Due parole con lo psicologo: Ritardatari Dentro

Vi siete mai accorti di essere sempre in ritardo e di considerare il tempo un vostro nemico? Lo psicologo Claudio Mochi ci spiega come gestire meglio il nostro tempo: dedicato a quelli che non sono cronicamente in ritardo con loro stessi e gli altri.
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Ho un’ora prima dell’appuntamento. Allora ho il tempo per portare a spasso il cane, ritirare gli abiti in lavanderia, passare dal mio amico per prendere il caffè, acquistare le paste, pagare un paio di bollette e lungo il tragitto fare almeno due telefonate.

Per alcuni di voi questi impegni possono risultare davvero troppi, altri invece hanno sicuramente pensato che in base al tempo a disposizione si potevano sbrigare un altro paio di faccende in più.

Il senso del tempo è qualcosa di assolutamente individuale, anche se per la maggior parte delle persone la differenza nella percezione del suo scorrere è minima. Per un numero più ristretto di individui, questa differenza è invece piuttosto consistente. Per alcuni di noi, infatti, il tempo scorre in modo significativamente più lento, per cui tra le varie implicazioni si immagina di avere più tempo a disposizione di quello che effettivamente si ha.

Pensate questo possa essere una particolarità più o meno gradevole di un individuo o un vero e proprio problema?

Immagino che ad alcuni sia venuta in mente la questione del ritardo e quindi le costanti corse contro il tempo o le attese infinite in cui l’incorreggibile collega, amico o sposo mette a dura prova la vostra pazienza.

Un’inadeguata stima del tempo non solo conduce a situazioni poco simpatiche ma è una condizione che incide su moltissime delle attività in cui siamo coinvolti quotidianamente. Barkley, uno dei più autorevoli referenti mondiali sulle questioni dell’iperattività e dell’autocontrollo, considera questa difficoltà come una vera disabilità, perché influisce in modo negativo su qualsiasi prestazione dobbiamo svolgere. Chi ha un’organizzazione del tempo deficitaria inevitabilmente parte svantaggiato in tutte le performance in cui si cimenta.

Per gli adulti che manifestano questa difficoltà potrebbe essere piuttosto complicato modificare la percezione temporale, mentre i più giovani potrebbero trarre beneficio dal rafforzamento di altre funzioni esecutive cui abbiamo fatto riferimento in altri appuntamenti di questa rubrica.

A coloro che hanno esperienza con questo tipo di problema possono risultare familiari i seguenti consigli:

“Calcola bene il tempo che ti serve e poi moltiplicalo per due. Fai il piano delle tue attività prima di quell’appuntamento e poi dai retta a me, sottrai uno o due impegni dalla lista”.

Questi suggerimenti sono esempi di strategie per la gestione del tempo che forse noi stessi abbiamo suggerito o messo in atto per mitigare o contrastare una percezione inadeguata. Come detto, per i più piccini sono molte le tecniche di Play Therapy specifiche per compensare e gestire questo problema, per i più grandi anche per via di una ridotta plasticità cerebrale ottenere dei risultati può essere difficoltoso. In ogni caso, per chiunque si renda conto di avere un senso del tempo poco sincronizzato a quello reale può essere d’aiuto considerare alcuni aspetti:

- rendersi conto di avere un senso del tempo assolutamente personale, cioè poco condiviso dalle altre persone e dagli orologi;

- diventare consapevoli che questa particolarità in molti aspetti della nostra vita davvero non aiuta;

- trovare poi delle strategie che aiutino a fronteggiare questa difficoltà e poi metterle in atto.

Qualora non troviate niente che vi convinca provate a chiedere alle persone a voi vicino; alcuni saranno felici di poter consigliare o in alternativa scrivete all’indirizzo claudio.mochi@playtherapy.it

Nell’attesa di leggere i vostri commenti o riflessioni da Claudio Mochi un saluto per una piacevole giornata.

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