El regreso de America Latina: Fenomeno Niño

Uruguay, Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia. Sono questi i Paesi dell’America Latina che sono stati colpiti dal fenomeno de El Niño, che ha portato inondazioni e allagamenti dovuti alla forte pioggia che sta cadendo da giorni. Vediamo come questi Paesi hanno affrontato il fenomeno con Stefania Cingia
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Uruguay, Paraguay, Argentina, Brasile e Bolivia. Sono questi i Paesi dell’America Latina che sono stati colpiti dal fenomeno de El Niño, che ha portato inondazioni e allagamenti dovuti alla forte pioggia che sta cadendo da giorni.

Il Paraguay è il Paese più colpito, con 90 mila persone evacuate costrette ad alloggiare in rifugi o casa di conoscenti. Il presidente Horacio Cartes ha dichiarato lo stato di emergenza e stanziato fondi per 3,5 milioni di dollari. Si contano quattro vittime, tutte uccise da alberi strappati dalla terra dalla furia dell’acqua. Il fiume Paraguay, che attraversa la capitale Asunción, è a soli trenta centimetri dalla tracimazione.

In Argentina il governo ha fatto evacuare 20 mila persone nel nord est, per lo straripamento dei fiumi Uruguay, Paraná e Paraguay. Le autorità prevedono che il fiume Paraguay continui a crescere. La metà delle persone evacuate alloggia in rifugi, scuole, palestre, mentre gli altri hanno ricevuto ospitalità nelle famiglie. Nelle zone colpite, il governo ha portato acqua potabile, alimenti, medicine e vestiti. In alcune località sono state chiuse le centraline elettriche per prevenire blackout e sono state installate delle piattaforme galleggianti dove rifugiarsi dai rettili velenosi.

L’Uruguay ha fatto spostare 6.600 persone per colpa dell’ingrossamento del Rio Uruguay, mai così alto dal 1959. 4.860 hanno deciso di spostarsi volontariamente. Artigas è la località più colpita con 2.175 persone evacuate, cifra che, dicono le autorità, potrebbe essere più bassa di quella reale. Il Sistema Nazionale di Emergenza dell’Uruguay chiarifica che le alluvioni e le inondazioni sono sì causate da fenomeno del Niño, ma che non si poteva prevedere che avrebbe colpito così duramente.

In Brasile, la Protezione Civile dichiara nell’ultima informativa che 6.500 persone sono state evacuate. Nello stato del Rio Grande do Sul, 1.800 famiglie sono rimaste senza casa, mentre circa 1.500 hanno lasciato la propria casa e sono momentaneamente alloggiate in rifugi temporanei nelle scuole e nelle palestre.

Queste famiglie potranno restare nei rifugi attrezzati fino a dopo il nuovo anno, quando si spera che i livelli dei fiumi calino. La Protezione Civile del Paese avverte che, anche quando smetterà di piovere, i fiumi ci metteranno più tempo per abbassarsi.

In Bolivia due persone sono morte e circa 400 hanno subito danni gravi dovuti alle inondazioni e alla tempesta di fulmini registrata a Guayaramerín, nella regione amazzonica di Beni, nel nord est vicino alla frontiera con il Brasile.

Le due vittime erano un giovane ucciso da un fulmine durante la tempesta e un’anziana donna affogata. La governatrice di Guayaramerín, Helen Gorayeb, ha dichiarato lo stato di emergenza, anche se il livello dell’acqua sta piano piano scendendo. Inoltre ci si aspetta un aumento delle piogge nei prossimi mesi sempre per via del fenomeno del Niño.

Tutto questo è dovuto al fenomeno de El Niño, che è il riscaldamento dell’Oceano Pacifico che si registra ogni due anni circa al largo delle coste ecuadoriane. Durante il periodo del fenomeno, l’acqua si riscalda lentamente e cambia direzione improvvisamente, espandendosi verso l’America Latina. Secondo il centro meteorologico australiano, a fine 2015 le temperature della superficie marina nell’Oceano Pacifico sono vicine alle temperature massime mai registrate: significa che El Niño del 2016 sarà uno dei più forti degli ultimi cinquant’anni.