El regreso de America Latina: Il lato oscuro di Rio

Alla vigilia dei Giochi Olimpici, le favelas di Rio del Janeiro continuano a essere il posto più pericoloso per i giovani. La popolazione teme una nuova ondata di omicidi da parte della polizia per garantire sicurezza in vista dei giochi, ma è davvero questa la soluzione? I redattori di Papo Reto, un nuovo mezzo indipendente che controlla le strade di Rio, pensano che la violenza non sia la strada giusta. A cura di Stefania Cingia per Radio Bullets
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Il 5 agosto 2016, quasi 12.000 atleti si troveranno a Rio de Janeiro per prendere parte alle Olimpiadi. Sette anni fa la megalopoli brasiliana vinse la candidatura dei giochi ed è da allora che promette al mondo una città sicura per tutte le persone. Ma è stato ed è davvero così?

Il Brasile è il Paese con il maggior numero di omicidi in cifra assoluta del mondo: circa 60.000 morti all’anno, dati Amnesty International. La cifra si fa ancora più interessante se pensiamo che di questi 60.000, mille sono morti per mano della polizia, che praticamente non viene accusata e non paga mai. Molti vedono con indifferenza il fatto che la maggior parte delle vittime siano giovani e neri che vivono nelle zone povere delle città. Anni di violenza e di razzismo hanno creato stereotipi negativi che si sovrappongono all’azione della giustizia. Le forze di sicurezza non pagheranno mai per la morte di mille giovani neri delle favelas.

E Rio è una delle città più pericolose del mondo: dalla candidatura alle olimpiadi sono morte 2.500 persone solo in città, molte delle quali per mano della polizia. Nel 2014, in occasione dei Mondiali di calcio, gli omicidi da parte delle autorità sono aumentati del 40%. Faceva parte del piano di sicurezza nazionale adottato per il mega evento, piano che rischia di ripetersi anche quest’anno. Nel 2015, uno su cinque omicidi è stato commesso da poliziotti solo a Rio de Janeiro. A maggio 2016, agenti di polizia in servizio hanno ucciso 40 persone nella città, che significa un incremento del 135% rispetto allo stesso periodo del 2015. E i giochi olimpici si avvicinano. Adesso che l’attenzione del mondo è focalizzata sul Brasile, le forze di polizia dovrebbero giocare pulito e smetterla con la violenza nelle strade di Rio.

Chi racconta cosa succede nelle strade delle favelas di Rio non sono i grandi gruppi editoriali, ma otto ragazzi giovani che hanno fondato un nuovo mezzo di comunicazione di nome Papo Reto, cioè “parla giusto”, un mezzo della comunità per la comunità. Equipaggiati con telefonini e un computer, i fondatori possono finalmente mostrare alla città e al mondo cosa succede realmente nelle strade di Rio, compresi gli omicidi senza senso perpetrati dalla polizia. Finalmente non sono solo le parole che corrono di bocca in bocca in città, ma anche le immagini e i video, che possono essere acquisiti nelle indagini ufficiali. Gli abitanti delle favelas non hanno tardato a utilizzare il nuovo mezzo e hanno cominciato a mandare video e immagini della vita quotidiana, e avvisi di sparatorie e di operazioni di polizia, così come i problemi delle infrastrutture. La redazione di Papo Reto controlla le informazioni prima di condividerle su Facebook, Twitter e Whatsapp. Questa rete virtuale serve per mantenere informati gli abitanti delle favelas e per proteggere le persone dalla violenza che ha decimato intere comunità nel Paese e sta distruggendo le speranze di generazioni.

La popolazione di Rio è molto preoccupata per ciò che potrebbe succedere durante i giochi olimpici, temendo — a ragione — che la polizia voglia intensificare le operazioni nelle favelas. Il punto è che le autorità e il governo si sono focalizzate sulla violenza come mezzo per garantire la sicurezza, ma in realtà bisognerebbe andare più a fondo, creando opportunità, lavoro, educazione e sicurezza vera per i giovani.

Anche Amnesty International si è unita alla battaglia di Papa Reto, piazzando quaranta sacche nere, quelle per i cadaveri per intenderci, davanti alla sede della Commissione Organizzatrice Locale dei Giochi Olimpici a Rio, per chiedere che vengano rispettati i diritti umani visto che il Comitato è incaricato anche delle operazioni di sicurezza durante il mega evento sportivo.

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