El regreso de America : Argentina geneticamente modificata

Sapevate che il 100% della soia argentina è transgenica e chi ne è il produttore numero uno al mondo? A Malvinas Argentinas, nella città di Córdoba, la popolazione locale lotta da quattro anni per impedire l’apertura dell’ennesimo stabilimento della multinazionale statunitense Monsanto su suolo argentino. E oggi la popolazione di Malvinas ha raggiunto l’obiettivo che i più consideravano titanico: bloccare l’apertura di una fabbrica di semi di mais geneticamente modificato. A cura di Stefania Cingia per Radio Bullets
Per ascoltare la rubrica
www.radiobullets.com

A Malvinas Argentinas, nella città di Córdoba, la popolazione locale lotta da quattro anni per impedire l’apertura dell’ennesimo stabilimento della multinazionale statunitense Monsanto su suolo argentino. E oggi la popolazione di Malvinas ha raggiunto l’obiettivo che i più consideravano titanico: bloccare l’apertura di una fabbrica di semi di mais geneticamente modificato.

Monsanto è la maggior produttrice di semi geneticamente modificati del mondo e una delle principali creatrici di prodotti agrochimici. Molti gruppi ambientalisti la considerano il nemico pubblico numero uno, anche se i suoi prodotti sono molto popolari tra gli agricoltori. Dal 1996 l’azienda ha condotto un processo di land grabbing convertendo circa il 70% dei terreni agricoli argentini in monocolture di soia geneticamente modificata, con la conseguente diffusione del pesticida Roundup. È come un pacchetto tutto incluso e funziona così: il seme geneticamente modificato fa nascere delle piante che resistono ai pesticidi, e quindi i pesticidi possono essere utilizzati perché non danneggerebbero la pianta, ma ucciderebbero solo insetti ed erbacce. Ma l’utilizzo del Roundup sul suolo argentino, il cui principio attivo glifosate è stato inserito nell’elenco delle sostanze cancerogene redatto dall’OMS, ha visto triplicare i casi di cancro tra i bambini, le malattie della pelle e patologie respiratorie sono incalcolabili e quelli di malformazione neonatale sono aumentati del 400%.

Il 100% della soia argentina è transgenica, così come il 92% del cotone e l’84% del mais. I 23,9 milioni di ettari di coltivazione transgenica che ha il Paese rappresentano la terza superficie più grande del mondo seminata a Ogm, dopo Stati Uniti, con 69,5 milioni di ettari, e Brasile, con 36,6 milioni. Però i ¾ del totale sono seminati a Ogm, proporzione che rende l’Argentina il primo Paese al mondo per superficie coltivata a Ogm.

Nel 2012 Monsanto ha annunciato la costruzione dello stabilimento di semi di mais transgenico più grande del mondo. Indovinate dove? Proprio a Malvinas Argentinas, un paese di 12.000 abitanti vicino a Córdoba.

Il sito della Monsanto descrive orgoglioso il progetto del nuovo stabilimento e spiega che produrrà 3,5 milioni di sacchi di semi di mais per la semina, che a loro volta produrranno piante di mais transgenico utilizzato per alimenti o per fare biocombustibile. Il costo del progetto è stato stimato in 1.500 milioni di pesos.

Progetto che non è stato quasi mai iniziato e che gli attivisti di “Malvinas lucha por la Vida” possono ora dichiarare chiuso. Forse non per sempre, però intanto Monsanto non stabilirà la fabbrica più grande del mondo di semi transgenici a Malvinas.

I motivi della lotta a Monsanto a Malvinas sono molto chiari: le sostanze tossiche utilizzate nella produzione contaminerebbero la zona. In fase di lavorazione, le sementi ricevono un bagno chimico e durante il processo di essiccamento si disperdono nell’aria particelle dannose per la salute. E il paese è a solo 700 metri di distanza, con un vento che per 310 giorni all’anno soffia in direzione della città.

Ripercorriamo la storia degli attivisti di Malvinas lucha por la Vida: nel 2012 Monsanto presenta il progetto a Malvinas per la costruzione di uno stabilimento di processamento dei semi di mais. Dal settembre 2013 la popolazione si mobilita e blocca fisicamente i cinque cancelli di entrata e così la costruzione della fabbrica. Subisce rappresaglie e violenze, anche da parte della polizia. A gennaio 2014 la corte di Giustizia ordina il fermo della costruzione. Il Governo Provinciale, che in un primo momento aveva approvato il piano, nel febbraio 2014 lo blocca dichiarando che lo studio sull’impatto ambientale della Monsanto non rispetta certi standard. Monsanto risponde che preparerà un nuovo studio.

Ma pochi giorni fa, una fonte vicina alla Monsanto dichiara al giornalista Patricio Eleisegui di iProfesional che non è stato possibile per la compagnia continuare la costruzione dello stabilimento e che, comunque, la presenza di un’altra fabbrica uguale a Rojas, nella provincia di Buenos Aires, permette a Monsanto di operare in tranquillità con produzioni di mais che basteranno da qui ai prossimi cinque anni.

Ma gli attivisti di Malvinas lucha por la Vida vedono questa come una semplice scusa formale, un tentativo di uscire dalle scene in modo elegante. La presenza continua della mobilitazione sembra essere quello che ha fatto la differenza tra “Monsanto sì” e “Monsanto no”. Tre anni di mobilitazione 24 ore su 24 e anche la presenza di sostenitori importanti come il cantante Manu Chao, scienziati come Andrés Carrasco, l’attivista per i diritti umani Nora Cortiñas e l’attivista per l’ambiente indiana Vandana Shiva hanno fatto la differenza. Malvinas è diventata un’icona di resistenza a livello mondiale. È la dimostrazione che il popolo può organizzarsi e, per quanto tutto sembri già finito, chiuso, deciso, si può sempre lottare per un nuovo cammino. Se la gente si organizza, la gente può.

Adoro lo spirito battagliero che si respira in America Latina…voi no?