Endangered: Aumentano i crimini ambientali

Dal 2014 al 2015, un business da miliardi che copre tutti i settori, dai rifiuti alle risorse naturali. E in cui tutti hanno le proprie colpe. A cura di Lorenzo Colantoni per Radio Bullets
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Il 5 giugno è la giornata mondiale dell’ambiente organizzata dall’UNEP, il programma ONU per la protezione ambientale. Se i media italiani hanno celebrato l’evento con una nota positiva, ricordando le cinque specie salvate dall’estinzione nel nostro paese, l’ONU va invece in un’altra direzione, pubblicando un report che rivela un dato preoccupante: l’aumento del 26% dei crimini ambientali dal 2014 al 2015, un’espansione pervasiva e inerente alle stesse trame delle istituzioni, tanto in Asia e Africa, che negli Stati Uniti e in Europa. Perché la salvaguardia dell’ambiente va peggiorando, piuttosto che migliorare?

Salve a tutti gli ascoltatori di Radio Bullets da Lorenzo Colantoni e benvenuti ad un’altra puntata di Endangered, ambiente ed energia in via di estinzione. Nonostante un aumento della consapevolezza mondiale sulle questioni ambientali a livello mondiale, come provato dalla positiva riuscita dell’accordo di Parigi, gli eco-crimini sono in aumento, in alcuni casi vere e proprie situazioni di crisi che stanno spazzando via interi ecosistemi: il commercio di animali selvatici in Asia, la deforestazione o il bracconaggio di elefanti e rinoceronti nell’Africa subsahariana, ad esempio. Storie che abbiamo già raccontato in altre rubriche, e che in occasione della giornata dell’ambiente confluiscono nell’ultimo report dell’UNEP: che cosa è cambiato da far aumentare di oltre un quarto i crimini ambientali in un solo anno?

Innanzitutto, quello che ci troviamo davanti potrebbe non necessariamente essere un aumento dei crimini in sé, piuttosto dei dati disponibili sul fenomeno: la stima dei crimini ambientali è molto varia e incerta, soprattutto per l’accessibilità e l’affidabilità delle stime in paesi come la Nigeria o il Brasile. Non a caso il valore va dai 91 a 258 miliardi di dollari, sulla base delle valutazioni e delle definizioni dell’INTERPOL, che però spesso non colgono l’impatto completo delle attività criminale sugli ecosistemi, o ne escludono alcune che, sulla base delle leggi nazionali, non sono illegali: è il caso dello sversamento di tonnellate di rifiuti chimici nel bacino del Rio delle Amazzoni, o la pesca dei banchi di pesce atlantici nel decennio passato.

Un mondo più instabile rende poi più facile compiere crimini ambientali, per due motivi. Il primo è l’utilizzo frequente delle risorse naturali da parte di gruppi terroristici o ribelli, che avviene senza alcun controllo e con un impatto devastante sull’ambiente, come nella Repubblica Democratica del Congo, dove lo sfruttamento illegale del legname e dei minerali nell’est del paese ha un valore stimato tra i 722 e gli 862 milioni di dollari. Il secondo motivo è la natura fortemente internazionale dei crimini ambientali, soprattutto per il commercio delle risorse che ne sono al centro: un mondo dove la cooperazione internazionale cede il passo alla diffidenza rende il controllo sul mercato nero dell’avorio o degli animali selvatici molto più basso. Si tratta ad esempio del caso di Cina e Vietnam, dove il recente acuirsi delle tensioni tra i due paesi hanno contribuito ad un aumento esponenziale del già alto commercio illegale di decine di migliaia di esemplari di tigri, pangolini, orsi.

Non dobbiamo pensare però che questa situazione tocchi solo l’Asia o l’Africa: l’Europa e gli Stati Uniti sono altrettanto responsabili. Non a caso il report nomina Camorra e Ndrangheta tra i gruppi criminali al centro di questi traffici miliardari, o Australia, Europa, Stati Uniti e Giappone come centri di provenienza dei rifiuti tossici, spesso scorie radioattive, destinate ai paesi del sud est asiatico o dell’Africa subsahariana. Sono decenni che l’UE cerca di risolvere il problema della gestione degli scarti delle centrali nucleari, senza riuscirci. Eppure, i rifiuti da qualche parte devono andare, e saranno andati.

Chi sono quindi i responsabili di questo aumento? Sono fenomeni comuni a tutti i paesi del mondo: la riduzione gli aiuti allo sviluppo nel timore della concorrenza, l’inefficienza delle istituzioni internazionali, la costruzione sempre più frequente di barriere, reali o politiche. Attraverso le quali però i bracconieri e le organizzazioni criminali si muovono con grande agilità.

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