EPHEM


Ha scoperto davere quarantanni stamattina. Lo specchio del bagno, sbilenco da tempo immemorabile, riflette un viso scavato e stanco. Fino a qualche tempo fa, quel viso sopportava stoicamente il Tempus Fugit , ma ora a guardarlo si direbbe che qualcosa è andato storto.

Prima di tutto ci sono circa 10 chili di troppo, e sono localizzati quasi esclusivamente sulla pancia, e questo non fa che accrescere lauto stima della depressione, che ne esce rinvigorita, ogni mattina di ogni giorno di lavoro. Alessandro è insomma un pigro mangione, un single DOC. La sua vita è scandita dai dischi, sua unica vera passione e dalle donne, sua unica vera disperazione.
Nei momenti buoni gli piace riguardare le copertine dei suoi vecchi LP. Qualche giorno fa, ha notato che molti gruppi rock degli anni 80 si sono sciolti o riciclati in lordure pazzesche, passando dall Hard ad un finto Pop. Alessandro fissava tutti quei dischi e pensò, che forse si erano sciolti, dopo che vennero a sapere che lui aveva comprato un loro disco.

Non ridete. Non cè niente da ridere. Pensate che fino ad allora si era rifiutato categoricamente di fare interviste radiofoniche a star, (Alessandro lavorava da tempo in una emittente radiofonica e con discreto successo, il suo programma di musica rock era considerato Stoico da molti, e i suoi nove anni di repliche ne facevano anche il più Storico.). Pensate ancora, che quando arrivò fulminea londata SUB POP, impazzì realmente. Intervistò Il mitico Kurt Cobain. Pensate ora, che Kurt si è suicidato sparandosi una fucilata, e converrete con me che la sua vita e da prendersi con le molle. Così, tra una collezione di reliquie rock e le sue donne che vorrebberlo sposarlo, se non fossero già sposate con un altro, fa la vita dello sfigato.

Roma è una delizia, quando dall’inverno s’affaccia una debole primavera e Alessandro passa ogni momento che può, al sole freddo del pomeriggio. Gli amanti sul prato, proprio sotto ad un palmizio, lo disturbavano un po.

Loro lì a baciarsi, accarezzarsi e a sognare un mondo antico e tu, come un fesso che fai!

Se queste parole Alessandro le avesse davvero pronunciate, avrebbe sicuramente dato un po troppo nell’occhio.
Roma, le donne, un lavoro ed un ciccione depresso. Meno male che era di destra. Si insomma un fascio. Uno di quelli storici. La destra e la sinistra sono state per lui una vera palestra di vita.

Questa è una storia interessante. E la storia dun amico, Alessandro.
Ascoltate attentamente le mie parole, daranno vita ad immagini più vive d’uno show televisivo.
Erano anni tumultuosi per la nostra nazione. La mania delle bevande gassate dava a tutti una ragione di vita, le reti uniformate unificate, mostravano all’uomo medio ciò che una testa d’uovo pensava di Star Trek, e la domesticazione del cane proseguiva senza sosta. In tutto questo potevano esserci delle mattine, che non hai voglia di fare proprio niente. Apri gli occhi e speri che il mondo fuori si sia fermato. Tutto bloccato, fermo, immobile. 
Col cazzo! Dov’è che avevi letto di una bomba sonica che annulla tutto? In qualche fumettone sicuro.
Comunque vada la giornata, è già una fortuna se ancora ti riesci a svegliare.
Mamma Maria la sera ti coccola prima di andare a dormire, ma la mattina sei uno straccio per pulire il culo ai gatti. 
I gatti, ci sono anche loro. Tre e ce ne fosse uno sano di mente. Il maschio che io chiamo Ciccio, ma il suo nome è un altro, sembra sinceramente schizzato di cervello da quando è arrivato Spock. Non so perché si danno dei nomi ai gatti e comunque non bisognerebbe darne se non impari a conoscerli bene. Ora Lele lo chiamerebbe testadura. Indovinate perché! Poi c’è Spilla che, oltre a spaccarti le palle con il suo insistente miagolio quando decide di mangiare, non fa. A proposito: ovviamente mangiano, dormono e cacano, non essenzialmente nell’ordine.
Ma non voleva vivere da solo direte voi?

Lele vive da solo, che poi in fondo è un modo di dire cretino, comunque si vive da soli come una pulce su di un cane: dovunque ti giri ci sono peli, polvere e ogni tanto incontri qualche pulce come te.

Quando ti parlano di visione nera del mondo credici, è l’unica cosa che ti tiene sveglio. Comunque, ogni tanto ci sono dei momenti di lucidità positiva, che ti sconvolgono la vita. T’innamori, ti rincretinisci, diventi romantico e fai un sacco di casini; anche questo non essenzialmente nell’ordine. Io credo che Lele è nato innamorato, e non per mancanza di affetto che poi è diventato quello che è. Per trent’anni ha dormito ed ha strapazzato la sua psiche con paranoie. Le donne c’erano, ma oltre che scoparsele non glie ne fregava. Poi un giorno ha incrociato gli occhi di un pesciolino, ha respirato la sua aria ed ha assaggiato il sapore del suo mare ... Boom! Partito, cotto come una zucchina lessa.
"Mi accorgo che i tuoi occhi
brillano anche quando la luna non ha
più un posto nel cielo della sera
e le tue mani che graffiano l’aria fredda.

Vedo silenzi uscire dai tuoi pensieri
e i tuoi sogni sento addosso scendere
come la pioggia che lacrima sui vetri
e sveglia i colori dell’inverno.
Bello il pensiero che arriva come un onda
e calma due fiori vecchi come noi
dove il tempo è passato senza alibi
e ha lasciato tutti i giorni che ho, ora.
Bello il mondo tuo

Un vecchio detto dice che il primo amore non si scorda mai; ti credo. Ognuno di noi riesce a fare, quando innamorato, le cose più stronze. L’anno non ve lo dico, cosa serve sapere l’anno,e i nomi me li inventerò, perciò non cercate di riconoscere le persone, anche se poi le avete sposate, vi giuro che negheranno tutto. Solo la città è quella reale: Roma, perché alcuni luoghi sono partecipi della storia, che sarebbe impossibile mascherarli. Roma. Molti la considerano una cosa viva e perciò la trattano come tale.
In molti si alzano la mattina, pensando al modo di come tradirla o ferirla, qualcuno ci riesce, qualcuno no. Ma andiamo oltre. Roma, come ho detto, è una città molto particolare, molte persone se ne innamorano e molte la odiano profondamente, come fosse una suocera che si fa solo i cazzi tuoi, ma per me e la mia storia, Roma è una compagna dolce e sicura, anche se poi io e Lele l’abbiamo vissuta solo di notte.

La notte a Roma è magica. Sembra una strega, che accende fuochi per sabba infernali e la gente si trasforma, diventa folle, e al mattino scorda tutto come dopo una sbronza, compreso il mal di testa.
Il primo amore di Lele è arrivato a trentatreanni. Non che fino ad allora era un verginello, ma le donne gli stavano un pochettino sulle palle.

"Il mio sogno è finito
l’ultimo bacio tuo
un morso dato al mento mio"

Bella fine. Romantica. In una notte buia e fredda disse d’amarla e non la dimentico più. 
Comunque questa storia vada a finire, sappiate che in fondo quel pesciolino, Lele non l’ha mai dimenticato e questo si che ha cambiato la mia vita. La bella che va via e il cretino che resta lì, con solo un bacio. Il primo amore arrivò un giorno di primavera. L’aria era ancora fredda e sul vespone era piacevole correre, tra le macchine di operai e segretarie già incazzate. Quando non ti tocca prendere l’autobus come una schiappa, vivere in un appartamento come un imbecille o chiuso in quelle scatole d’alluminio, in fila con la plebaglia, comandati da un pizzardone perdente. Il lavoro, se lavoro lo si può chiamare, diventava una vera e propria droga. Il mio, allora, era quello di stare al telefono a sentire le disgrazie degli altri. E lì che incontrai per la prima volta Lele. Avete presente le chat-line? Bene, se conoscete la strada, avete capito qual' era il mio compito. Di solito quei lavori sono di esclusiva delle donne, perché apparentemente solo loro riescono ad ascoltare i paranoici frustati, che vogliono sapere se il loro amante le lascerà, se si sposeranno con quel pretino, o cazzate simili.

Un maschio in quel posto era una finezza, una stranezza e se poi aveva una bella voce e una chiacchiera notevole, poteva fare un sacco di soldi. La prima volta che Lele la vide, a me non m attirò affatto. Non travisate, era una bella femmina, molto sensuale, e forse qualche scopatina ci poteva scappare, ma invece no. Mai farlo sul posto di lavoro, per non crearti casini o invidie dei colleghi, che debbo dire in tutta sincerità, non erano poi di così inarrivabile bellezza.

Le settimane che seguirono, svolgendo il lavoro da sogno, erano come un meraviglioso coma ad occhi aperti. Avevo scelto la strada più strana per andare avanti. Una donna una volta mi aveva detto, che quel lavoro mi avrebbe cambiato la vita.

( continua )

Livio Cotrozzi

https://www.amazon.it/gp/aw/d/B00QSSR8KI/ref=mp_s_a_1_3?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85Z%C3%95%C3%91&qid=1476029759&sr=1-3&pi=SY200_QL40&keywords=Cotrozzi+Livio