Due parole con lo psicologo: eventi traumatici, istruzioni per i genitori

Anche l’esposizione indiretta a situazioni di disastro può essere traumatizzante per i bambini. Il ruolo attivo di genitori e di coloro che si prendono cura dei bimbi è fondamentale per aiutarli a gestire e superare l’impatto di eventi critici. Ce ne parla lo psicologo Claudio Mochi
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In altri appuntamenti abbiamo accennato all’impatto di eventi traumatici sulla salute di adulti e dei più piccoli. Alcuni eventi recenti ci spingono a considerare anche la portata dell’esposizione indiretta a contesti traumatici come i recenti avvenimenti di Parigi. A questo riguardo vorrei proporvi il contributo di Risë VanFleet*, una psicologa con cui ho avuto la fortuna di formarmi.

“Ci sono evidenze che i bambini possano essere traumatizzati anche dal contatto indiretto con situazioni disastrose. L’esposizione indiretta avviene attraverso la visione di telegiornali che presentano le informazioni spesso in modo sensazionalistico o con grande ripetitività.

Si può essere coinvolti anche sentendo e vedendo le reazioni emotive degli altri. Considerando l’impatto possibile di alcuni avvenimenti è importante che i genitori siano informati sul trauma, su cosa possa causare e anche rispetto a come aiutare i propri figli a capire e far fronte a questi eventi.

Quando si verifica qualcosa di traumatico è importante dare ai bambini una spiegazione onesta ma semplice di quello che è successo. Rispetto ad alcuni avvenimenti è quasi inevitabile che i bambini ne vengano a conoscenza, attraverso la televisione ad esempio, i compagni di scuola o conversazioni udite tra adulti.

In ragione di questo è opportuno che i genitori o chi si prende cura di loro, svolgano un ruolo attivo nel contribuire a comprendere l’evento. Per rassicurare i bambini è anche importante che i genitori facciano tutto il possibile per tenerli al sicuro.

Coloro che si prendono cura dei bambini dovrebbero limitare l’esposizione dei bambini ai telegiornali che documentano eventi traumatici. Le trasmissioni sono confezionate per un pubblico adulto e i bambini possono non avere le capacità di ragionamento o meccanismi di coping per affrontare l’esperienza di persone che piangono, edifici in fiamme e così via. Anche se i programmi per bambini spesso includono atti di violenza, il tono emotivo della notizia esprime la “realtà” e bambini e adolescenti possono risultarne estremamente spaventati, anche se non lo dimostrano. Non è necessario limitare l’esposizione in modo totale, ma selezionare con attenzione ciò che si vede!

È importante, inoltre, permettere ai bambini di parlare delle loro reazioni a un evento traumatico quando vogliono. Anche se tali conversazioni possono essere difficili, soprattutto se in prima persona stiamo vivendo le nostre reazioni all’evento, nel lungo periodo possono essere di aiuto a tutti.

Una delle peggiori cose che possiamo fare è dire ai bambini: “Non giocare in quel modo” o “non parlarne — è finita — andiamo avanti con le cose.”

La negazione delle reazioni del bambino può portare a problemi più grandi in seguito. È importante, invece, lasciare che i bambini esprimano tutta la gamma dei propri sentimenti inclusa rabbia, tristezza o impotenza.

Per aiutarli è anche decisivo concentrarsi sugli aspetti positivi degli eventi traumatici. Sulla scia di molti disastri, ci sono anche imprese coraggiose, incredibili, toccanti, storie di atti altruistici. Il meglio della sensibilità e della premura umana può sorgere dalle condizioni più orribili. Anche se vediamo alcuni dei peggiori lati dell’umanità dopo degli eventi traumatici,negli stessi possiamo vedere anche alcuni degli aspetti migliori.

È importante per i bambini sentir parlare di queste gesta e di queste persone. Questo promuove senso di sicurezza, la percezione di essere in contatto con altre persone e speranza per il futuro.

Quando il trauma è stato causato dagli esseri umani, come nel terrorismo, è importante per bambini e adulti ricordare che tutti noi guadagnamo forza dalle nostre connessioni umane e che la maggior parte delle persone sono buone. Dichiarazioni aperte, rabbiose, rivolte ad altri gruppi etnici, possono esasperare il senso di insicurezza dei bambini promuovere pregiudizi e dar vita a contraccolpi imprevisti. Gli atti di terrore sono destinati a dividerci, e se siamo in grado di resistere nell’esprimere la nostra rabbia e disappunto, possiamo aiutare i bambini a sentirsi molto più sicuri, insegnando loro che queste cattive azioni sono opera di individui (o di piccoli gruppi di individui) e non di vasti gruppi etnici, razziali e religiosi”.

Nel prossimo appuntamento facendo riferimento nuovamente al lavoro di VanFleet parleremo del ruolo del gioco nell’aiutare i bambini a gestire e superare eventi traumatici. Da Claudio Mochi un augurio di buona giornata.

*Il contributo originale della dott.ssa VanFleet “How parents can help children through traumatic events” è stato tradotto e adattato da Claudio Mochi per questa rubrica su permesso dell’autrice.