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Primato italiano nell’export dei prodotti farmaceutici

L’Italia con 29 miliardi di fatturato e 63 mila addetti è il secondo produttore
farmaceutico della UE. Una posizione che si conferma con investimenti in prodotti e tecnologie sempre più innovative, che hanno reso possibile la forte crescita dell’export (+50% dal 2010 al 2014) e la ripresa dell’occupazione nel 2014. Questi i dati diffusi dal Centro Studi Confindustria all’inizio dell’estate.
In Italia, l’industria farmaceutica è caratterizzata da un ampio numero di imprese e da una base produttiva molto solida e competitiva costruita grazie alle risorse umane altamente qualificate, a relazioni industriali moderne e all’innovazione.

In un contesto molto concorrenziale e in un settore ad alto tasso di internazionalizzazione come quello farmaceutico, è necessario puntare sull’export.

L’esportazione è la chiave che permette la crescita dell’industria farmaceutica in Italia.
Le aziende continuano a investire in Italia ed è essenziale che il loro impegno sia supportato da politiche stabili che favoriscano gli investimenti.

Negli ultimi anni, tutti i settori dell’industria hanno evidenziato una grande capacità di competere sui mercati internazionali.
Se si considera il fatturato manifatturiero in Italia tra 2010 e 2014, si nota che il totale è diminuito del 2% mentre nella UE è cresciuto del 7%.
Nel fatturato estero invece l’Italia supera l’UE(+17%, contro +14%).
Tra il 2010 e il 2014 l’Italia ha aumentato il valore delle esportazioni di farmaci e vaccini.
Questi dati riflettono l’avanzamento tecnologico e l’innovazione che hanno accompagnato l’Italia negli ultimi anni. Basti pensare che la crescita della produzione farmaceutica dal 2010 è dipesa per il 21% da produzione di nuovi farmaci, e per il 47% dalla localizzazione in Italia di produzioni prima effettuate in altri Paesi.

I risultati dell’industria farmaceutica sono stati notevoli e sono da attribuire alla scelta degli imprenditori di investire nel Paese puntando su:
- la qualità delle risorse umane;
- l’efficienza dei settori dell’indotto, in particolare nella meccanica e nel packaging, per i quali l’Italia è leader mondiale insieme alla Germania.
L’Italia produce molti più farmaci di quanti ne consumi, e risponde a gran parte della domanda mondiale.
Le esportazioni rappresentano il 72% del fatturato, e sono aumentate del 46% rispetto al 2005. Tra il 2004 e il 2014 il settore farmaceutico ha registrato la maggiore crescita tra tutti i settori dell’economia con +11 miliardi di euro.
In Italia l’export farmaceutico è stato l’unico fattore di crescita della produzione degli ultimi anni. Ed è stato fondamentale per la ripresa
dell’occupazione.

Il valore dell’export nelle regioni italiane

Le imprese del farmaco costituiscono un motore importante del comparto manifatturiero in Italia, evidente nei territori a più alta presenza farmaceutica.
Lombardia. È tra le prime tre regioni farmaceutiche europee. Milano, Pavia, Monza, Varese figurano tra le prime 20 province italiane per export. A Milano il settore rappresenta il 50% dell’export hi-tech. A Pavia la farmaceutica rappresenta il 25% dell’export totale e a Monza il
6%.
Lazio. La farmaceutica è il primo settore industriale nel Lazio (45% del totale), che è la prima regione italiana per export.
Toscana. La prima provincia farmaceutica è Firenze, dove il settore rappresenta il 63% dell’export hi-tech. A Siena la farmaceutica ha un centro di eccellenza mondiale per i vaccini ed è seconda per export.
Emilia-Romagna e Veneto. In Emilia Romagna la farmaceutica ha il centro principale a Parma, dove è il terzo settore per export e nel 2014 è cresciuta del 13%. Nel Veneto, a Verona, Vicenza e Padova la farmaceutica costituisce il 56%, il 34% e il 29% dell’export hi-tech.

La ricerca è la mission dell’industria farmaceutica. A livello internazionale le imprese del farmaco hanno la leadership per valore di investimenti in R&S e per incidenza sul fatturato.
In Italia per la ricerca sono stati investiti 1,3 miliardi nel 2014 e 6 mila addetti.

L’Italia investe meno di altri Paesi europei, tuttavia ha una produzione scientifica di grande valore ed è sede di importanti centri di eccellenza per l’oncologia, le malattie rare, la terapia genica, i vaccini, le biotecnologie.
Sta cambiando radicalmente il modo di fare ricerca, ci si orienta sempre più verso “open innovation” e network: la chiave del successo è la capacità di connettersi alla rete internazionale e di essere competitivi nella propria
specializzazione.

Gli investimenti vanno nei paesi che spingono sull’innovazione. L’Italia deve superare il suo gap rispetto ai concorrenti per l’accesso ai nuovi prodotti, causato dall’elevato numero di vincoli burocratici.
L’innovazione ha inoltre bisogno di un contesto favorevole in tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto:

  • ricerca di base
  • accesso
  • protezione brevettuale
  • valore del marchio
  • governance della spesa

L’efficienza burocratica è un fattore fondamentale sia per le produzioni già esistenti sia per quelle nuove.
Semplificare le procedure è determinante.

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