El regreso de America Latina: That’s Olimpiadi!

A poche settimane dall’inizio dei XXXI Giochi Olimpici, i primi in America Latina, il Brasile dichiara lo “stato di calamità pubblica”. Sostanzialmente: tante strutture (cadenti) e pochi servizi. 
 E inoltre, la tenuta digitale del Paese, consigli sessuali e due belle iniziative per Rio 2016. A cura di Stefania Cingia per Radio Bullets
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Manca poco più di un mese all’inizio dei XXXI Giochi Olimpici come tutti sappiamo, a Rio de Janeiro, Brasile ovviamente. È la prima Olimpiade in Sud America.

Da mesi in gravissime condizioni economiche, a poche settimane dall’inizio di Rio 2016, il Brasile ha decretato lo “stato di calamità pubblica” attraverso il governatore facente funzione Francisco Dornelles. Il quale ha rincarato la dichiarazione, sottolineando che “la grave crisi finanziaria ci impedisce di onorare gli impegni presi per la realizzazione delle Olimpiadi e delle Paraolimpiadi”. Mondo che trema e dubbi che sia una strategia politica per scaricare sul governo centrale le enormi spese che si trova ad affrontare Rio, ma resta di fatto che la preoccupazione resta molto alta. Anzi, altissima.

Tra il processo all’ex presidente Dilma Roussef e lo scandalo senza fine di Petrobras, le Olimpiadi avrebbero potuto rappresentare per il Paese un’opportunità economica unica e il rilancio sulla scena internazionale. Ma le parole di Dornelles lasciano intendere che i servizi essenziali, come i trasporti pubblici, la sanità e la sicurezza potrebbero non essere garantiti.

Soldi stanziati fino adesso per Rio 2016? 37,6 miliardi di Real, di cui 27,4 finiti in tangenti, come scoperto dall’inchiesta Lava-Jato. I lavori previsti sono stati ultimati e la maggior parte delle ditte ha già incassato il denaro. E difatti i tagli previsti non riguarderanno le strutture, anche se resta famoso il crollo della pista ciclabile costata 10 milioni di euro crollata poco dopo l’inaugurazione o il fatto che sono stati denunciati crolli, crepe, piloni piegati e bulloni incerti nei nuovi stadi. Molte iniziative immaginate sfarzose verranno riconvertite in low cost: i tagli riguarderanno cerimonie, accoglienza e servizi.

Quello che il Brasile si sta giocando è molto di più di una figuraccia mondiale (cosa che si sta già verificando), ma rischia danni anche dal punto di vista politico indelebili nel tempo. Ricordiamo che quando il Brasile ha presentato la candidatura per ospitare le Olimpiadi, si trovava in una situazione diversa: era un Paese che dialogava con il Venezuela e con la Russia a testa alta, con un Pil in crescita e un’economia forte. Ciò ha permesso una pianificazione più sostanziosa dei fondi per Rio2016. Ma oggi, ora che si è giunti a poche settimane dall’inizio delle Olimpiadi, tutti i nodi di una gestione ‘allegra’ sulla quale si è allungata l’ombra lunga della corruzione, sono venuti al pettine. La costante e continua crescita delle spese negli ultimi anni, è stata inversamente proporzionale alle entrate nelle casse dello Stato, soprattutto degli introiti dell’estrazione petrolifera.

Ma lasciamo stare la politica e concentriamoci su alcune curiosità legate a Rio 2016.

Tra le preoccupazioni più classiche, troviamo anche quelle legate alla preparazione e alla tenuta digitale del Paese: il rischio è che durante le manifestazioni potrebbero verificarsi problemi a causa del sovraffollamento delle connessioni, dovuto alla grande concentrazione di turisti e addetti ai lavori. Contando i contenuti dei media sportivi con i filmati delle gare e la pubblicità degli sponsor (uguale fiumi di denaro), non sembra cosa da poco.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità invece non perde mai di vista la nostra salute, e in un comunicato uscito il 21 giugno ci raccomanda, tra le precauzioni di routine, anche di praticare sesso sicuro o astenersi dal sesso durante la permanenza in Brasile o in altre aree affette dal virus Zika. Comportamenti sessuali sicuri sono consigliati anche per 8 settimane dopo il rientro.

Infine, due iniziative che approfittano dell’occhio dei media sul Brasile. Il 25 giugno la fiamma olimpica arriverà nella terra dei Guarani, popolo che abita lo stato del Mato Grosso do Sul, nel Brasile sud-occidentale. Molti sperano che questo evento possa contribuire a far conoscere all’opinione pubblica internazionale la violenza genocida, la schiavitù e il razzismo che i popoli indigeni hanno subito in passato e che i Guarani continuano a soffrire, rischiando ogni giorno lo sterminio a causa del furto sistematico della loro terra, della malnutrizione, dei suicidi e delle violenze, in nome del “progresso” e della “civilizzazione”.

La seconda iniziativa è sostenuta dalla rete Internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone e dall’Unione Internazionale delle Superiori generali, e mira proprio a sensibilizzare le persone sul fenomeno della tratta. Durante Rio 2016, ventisei gruppi della rete presenti in ventisei stati del Brasile si attiveranno per fare conoscere, soprattutto alle giovani e alle adolescenti, il rischio della tratta, attraverso attività di prevenzione, educazione e divulgazione di materiali.

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