El regreso de America Latina: Vive ci vogliamo!

Il 24 aprile le donne (ma anche gli uomini) messicane sono scese in strada e hanno marciato contro la violenza machista al grido di #VivasNosQueremos. Secondo le stime Onu, il Messico è uno dei Paesi più violenti del mondo, soprattutto per le donne. Ed è anche quello in cui dove i delitti rimangono spesso impuniti. A cura di Stefania Cingia per Radio Bullets
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24 aprile 2016, un giorno che il Messico terrà ben vivo nella sua memoria. Le donne (ma anche gli uomini) messicane sono scese in strada e hanno marciato contro la violenza machista al grido di #VivasNosQueremos, che suona più o meno come “Vive ci vogliamo”. Secondo l’Onu, più di 6mila donne hanno manifestato a Ciudad del México per urlare basta al machismo e alla violenza di genere e, in totale, la manifestazione avrebbe visto protagonisti circa 10mila partecipanti. Anche altre città del Paese si sono mobilitate contro questi crimini, città che sono famose proprio per essere la culla dei femminicidi: Ciudad Juárez, Guadalajara (nello stato di Jalisco) e Xalapa (nello stato di Veracruz).

La marcia è partita da Ecatepec, il municipio con il più alto tasso di femminicidi nel Messico, che si trova a una ventina di kilometri da Ciudad del México. La manifestazione si è poi conclusa alla statua dell’Angelo. Le organizzatrici hanno voluto in prima fila solo le donne; chi era venuto con la famiglia, con i bambini e mariti, ma anche gli uomini soli, sono stati invitati a rimanere nelle file posteriori. Le donne hanno sfilato in un clima di grande partecipazione gridando “Ni una más”, che ricorda un po’ il “Ni una menos” del 3 giugno 2015, quando una grandiosa protesta era stata organizzata in Argentina per fermare il femminicidio.

Le donne si sono mobilitate attraverso gli hashtag #24A e #VivasNosQueremos, che hanno registrato migliaia di tweet quel giorno e che continua ad essere un trend anche oggi.

Secondo le stime dell’Onu, ogni 24 ore sei donne vengono uccise in Messico, numeri che lo pongono all’inizio delle classifiche dei paesi più violenti del mondo. Gli eventi che hanno fatto esplodere la rabbia delle donne messicane sono accaduti nelle ultime settimane: prima l’assassinio, qualificato come femminicidio dalle autorità, di una ragazza di sedici anni nel municipio di Pijijiapan, trovata senza vita in un rudere, poi altre tre donne morte sempre per lo stesso motivo. Ma la paura e la disperazione, poi tramutatesi in rabbia, nascono molto prima: nel gennaio 2015 Daphne Fernández era stata violentata da quattro ragazzi, soprannominati Los Porkys, figli di grandi impresari messicani e per questo, denuncia la famiglia, protetti dalla giustizia, estremamente lenta in casi come questo.

La manifestazione in Messico voleva puntare l’attenzione sui rischi che corrono ogni giorno le donne; secondo un dossier di Onu Mujeres, tra il 1985 e il 2010 le donne uccise sono state 36.606 in tutto il Paese. Solo nello Stato del Messico, tra il 2011 e il 2013, si sono registrati 840 omicidi di donne. Nel 2010, ogni giorno sono morte 6,4 donne per femminicidio. In un Paese come il Messico, dove ci sono tanti morti per il narcotraffico, queste cifre possono passare inosservate. Ma basta ricordare che su 10 donne uccise, 6 conoscevano l’assassino.

In Messico il femminicidio è catalogato come delitto e la pena prevista va dai 40 ai 60 anni di carcere, però la legge non è applicata correttamente, perché è debole e, come nel caso di Daphne, non funziona per i potenti. Pensare che ogni anno i differenti commissari di polizia ricevono 15.000 denunce di violenza e la maggior parte vedono la donna come vittima. Significa 40 donne al giorno, e di tutte queste, solo 5 hanno potuto vedere il carnefice condannato definitivamente. L’Onu avverte anche che l’impunità è un fenomeno che va crescendo. Significa che le donne non solo rischiano in ogni momento di essere vittime di violenza, ma anche che non hanno accesso alla giustizia e alla riparazione del danno.

L’Onu sottolinea anche che, dal 2012, gli assassini di donne in spazi pubblici in Messico sono diminuiti, ma che non sono calate invece le violenze domestiche, che rimangono costanti e che, purtroppo, vengono perpetrate con metodi sempre più crudeli, come l’annegamento. Il dossier di Onu Mujeres avverte che “una buona parte delle morti violente di donne restano impunite perché non si indaga abbastanza, né si lavora con la dovuta diligenza”.

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