Diritti e libertà: Ibrahim e il pilota coraggioso

C’era una volta un bambino povero, una madre che pensava al futuro e delle leggi che non sono fatte per i bambini. Poi è arrivato un pilota coraggioso e ha cambiato il corso di questa storia e forse della vita di un bambino. Marco Cesario da Parigi per Radio Bullets sembra raccontarci una favola e, invece, siamo immersi nella realtà. Una realtà dove un “no”, quando è intriso di coraggio, può cambiare.
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Questa storia potrebbe intitolarsi The Terminal, proprio come nel film con Tom Hanks. Ma questa volta il protagonista della storia non è Viktor Novorskj, che si trova bloccato nell’aeroporto JFK di New York, ma un bambino di 8 anni, di nome Ibrahim Mohammed. Chi è Ibrahim Mohammed? Ibrahim è giunto il 21 Marzo scorso a Parigi direttamente dalle isole Comore, a 8000 kilometri di distanza. Sua madre non puo’ garantirne il sostentamento e non puo’ pagarle la scuola perché è troppo povera. Dunque decide di racimolare i soldi per pagare un viaggio ad Ibrahim per raggiungere l’Europa, la Francia, dove abita una prozia di Ibrahim. Lei, ha i mezzi per sostenerlo e per pagargli gli studi.

Ibrahim dunque arriva a Parigi, all’aeroporto di Charles de Gaulle, la sua prozia lo aspetta all’uscita del gate. Ma agli arrivi Ibrahim non arriva mai. Il suo passaporto non convince la polizia di frontiera che lo blocca. Ibrahim in effetti viaggia con un altro passaporto, quello di suo fratello, che ha tre anni di meno. Ibrahim viene scortato in una zona di sicurezza all’interno dell’aeroporto. Un vero e proprio carcere aeroportuale dove sono rinchiusi altri minori. Il 24 Marzo un giudice dei minori prolunga la sua situazione di attesa, nell’interesse del bambino afferma. La corte d’appello di Parigi conferma la prima decisione del giudice. Ibrahim rimane rinchiuso in una prigione aeroportuale, tra una pista degli aerei e lo scarico merci, per oltre 12 giorni. Il suo avvocato Catherine Daoudi cerca di spiegare alle autorità che era stata la madre ad inviare Ibrahim a Parigi perché lei stessa non poteva provvedere ai suoi bisogni e non poteva pagargli la retta scolastica.

Cosi inizia il tira e molla finché succede l’imponderabile. Il 1° aprile, qualche ora prima di recarsi in udienza davanti al giudice dei minori, Ibrahim viene condotto di forza all’aeroporto e imbarcato sul primo volo per le Comore. Una violenza, un sopruso, in barba anche alla Convenzione dei diritti dell’infanzia. Ma qui succede qualcosa d’imprevedibile ed entra in scena il pilota coraggioso. Il pilota dell’aereo, vedendosi sbarcare nell’aereo dei poliziotti che scortano un bambino in lacrima rifiuta di partire. Rifiuta di rispedirlo a casa dove lo attende un destino di povertà. Il gesto del pilota salva il bambino e dà la possibilità all’Associazione ANAFÉ, che si occupa di diritti di minori in zona di transito, di perorare la causa di Ibrahim che alla fine viene affidato alla prozia a Parigi. Una storia fosca che si conclude con un raggio di sole per il piccolo Ibrahim. Non grazie alle autorità, che lo avrebbero solertemente rispedito a casa, ma di un pilota coraggioso Ibrahim potrà andare a scuola e vivere il destino che sua madre aveva sognato per lui.