L’Ombrello Enterico

“Ombrello enterico”. Illustrazione di Mara Tassinari

L’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene ha favorito l’evoluzione sin dai primordi, permettendoci di gestire efficacemente calamità naturali, aggressioni di predatori (come la tigre dai denti di sciabola) o più semplicemente battute di caccia.


Quando ci si presenta davanti un evento che richiede maggiori risorse energetiche per essere affrontato, interviene in nostro supporto un programma neuroendocrino atto allo scopo. Sia che si tratti della nostra casa che prende fuoco, di una persona cara che ferisce inaspettatamente i nostri sentimenti o di un’intossicazione alimentare, la psicofisiologia del nostro organismo modifica considerevolmente l’equilibrio neuroendocrino. 
L’ipotalamo, struttura del cervello implicata nelle reazioni emotive e viscerali, prende il comando dell’operazione. Ridimensiona il ruolo della corteccia cerebrale - in particolar modo della corteccia prefrontale, deputata all’elaborazione critica degli eventi - e attraverso l’ipofisi attiva la ghiandola surrenale per produrre cortisolo e adrenalina. L’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene è stato magistralmente inserito nella spiegazione della sindrome generale di adattamento allo stress da Hans Selye già negli anni ‘30.

Questo meccanismo neuroendocrino ha favorito l’evoluzione sin dai primordi, permettendoci di gestire efficacemente calamità naturali, aggressioni di predatori (come la tigre dai denti di sciabola) o più semplicemente battute di caccia.

Oggi l’essere umano ha spostato il focus della propria identità dalla natura fisica a quella mentale, con la conseguenza che sono aumentati notevolmente gli eventi che la nostra coscienza può interpretare come aggressioni al nostro ego.
L’istinto di autoconservazione potrebbe attivare il programma sopradescritto quando il capoufficio smette di salutarci, quando il telegiornale annuncia crisi economica o tragici incidenti, quando il nostro partner diminuisce le attenzioni nei nostri confronti, quando l’automobilista che ci sta accanto invade lo spazio che reputavamo di nostra appartenenza e così ogni qual volta che percepiamo la nostra sfera dell’io minacciata da qualcuno o da qualcosa. Potrebbe essere perfino un contenuto psichico inconscio a turbare il nostro equilibrio neuroendocrino.

Ricapitolando: il programma che l’evoluzione ha organizzato per affrontare eventi emergenziali, nel nostro quotidiano spesso si attiva senza produrre una soluzione efficace che permetta l’acquisizione di informazioni oggettive; la reiterazione del comportamento inappropriato, diviene un meccanismo cronicizzato, quindi inefficace, di gestione degli eventi stressogeni. Quando un programma neuroendocrino perde la sua funzione adattiva, perde anche l’equilibrio tendente all’armonia. Le risposte endocrine di cui ci stiamo occupando - ma anche quelle degli altri sistemi fisiologici come, per esempio, quello immunitario - vengono assoggettate alle disarmonie psicocomportamentali che dominano la personalità dell’individuo in questione.

La tesi che qui intendo sostenere è che alcune persone mirano a proteggersi dagli eventi “minacciosi” attivando i meccanismi psicofisiologici che portano alla formazione del grasso viscerale addominale. Rispetto a chi reagisce alle ”minacce” adottando uno stile adrenalinico di continua belligeranza, introversa o estroversa, rimuginativa o aggressiva, verso il mondo e gli esseri viventi, queste persone appaiono sicuramente più calme. Il cortisolo, in sinergia con il testosterone, promuove la costruzione di uno scudo, costituito da cellule adipose, posto ancor prima dei muscoli addominali, a protezione dall’ambiente esterno.
Ho voluto chiamare questa struttura “ombrello enterico” come a descrivere l’illusione di parare gli strali della sorte e attenuarne l’impatto. In realtà ritengo che la soluzione adottata sia inefficace perché riduce considerevolmente l’assimilazione delle informazioni contenute negli eventi e, quindi, la naturale risposta adattiva a essi. 
Chiaramente, come ogni altra condizione psicobiologica che influenza la personalità, questa risposta disfunzionale è frutto di un compromesso tra i dati a disposizione e la mancanza di quelli ancora da acquisire. Ritengo che la soluzione evolutiva per tali personalità, consista nel dirottare energia dall’impulso autoconservativo verso quello epistemolifico, orientato alla conoscenza, ossia spostare il focus attentivo dalla sfera dell’io a quella della comprensione. 
Così facendo la nuova personalità, restituendo dignità alla corteccia prefrontale, sarebbe caratterizzata da un rinnovato spirito di avventura - ossia dalla propensione ad abbandonare la “zona di conforto” mentale, quegli ambiti e quelle operazioni che ci fanno sentire protetti - per affrontare nuove sfide evolutive. Da una tale trasformazione psicologica mi aspetto una conseguente trasformazione della morfologia fisica e delle abitudini alimentari. Probabilmente verrebbe meno la resistenza alla leptina ed entrerebbe in gioco l’adiponectina per un rapido scioglimento del grasso viscerale, fornendo così energia per sostenere il ritrovato spirito d’avventura. A questo punto l’impulso ad addentare cibo spazzatura verrebbe sostituito dalla voglia di leggere un libro, di cambiare lavoro o di conoscere in profondità qualcuno.

Domenico Ciriaco

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