizio è lontano dalla realtà oggettiva nella misura in cui è presente una posizione mentale che la virtualizza: la realtà cambia a seconda delle «lenti» con cui l’osserviamo. Tuttavia, la realtà oggettiva è intuibile quando la mente è centrata, ovvero quando le sfere sono allineate.
Gli operatori della salute mentale hanno la speranza — talvolta la pretesa — che i propri giudizi siano sostenuti dalla scienza, che dovrebbe ridurre al minimo alcuni degli aspetti incongruenti della soggettività. Ogni percorso di formazione professionale, nato dagli sforzi intellettuali rispetto ad una teoria e dalla prassi clinica, contribuisce alla creazione di un modello diagnostico. Modelli diagnostici diversi utilizzano strumenti più o meno simili. Quello attualmente più usato ed accreditato dagli operatori della salute mentale è il DSM-IV-TR. Per suo tramite, individuando alcuni sintomi presenti nella fenomenologia, si giunge ad una classificazione caratterizzata da una sigla corrispondente. Sulla base di tale accordo, gli operatori comunicano le proprie diagnosi, sostenuti dalla ragionevole speranza che i colleghi associno alla sigla qualcosa di simile al loro pensiero. In realtà, riorganizzando la storia clinica di pazienti con decenni di istituzionalizzazione psichiatrica alle spalle, spesso ci si imbatte in una diagnosi differente per ogni medico che li ha visitati.
In linea di massima più è oggettivo il modello generale di riferimento, più efficace sarà il modello diagnostico.
La teoria generale presentata in questo testo ha lo scopo di offrire alla psicologia e alle scienze affini un modello esaustivo comune, che crescerà e si rafforzerà nutrendosi delle esperienze di coloro che se ne servono. Quando un consulente riceve la visita di un nuovo paziente ha dinnanzi a sé una configurazione unica ed irripetibile. Ogni sfera ha infinite posizioni e possibilità di combinazione con le altre, di conseguenza la probabilità che due individui si presentino con la medesima posizione è infinitesimale. La diagnosi deve mirare a stabilire come e perché la coscienza del paziente sia stata limitata da barriere autodeterminate mediante «parziali» reazioni agli eventi. Quali sono le esperienze che il soggetto ha rifiutato di assimilare? Quali dati mancano alle singole sfere affinché possano cogliere le informazioni presenti negli eventi? Quanto sono adeguati gli schemi cognitivi ad estrapolare dal contesto una «realtà» che stimoli un comportamento adattivo?
Nel tentativo di elaborare un modello diagnostico occorre ricordare che le sfere, virtualizzando la realtà, sono sempre in movimento. Il fotogramma di un momento non è il filmato completo di un’esistenza, pertanto non può essere la posizione delle sfere un indicatore della condizione di un individuo. Ad esempio, il terapeuta che deve attivarsi al massimo per percepire le sfumature dimensionali della coscienza può mettere in atto, simulandola o mimandola, una virtualizzazione estrema di tipo psicotico esclusivamente come esercizio empatico. Infatti, la chiave che permette la comprensione della patologia è l’individuazione degli eccessi di rigidità e di mobilità delle sfere che determinano un esperire disfunzionale degli eventi. Può accadere che la ricerca delle informazioni necessarie al naturale evolversi degli schemi mentali e cognitivi ristagni in atteggiamenti psichici e comportamentali che, lungi dall’apportare le informazioni richieste, divengono motivo di separazione dal contesto e dunque causa di impedimento per la coscienza. Tali atteggiamenti si estinguono quando producono l’informazione adeguata divenendo adattivi ed organizzati da schemi mentali e cognitivi coerenti.
Il naturale momentaneo potenziale di coscienza produce il vissuto soggettivo di soddisfazione epistemofilica e inibisce il comportamento per prove ed errori, rinforzando il comportamento adattivo e mirato. A volte lo schema cognitivo è adeguato ad offrirci una estrapolazione della realtà coerente col livello di coscienza, ma vissuta come dolorosa. Allora l’individuo può cedere alla tentazione di rimuovere il dolore dal proprio campo di coscienza, assumendo posizioni mentali rigidamente organizzate per impedire il libero fluire del pensiero. In questo modo, inficiando i validi schemi cognitivi consolidati dall’esperienza, l’essere produce la disarmonia derivante dal mancato uso del proprio potenziale di coscienza.
Nell’ottica del modello idraulico, osserviamo ogni sfera rispetto all’allineamento con il canale centrale e consideriamone alcune rotazioni ideali lungo le tre dimensioni. Dalla posizione di centratura si osserverà la testa del rubinetto capovolta a 180° rispetto all’asse superiore-inferiore; ruotata di 90° rispetto al movimento orario-antiorario; ruotata di 90° sia in avanti che indietro rispetto all’asse antero-posteriore.
La posizione di centratura, risultante dall’allineamento del rubinetto con il canale centrale, rispecchia l’assenza del filtro soggettivo nell’osservazione di un evento. Come più volte accennato, in caso di allineamento simultaneo delle quattro sfere si avrebbe l’intuizione, ovvero si coglierebbe il valore oggettivo dell’esperienza. Si può considerare centratura anche il capovolgimento completo della sfera, ma l’oggettività colta rientrerà in un’economia diversamente evolutiva: in entrambi i casi vi è un’espansione della coscienza, ma il capovolgimento fa sì che la parte più sublime si scambi di posto con quella più grezza, producendo un pensiero lucido ma finalizzato a scopi egoistici.
Detto ciò, si prenda in considerazione la deviazione dell’apice del rubinetto, con l’auspicio di svelare l’illusione che la sottende e il valore simbolico insito nelle carenze elaborativo-energetiche che la producono. Si analizzeranno aspetti mentali derivanti da posizioni estreme della sfera che, considerati nella loro singolarità, hanno un mero valore di studio. La diagnosi non potrà mai riferirsi a posizioni nettamente definite ma a «sfumature» in interazione dinamica. Ritengo che l’interiorizzazione del modello sia il primo passo per l’operatore che voglia acquisire la capacità di percepire la patologia come configurazione complessa, espressione di un restringimento del potenziale di coscienza.

Prima sfera

Fig. 33

Il rubinetto della sfera allineato con il canale centrale (fig. 33) garantisce la possibilità di vivere la sessualità sia nella sua forma grezza che in quella creativa, permettendo l’afflusso d’energia alla seconda sfera. Attraverso il circuito laterale destro si raffigura simbolicamente il legame con la terra, che assicura il flusso in entrata di energia vitale e di conseguenza l’integrità delle pulsioni sessuali. Attraverso il circuito collaterale sinistro si mantiene il legame con l’affettività. Anche nel caso in cui una seconda sfera gravemente inclinata interrompa la comunicazione attraverso il canale centrale, viene comunque garantita la possibilità di integrare la sessualità nell’ambito di un eventuale rapporto affettivo.

Fig. 34

Il rubinetto della sfera ruotato di 180° implica disturbi del comportamento sessuale (fig. 34). L’essere vive una sessualità non conforme alla propria natura (equilibrio tra le quattro sfere) a causa dell’inversione tra parte grezza e sublime nella sfera. La sessualità grezza e genitale, tendente al possesso del partner e alla marcatura del territorio, occupa lo spazio deputato alla sessualità sublime, tendente alla compenetrazione di due identità. Il comportamento sessuale in oggetto risente di «distorsioni» che sono la risposta adattiva ad un trauma subito durante lo sviluppo psicosessuale. L’inversione della sfera mette in contatto le pulsioni sessuali più grezze con le istanze tendenti alla definizione dell’identità attraverso processi di separazione/distinzione (parte inferiore della seconda sfera). In questo modo viene a mancare il supporto della parte alta della sessualità all’identità, generando comportamenti sessuali distonici con il senso di identità stesso. Nel caso in cui l’essere ponga l’accento sull’identità uomo/donna ciò può dar luogo ad atteggiamenti omosessuali. Non si tratta della normale condizione omosessuale, la quale va in tutto e per tutto assimilata a quella eterosessuale eccezion fatta per la presenza (parziale o totale) di dissonanza tra natura biologica e sentore psichico. Ritengo infatti che la condizione omosessuale di origine non traumatica non sia immediatamente da riferirsi a deviazioni della sfera tout-court.

Fig. 35

Il rubinetto della sfera ruotato di 90° in senso antiorario implica che la testa del rubinetto abbandoni la posizione di centratura per cercare il legame con la terra (fig. 35). Si offre la parte grezza all’affettività scaricando lateralmente a terra le energie più sottili. La riorganizzazione dei circuiti energetici che ne consegue è complessivamente orientata ad un depauperamento energetico. La convinzione illusoria è l’ottenimento di energia dalla terra, l’assunzione di energia vitale attraverso una pratica sessuale aliena dall’impegno affettivo. Si ottiene invece un completo scollegamento tra prima e terza sfera che genera una completa chiusura verso l’affettività. Questa condizione impedisce l’afflusso dell’energia alla seconda sfera. Il pensiero sessuale non si accorda con l’io, pertanto la sublimazione è impossibilitata e la coscienza risente del mancato apporto dell’energia sessuale. Le derivanti patologie assumono aspetti maniacali, caratterizzati dalla totale assenza di contenuti affettivi nell’oggetto sessuale scelto. L’ossessività nel reiterare il comportamento sessuale corrispondente a tale deviazione è determinata dall’inseguire una gratificazione che rimane inevitabilmente frustrata. La pericolosità per se stessi e per terze persone, anche sconosciute, fatte oggetto d’attenzione può raggiungere livelli molto elevati.

Fig. 36

Il rubinetto della sfera ruotato di 90° in senso orario implica che la testa del rubinetto abbandoni il canale centrale al fine di cercare il collegamento laterale con la sfera dell’affettività (fig. 36). Ne risulta una sessualità ansiosamente alla ricerca di un rapporto affettivamente tutelante. Tale rotazione è fondata sull’illusione di esorcizzare il pericolo della delusione affettiva. Le delusioni invece arrivano dalle aspettative frustrate di accordo tra sessualità e affettività. Attraverso tale contorsione ci si illude di creare un legame indissolubile tra la sfera sessuale e quella affettiva, invece recidendo il legame con la terra si perdono le pulsioni sessuali. Il comportamento sessuale è orientato a concretizzare rapporti escluvamente platonici. La sfera non «disperde a terra» energia e creatività, l’individuo mantiene l’interesse sessuale ma quest’ultimo troverà soddisfazione in «tempi migliori».

Fig. 37

La testa del rubinetto ruotata in avanti di 90° implica l’abbandono della posizione di centratura al fine di proiettarsi verso l’ambiente (fig. 37), in una posizione di massima estroversione in cui l’individuo brama l’espressione sessuale al punto di condizionare rilevantemente il comportamento verso l’approccio.
Questa condizione si riscontra spesso in concomitanza con il risveglio ormonale negli adolescenti. I collegamenti con la terra e l’affettività sono salvi, la sfera conserva la propria energia e può legarla a contenuti affettivi. Invece il collegamento con la seconda sfera attraverso il canale centrale risulta compromesso. L’io ignora i contenuti di una sessualità comunque agita provocando l’insorgere di conflitti intra ed interpersonali.

Fig. 38

La testa del rubinetto della sfera ruotata indietro di 90° implica l’abbandono della posizione di centratura al fine di «sfuggire» all’ambiente (fig. 38). Si tratta di una condizione di estrema introversione, in cui conflitti interiori ed esteriori inducono il soggetto a nascondere i propri contenuti mentali di natura sessuale. Come nell’estroversione, si conservano i collegamenti con la terra e con l’affettività e si impedisce invece l’afflusso dei contenuti alla seconda sfera. L’io non è immediatamente consapevole della fuga sessuale dall’ambiente, di conseguenza il comportamento può produrre nuovi conflitti che irrigidiscono ulteriormente la deviazione.

Seconda sfera

Fig. 39

Il rubinetto della sfera allineato con il canale centrale garantisce l’espressione dell’io, sia come vuoto di separazione che come vuoto contenitore (fig. 39). Esso permette l’afflusso di contenuti mentali alla terza sfera, sicché l’energia «vuoto contenitore» evolve e si sublima nella possibilità di accogliere contenuti affettivi. Il collegamento a destra, con la comprensione, è intatto. Anche qualora intervengano deviazioni della successiva sfera affettiva prossime ai 90°, l’essere conserva la possibilità di comprendere il proprio io ed elaborare le preziose informazioni che da esso provengono.

Fig. 40

Il rubinetto della sfera ruotato di 180° genera l’inversione della sfera producendo un io volto unicamente alla mistificazione a fini manipolativi (fig. 40). Gli aspetti di separazione dell’io e il «vuoto nichilista» prendono il posto del «vuoto contenitore» in prossimità della terza sfera, impedendo l’afflusso energetico verso l’affettività. L’energia non evolve verso l’affettività, ma ristagna nel nutrimento della propria identità alla ricerca della mera gratificazione. Il comportamento si manifesta egocentrico ed accentratore, con modalità che divengono più sottili a seconda del grado di astuzia dell’essere. I contenuti qui prodotti possono giungere alla comprensione attraverso il collegamento laterale, che rimane intatto, e il comportamento mistificante, qualora la posizione della quarta sfera lo permetta, può rientrare nell’ambito di lucide strategie.

Fig. 41

Il rubinetto della sfera ruotato di 90° in senso antiorario (fig. 41) implica che la sfera abbandoni la condizione di centratura per cercare l’ampliamento del flusso d’informazione verso la comprensione. Coltivando l’illusione di migliorare i rapporti tra seconda e quarta sfera, di fatto si sottrae al flusso centrale l’elaborazione prodotta in quest’area, impedendo che evolva in contenuti affettivi. La quarta sfera, qualora non sia gravemente inclinata, può elaborare un flusso di informazioni molto soggettivo. La bramosia derivante dall’essere famelicamente proiettato verso la comprensione renderà il comportamento aggressivo verso l’ambiente.

Fig. 42

Il rubinetto della sfera ruotato di 90° in senso orario (fig. 42) implica che la sfera abbandoni la condizione di centratura, orientandosi verso la zona in cui è presente il collegamento laterale con la terra (cfr. 4.1). Quando tale circuito viene attivato da meccanismi patologici, che prescindono dalla naturale funzione nutritiva, il contenuto energetico della sfera viene «scaricato» verso la terra. È il meccanismo di autodistruzione del sistema. L’aggressività è autodiretta. I contenuti soggettivi qui prodotti trovano una logica nell’obiettivo di annientare il sistema mentale, distruggendo in primo luogo il sistema ospite, il corpo fisico. Ogni atteggiamento autolesivo comporta sfumature di questa posizione.

Fig. 43

La testa del rubinetto della sfera ruotata in avanti di 90° implica la ricerca esasperata d’espressione della propria identità individuale (fig. 43).
L’io si proietta verso l’ambiente, cercando soddisfazione al bisogno di mostrarsi. Il comportamento è finalizzato a catturare l’attenzione dell’ambiente e a fagocitarne i contenuti psichici. Il collegamento con la comprensione è salvo, mentre è impedito l’afflusso verso l’affettività lungo il canale centrale. Lo spazio fisico/psichico è vissuto come terreno di conquista in cui affermare la propria individualità ed è impedita la sublimazione del flusso elaborativo verso la condivisione tipica dell’espansione affettiva.

Fig. 44

La testa del rubinetto della sfera ruotata indietro di 90° implica la «fuga espressiva» (fig. 44). Quest’ultima è una profonda introversione dell’io: ci si ritira dall’ambiente, vissuto come frustrante. Il profondo vissuto d’inadeguatezza spinge l’essere ad inibire il comportamento espressivo. La mancanza d’espressione dell’io abbassa la probabilità di agire comportamenti efficaci nel rapporto con l’ambiente, i quali sono fonte di sicurezza per l’io. Si genera così un circolo vizioso tra insicurezza ed incapacità comportamentali, caratteristico del vissuto soggettivo d’inferiorità. Il collegamento con la comprensione è salvo, alla quarta sfera giungono contenuti altamente frustranti, inadatti a contribuire alla formazione di modelli comportamentali adattivi. La sublimazione verso l’espansione affettiva è impedita, la sicurezza nell’ambito del rapporto affettivo è lasciata quasi interamente a gratificazioni di tipo sessuale.

Terza sfera

Fig. 45

Il rubinetto della sfera allineato con il canale centrale garantisce l’espressione affettiva come sentimento diretto sia ad un oggetto specifico, sia ad un tutto indifferenziato (fig. 45). Esso permette l’afflusso elaborativo alla sfera della comprensione, in modo che il contenuto affettivo possa evolvere verso la conoscenza delle leggi che regolano il mondo interiore ed esteriore. Attraverso il collegamento sinistro, l’affettività opera un mutuo scambio di informazioni con la sessualità.

Fig. 46

Il rubinetto della sfera ruotato di 180° genera l’inversione della stessa, producendo la condizione di arroganza (fig. 46). L’energia più sublime, relativa all’affettività diretta verso un tutto indifferenziato (tipica dei grandi ideali), lascia il posto a quella più grezza. L’immediato ritorno energetico derivante dallo scambio con uno specifico individuo, è finalizzato alla gratificazione dell’io. Avendo affetto solo per se stessi e per chi ci garantisce affettività, ci si arroga qualsiasi diritto comportante un vantaggio personale. I circuiti collaterali sono salvi, quindi è possibile riempire la sessualità di contenuti provenienti dalla sfera affettiva.

Fig. 47

Il rubinetto della sfera ruotato di 90° in senso antiorario (fig. 47) implica che l’individuo coltivi l’illusione di evolvere attraverso la completa dedizione a valori generici e idealizzati, scissi da una reale condivisione e partecipazione. È questa, ad esempio, la condizione di chi proietta l’idea di una divinità scissa dall’umanità, di chi si illude di trovare Dio fuggendo dal mondo o di chi pensa di amare la natura, gli animali e l’umanità, salvo poi attuare comportamenti disattenti e prevaricanti verso chi gli sta vicino. Recidendo il circuito che collega affettività e sessualità si orienta la sfera verso l’idea di un astratto «tutto indifferenziato », mettendo da parte i propri simili e, di conseguenza, l’attuazione pratica del gesto amorevole. La sfera della comprensione non riceve quanto prodotto in questa sede, pertanto gli schemi cognitivi non possono garantire un comportamento affettivo equilibrato.

Fig. 48

Il rubinetto della sfera ruotato di 90° in senso orario (fig. 48) implica che la sfera abbandoni la posizione di centratura per concentrare il pensiero affettivo verso la sfera sessuale. Il comportamento è caratterizzato dalla ristrettezza delle relazioni affettive. L’individuo investe energeticamente soltanto su chi fa parte del proprio ristretto panorama affettivo, in quanto da costoro si aspetta un immediato ritorno in termini di piacere. Anche in questo caso il flusso energetico sfugge al canale centrale: la sfera della comprensione non può ricevere gli input affettivi dirottati verso la sessualità e gli schemi cognitivi del comportamento affettivo risultano nuovamente impoveriti.

Fig. 49

La testa del rubinetto della sfera ruotata in avanti di 90° implica il bisogno estremo di contatto relazionale (fig. 49). L’estroversione affettiva è qui esagerata, ne risulta un comportamento irruente verso l’ambiente, prepotentemente esplorato al fine d’individuare l’oggetto d’investimento energetico. Il collegamento laterale è integro, l’essere può instaurare sinergie con la sessualità ed arricchire un eventuale rapporto affettivo di contenuti sessuali. Viene meno, invece, il collegamento con la comprensione attraverso il canale centrale: la quarta sfera non può ricevere quanto processato in questa sede.

Fig. 50

La testa del rubinetto della sfera ruotata indietro di 90° comporta la «fuga» dall’investimento energetico sull’ambiente (fig. 50). L’estrema introversione implica un comportamento caratterizzato da atteggiamenti di chiusura e diffidenza verso i propri simili in quanto si teme che un contatto affettivo abbia conseguenze frustranti. L’integrità del collegamento laterale, che permette le sinergie affettivo-sessuali, garantisce la potenzialità di una relazione erotico-sentimentale. Anche in questo caso la comprensione non si può avvalere dei contributi qui elaborati.

Quarta sfera

Fig. 51

Il rubinetto della sfera allineato con il canale centrale (fig. 51) garantisce l’espressione tanto del pensiero formale quanto di quello astratto (relativo al noto e all’ignoto). La sfera può elaborare ciò che riceve dalle sfere inferiori e a queste rispondere, stimolandone la centratura. Qualora anche le altre sfere si allineino, il pensiero perde valenza soggettiva divenendo intuitivo. L’integrità del collegamento con l’io genera una chiara visione di se stessi. L’efficacia degli schemi cognitivi garantisce un comportamento caratterizzato da atteggiamenti tendenti all’armonia, sia per quanto riguarda il rapporto con gli altri che l’ignoto da esplorare.

Fig. 52

Il rubinetto della sfera ruotato di 180° genera l’inversione della sfera, producendo la convinzione di essere depositario delle leggi universali e negando l’incessante divenire del processo evolutivo (fig. 52). La comunicazione tra la comprensione e l’io è ancora possibile. Il ripristino del circuito collaterale determina, attraverso processi riverberanti, un reciproco rinforzo tra le posizioni assunte dalla seconda e dalla quarta sfera: gli schemi cognitivi, non più modulatori dell’io, diventano un suo «possesso». Il feedback esclusivo tra i due sfocia nell’affermazione: «io possiedo la comprensione di tutte le leggi». Si capovolge il rapporto tra pensiero concreto/formale e pensiero superiore/astratto. L’utilizzazione del pensiero superiore per finalità grezze è funzionale alla manipolazione altrui.

Fig. 53

Il rubinetto della sfera ruotato di 90° in senso antiorario (fig. 53) implica che la sfera abbandoni la posizione di centratura per ricercare la comprensione esclusiva della propria individualità. Il comportamento è caratterizzato dalla estrema ricerca di conferme alla propria ragion d’essere: l’individuo perde la capacità di ascoltare gli altri, si parla addosso o rimugina continuamente. La quarta sfera, così gravemente inclinata, perde la consapevolezza di quanto elaborato dalla prima e terza sfera. Il pensiero è ingombrato dai contenuti provenienti dall’io, più o meno «vorticosi» in funzione del grado di deviazione della seconda sfera.

Fig. 54

Il rubinetto della sfera ruotato di 90° in senso orario (fig. 54) implica che la sfera abbandoni la posizione di centratura per scollegarsi dall’io, rivolgendo la parte più sublime verso ciò che è sconosciuto. Il convincimento illusorio è sostenuto dall’idea che, così facendo, si possa comprendere l’ignoto ma, di fatto, si impedisce l’elaborazione cosciente degli input inviati dalle sfere sottostanti. Questa condizione (come spesso avviene per posizioni delle sfere diametralmente opposte) a volte è conseguente all’atteggiamento di comprensione rivolta per lungo tempo verso se stessi.

Fig. 55

La testa del rubinetto della sfera ruotata in avanti di 90° implica che la comprensione è sbilanciata verso l’ambiente (fig. 55). Questa eccessiva estroversione trova fondamento nella convinzione illusoria che una caccia spasmodica di input arricchisca i propri schemi cognitivi. Di fatto, così facendo, s’impedisce l’afflusso di informazioni dalle sfere sottostanti. Le analisi relative alle componenti sessuali, dell’io e affettive insite negli eventi, non giungendo al campo di coscienza, non possono arricchire gli schemi cognitivi.

Fig. 56

La testa del rubinetto della sfera ruotata indietro di 90° (fig. 56) comporta la fuga cognitiva dall’ambiente, che viene vissuto come frustrante: non si vuol conoscere per non soffrire. Così facendo si interrompe l’afflusso di informazioni provenienti dalle sfere sottostanti e si ha, di conseguenza, un impoverimento delle capacità cognitive. Si «fugge» dalla realtà (fonte di sofferenza) che diverrà nel proprio vissuto ancora più frustrante in quanto sempre meno capita.

Queste posizioni schematizzate sono possibili ma rare. La configurazione patologica di un individuo è una gestalt dove diverse sfumature, sommandosi, creano la peculiarità del pensiero soggettivo. Ricordo, ad esempio, che uno spostamento antero-posteriore del rubinetto della sfera può sommarsi a deviazioni lungo l’asse orario-antiorario e che vanno considerate anche le interazioni tra le quattro sfere, nonché l’analisi dell’intera configurazione fatta dalla quarta. La comprensione elabora gli input soggettivi, cercando di colmare lacune nei collegamenti neurali tramite rapide oscillazioni o l’irrigidirsi in posizioni abituali.
Nel formulare la diagnosi, pertanto, i dati anamnestici devono interagire con l’analisi del pensiero in tutte le sue sfumature, l’analisi posturale e la storia clinica degli organi. La postura rappresenta la versione fisica del flusso di elaborazione mentale lungo le sfere, inoltre gli organi possono essere considerati il referente fisico della porzione di sfera in cui ristagnano le informazioni. Tuttavia, nel considerare la somatizzazione di un contenuto mentale individuato, o per risalire da un disturbo fisico alla posizione di una sfera, bisogna tenere conto del punto di sperimentazione del soggetto. Ogni esperienza affrontata è sottoposta alla regolazione di leggi in funzione del punto di sperimentazione sopraccitato. Per meglio chiarire il concetto, facciamo un esempio prendendo in esame la verticalizzazione e l’accentuazione della lordosi lombare in due differenti individui di sesso femminile, che presentino entrambi un atteggiamento di marcato e rigido approccio sessuale.

Fig. 57 Punto di sperimentazione nella parte alta della sfera

L’individuo A (fig. 57) ha il punto di sperimentazione nella parte alta della prima sfera. Ciò indica che la coscienza richiede sia un collegamento con l’affettività sia un comportamento sessuale improntato, oltre che al soddisfacimento del piacere in sé, anche alla gratificazione tramite gli aspetti creativi.

Fig. 58 Punto di sperimentazione nella parte bassa della sfera

L’individuo B (fig. 58) ha il punto di sperimentazione nella parte più grezza della sfera. Ciò implica l’accettazione da parte della coscienza di un comportamento sessuale orientato alla mera gratificazione fisica. Nel caso in esame, sia l’individuo A che l’individuo B presentano la testa del rubinetto inclinata posteriormente. Tuttavia, il differente punto di sperimentazione ci obbliga a porre l’accento in modo radicalmente differente nei due casi: l’individuo A ha la parte sublime della sfera in «fuga dall’ambiente»; l’individuo B ha la parte grezza della sfera in condizioni di ricerca attiva di stimolazione ambientale. In entrambi i casi vi è un allontanamento dalla condizione di centratura, nello stesso verso e con uguale angolazione, ma osserveremo fenomeni differenti in virtù delle differenti leggi noumeniche presenti.
La stessa posizione della sfera produce effetti fisici differenti in funzione della libertà di agire o meno in accordo col proprio livello di coscienza.
Il soggetto A, avendo il punto di sperimentazione nella parte superiore della sfera, non può dare forza alla sessualità «grezza», propria della parte inferiore, pertanto non agisce la stimolazione ambientale. Soffre di verticalizzazione e compressione degli spazi vertebrali in sede lombosacrale, inoltre tende alla frigidità.
Il soggetto B, avendo il punto di sperimentazione nella parte più grezza, è mentalmente propenso ad una sessualità senza amore. L’utero tende ad una probabile retroflessione verso sinistra, perdendo il legame con la procreazione, e si nota un atteggiamento di iperlordosi tramite compressione per spostamento di 5L-1S. Quest’ultimo gioca un importante ruolo di richiamo nella fase appetiva del comportamento sessuale.

Una diagnosi completa dovrebbe richiedere l’ausilio di diversi strumenti di indagine che ci permettano di considerare l’individuo nella sua totalità psicofisica. È utile — indispensabile nel caso di deviazioni gravi della seconda sfera — l’analisi dei minerali contenuti nell’organismo e del loro rapporto. Uno squilibrio di tale rapporto, o la presenza di minerali tossici, può provocare alterazioni fisiologiche correlabili a disturbi, anche gravi, del comportamento (cfr. 6.4.2). Non bisogna inoltre tralasciare gli squilibri elettromagnetici rilevabili a livello cellulare, possibili cause di un aumento di entropia dell’intero organismo (cfr. 6.4.1).
È indispensabile che il diagnosta abbia interiorizzato il modello qui presentato. Tale condizione innesca un processo di autoconoscenza, quindi, di ricerca della centratura. La prassi clinica affinerà le capacità necessarie a «percepire» il livello di coscienza dell’altro, al fine di stimolarlo al superamento delle proprie barriere.

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Photo Credit: Massimo Castellani @VersOltre

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