El regreso de America Latina : South American Gigolò

L’America Latina è una delle mete preferite per le donne alla ricerca di buona compagnia maschile. Che si tratti di accompagnamento o di sesso, gli uomini latini non si tirano indietro. Dalla strada ai siti di escort, una panoramica sul turismo sessuale a sud del continente americano. A cura di Stefania Cingia. Per ascoltare la rubrica clicca qui.

American Gigolò…o meglio, South American gigolò. Senza tanti giri di parole, un gigolò è un uomo che offre prestazioni sessuali in cambio di (tanto) denaro.

In America Latina ne esistono tanti e hanno nomi diversi a secondo del Paese in cui li si cerca: in Costa Rica sono chiamati “tiburones”, che vuol dire squali. Nel Caribe si offre il servizio di rent-a-rastas. In Paraguay, Argentina e in misura minore anche in Cile, sono conosciuti come “taxyboy”; a Cuba si chiamano “pinguero” o “jineteros”; in Ecuador e a Panama si dice “cachero” e “puto”. In Perù li troviamo con “flete”, “gigolò” e “gigolon”. In Messico sono “chichifo”, mentre in Colombia sono chiamati “prepago”, “puto” e “tinieblo”. In Venezuela li trovi come “puto”, “prepago” e “chanchero”. Se qualcuno in America Latina si lascia sfuggire uno di questi vocaboli quando spiega la sua professione, sappiamo di cosa sta parlando.

Rispetto ad altri Paesi, in America Latina il fenomeno è stato meno studiato ed è più nascosto, anche se è molto presente e spesso sfocia nel turismo sessuale. È faticoso avere dati precisi sulla prostituzione maschile, perché non è un’attività che si svolge alla luce del sole, o dei lampioni, come nel caso delle prostitute. Sì, esistono i “taxiboy”, ragazzi che stanno in strada o nei parchi e aspettano che una cliente in automobile faccia un’offerta. Nelle grandi città questi posti sono chiamati “zone rosse” e le clienti riconoscono i taxiboy dal modo di vestire e di atteggiarsi.

Nelle spiagge del Caribe, soprattutto in Jamaica e nella Repubblica Domenicana, non è difficile incontrare uomini che si propongono alle donne mentre prendono il sole. In modo non tanto velato propongono sesso alle straniere, a volte ingaggiando anche una sfida tra quale fortunato si porterà a letto o tra le palme una determinata turista. Hanno la fama di essere i più bravi del mondo…ma questo, visto che è un auto-complimento, bisognerebbe chiederlo alle donne che sono andate con loro.

La parte del leone, però, lo fa Internet: il termine “escort” vale anche per i maschietti, e i negozi di uomini abbondano, gestiti da agenzie o direttamente da privati. Hanno nomi come Colombiamen, Soy Tuyo, Pumbate, Siempre Tuyo, e ognuno dichiara di avere i migliori.

Il ruolo di Internet è stato determinante nello sviluppo della prostituzione mascolina nel mondo e ha ridotto il numero di gigolò nelle strade. Secondo l’antropologo Camilo Ernesto Morales Cruz dell’Università Nazionale di Colombia, la prostituzione maschile nella cultura latinoamericana è invisibile per la società perché “il suo esercizio indebolisce l’ideale del maschio. I soggetti che intervengono sono considerati al limite: i lavoratori sono discriminati per la professione, che è catalogata come disprezzabile e va contro la dignità umana, e, a sua volta, sono discriminati per la pratica sessuale che compiono, contro-natura”.

Ma c’è anche un’altra versione che vede l’uomo che si prostituisce come un approfittatore, un viveur, e uno sfruttatore di turiste per aver denaro. E’ alla ricerca di divertimento, visto che vuole avere solo relazioni sul piano sessuale con donne straniere, considerate un passatempo. La componente economica viene accuratamente nascosta, per non sminuire il valore del maschio, costretto a vendere il suo corpo per vivere.

Le donne che praticano il turismo sessuale di solito preferiscono Cuba e Messico, ma non vengono scartati gli uomini dell’Argentina e del Cile. Secondo i professionisti del settore, per la donna andare con un gigolò è come andare dal parrucchiere: se si è trovata bene, non si cambia.

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