Cina: mascherine cinesi all’ultima moda

Le mascherine contro l’inquinamento sono fondamentali per i cinesi, specialmente in questi giorni che il nord est cinese è coperto da una coltre di smog. C’è chi però disegna e ricava mascherine all’ultima moda dalle sneakers. A cura di Serena Console su Radio Bullets
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Negli ultimi giorni del 2016, a Pechino e in tante altre città cinese è stato lanciato l’allerta massima per il livello di particelle sottili nocive nell’aria. La vendita della mascherine è in aumento: ma a beneficio di chi?

Preferisci le Nike Air max 90 o le Adidas? No, non sono entrata in un negozio di scarpe da ginnastica se ve lo state chiedendo.

E’ solo la semplice domanda che un giovane imprenditore cinese fa ad ogni cliente per disegnargli la kouzhao che desidera, ovvero le mascherine per il viso che promettono di proteggere l’apparato respiratorio dalle polveri sottili presenti nell’aria. Al costo di circa 700 euro, Wang Zhijun, un designer di Pechino, trasforma delle semplici scarpe da tennis in mascherine facciali belle, leggere e funzionali.

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L’idea del giovane imprenditore è nata 2 anni fa per far capire quanto lo smog sia una grossa piaga nella società cinese moderna.

L’inquinamento atmosferico ha creato un intero settore per la vendita e la produzione di kouzhao: si stima che lo scorso anno i cinesi abbiano speso circa 870 milioni di yuan (oltre 120 mila euro) per acquistare mascherine su Taobao, il più grande sito di e-commerce del paese. Se ne possono trovare di vari modelli: dalle classiche mascherine chirurgiche alle simpatiche stampe dei personaggi dei cartoni o dei videogames più famosi.

E, soprattutto in questo momento, il business del designer Wang sta crescendo tantissimo.

Basta gettare lo sguardo fuori dalla finestra per capire che Pechino è piombata nuovamente sotto la coltre di smog. La stessa che da anni spaventa la popolazione, le autorità e le organizzazioni internazionali.
 Nell’ultimo periodo del 2016, numerose città della regione del nord — est cinese hanno lanciato l’allerta massima contro lo smog: le autorità hanno disposto la chiusura delle scuole e degli asili, il blocco del traffico stradale e aeroportuale. 
 I primi giorni dell’anno del gallo, segno non proprio fortunato secondo l’astrologia cinese, i livelli di particolato, cioè le polvere sottili, hanno raggiunto una soglia 24 volte superiore rispetto a quella raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nella capitale, come in altre città, è stato decretato il livello di allerta rosso per i primi giorni dell’anno

I commenti dei cinesi sui social sono critici verso quella che è stata definita dalle autorità governative “la guerra contro l’inquinamento”. Una guerra che prevede misure valide a contenere i livelli di emissioni delle polveri sottili. Il Ministero dell’Ambiente ha affermato che ci sono state numerose fabbriche che non hanno rispettato i protocolli di tutela ambientale e che queste, quindi, saranno sottoposte ai controlli di ispettori ed eventuali sanzioni. Tuttavia, il problema dell’inquinamento non è legato solo al boom industriale cinese degli ultimi anni, ma anche ai sistemi di riscaldamento delle abitazioni, ancora alimentati a carbone.

La classe media cinese ha addirittura cercato di fuggire dalla nube tossica, volando verso zone più pulite, come Tailandia, Indonesia o Australia; mentre chi è rimasto nella Grande Muraglia ha espresso il suo disappunto su Sina Weibo, il Twitter cinese. Un utente ha caricato una foto scattata dalla sua finestra con la visuale oscurata da una foschia grigia, commentando: “La mattina di Capodanno a Pechino ho pensato di esser cieco”.

La salute dei cittadini del Paese di Mezzo è quindi fortemente minacciata. Secondo gli ultimi studi forniti dall’Università di Nanchino, ci sono oltre un milione di morti premature ogni anno in Cina a causa dello smog; un’altra ricerca conferma che gli abitanti del nord rispetto ai connazionali meridionali, hanno un’aspettativa di vita ridotta di 5 anni e mezzo a causa dell’inquinamento.

Chi rimane in città è così costretto a prendere d’assalto negozi e siti di ecommerce per comprare le kouzhao. Eppure, la stragrande maggioranza dei cinesi usa le maschere di cotone a basso costo che offrono poca protezione: ogni pezzo è acquistato per 2 yuan, circa 2 euro. Molte aziende dicono le loro maschere possono ridurre l’infiltrazione di particolato del 99%, ma non ci sono regole a livello nazionale per la produzione standard del prodotto. Inoltre, le mascherine facciali modello N95, il più comune venduto durante l’epidemia della SARS, non sono fatte per adattarsi bene ai volti cinesi tanto da ridurre solo lievemente l’infiltrazione di polveri sottili nell’apparato respiratorio di chi le indossa.

Solo pochi decidono di acquistare le kouzhao più sofisticate, regolabili a qualsiasi volto e con sistema di filtraggio incluso, spendendo anche oltre 200 euro.

In Cina la popolazione crede di trarre benefici dall’uso delle mascherine, ma c’è da dire che il loro utilizzo è da associare specialmente a un comportamento sociale.
 Le cose sono iniziate a cambiare dal 2003, quando nuove forniture mediche sono entrate nel mercato dopo l’epidemia contagiosa della SARS. Da quel momento, la maggior parte delle maschere sono state fatte in cotone, con una tasca interna in cui è posta una garza: dopo un po’ la garza interna viene cambiata e la mascherina di cotone lavata, pronta per essere riutilizzata.
 L’introduzione nel mercato di queste maschere economiche e pratiche ha reso più facile la quotidianità nelle affollate metropoli cinesi, dove i passeggeri delle metro e dei bus abbandonano molto spesso le buone maniere.

Se molti cinesi indossano le mascherine per proteggersi dallo smog, dalle malattie infettive o dal freddo, tanti altri pensate preferiscono utilizzarle per nascondere quelle che sono le loro emozioni, come sorrisi o cenni di rabbia. O semplicemente per evitare il contatto con la società. La tendenza di indossare le kouzhao è per evitare di avere un contatto diretto con gli altri, soprattutto per le giovani generazioni che sono più abituate a comunicare tramite i social media.

Le kouzhao molto spesso diventono anche un accessorio femminile e tante donne preferiscono indossare una mascherina all’ultima moda, anziché truccarsi.

Qualunque sia la motivazione dell’utilizzo della mascherina, solo gli imprenditori lungimiranti, come ha fatto il nostro Wang, traggono benefici dalla nube di smog che da anni copre le città cinese, a discapito della salute della popolazione.