Endangered: La fine di una foresta

Mi piace l’odore di napalm al mattino, o di come estinguere una foresta millenaria a cura di Lorenzo Colantoni per Radio Bullets
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E’ mattina, e sulla Styx Valley il silenzio è glaciale: innaturale. Sul terreno giace una distesa che si estende a perdita d’occhio di alberi abbattuti, qualche eucalipto si vede ancora qui e lì. Chi un tempo abitava quella foresta è morto, scappato o talmente terrorizzato da rimanere nascosto sotto i tronchi abbattuti, aspettando quello che accadrà dopo. Il silenzio viene rotto da un elicottero. Cade una pioggia oleosa sul terreno, e poi un flare, acceso. Quello che rimane della foresta viene spazzato via dal napalm, e resta solo terra bruciata, su cui quegli alberi non potranno più crescere. Non è il Vietnam degli anni ’60, ma l’Australia degli anni ‘2000, e questo è solo uno dei metodi con cui vengono distrutte le foreste nel mondo.

Salve a tutti gli ascoltatori e benvenuti ad un’altra puntata di Endangered, ambiente ed energia in via di estinzione. Oggi parleremo di foreste. Il metodo descritto prima è il cosiddetto clearfelling, con cui una foresta viene prima abbattuta a colpi di motosega, per poi essere livellata completamente tramite mezzi incendiari, tra i quali il napalm rimane sempre un favorito. L’obiettivo è semplice: ottenere il legname della specie Eucalyptus Regnans, fino a 20 metri di diametro e 90 in altezza. Serve soprattutto per fare la raffinata carta giapponese, una specie di velina. L’area viene poi riforestata, spesso con Eucalyptus Nitens, specie più comune, a crescita più veloce e più robusta. Ci sono due problemi in tutto questo: il primo, è che abbattere alberi con il clearfelling distrugge tutte le specie intorno, tra cui alcune molto rare, come il pino della Tasmania. Paradossalmente, alberi protetti come opere d’arte altrove nel paese vengono macinati via nelle foreste di eucalipto con grande nonchalance. Il secondo è che la sostituzione della specie sta portando alla scomparsa dell’Eucalyptus Regnas, nel 2007 già l’85% era stato spazzato via, e del suo ecosistema. Un fatto già accaduto in Africa dove, in paesi come la Repubblica Democratica del Congo, la riforestazione della foresta pluviale nativa con alberi di eucalipto portò alla creazione di foreste profumatissime, ma completamente desolate. Private degli alberi e del sottobosco originali, le specie che abitavano il bosco semplicemente non sono tornate ad abitarlo. Lasciando una foresta tanto silenziosa e morta quanto lo si possa immaginare.

Nel frattempo, il cambiamento climatico sta dando manforte a questo disastro. Al centro dell’isola vivono le foreste composte dalle specie più rare, alberi che hanno oltre un millennio ed ecosistemi che risalgono alla Gondwana, il supercontinente che univa Sudamerica, Africa, India, Antartide e Australia. Nell’isola al largo dell’Australia si sono preservate delle foreste identiche a quelle che si sarebbe potute vedere 180 milioni di anni fa, e di cui ora i recenti incendi hanno cancellato 43,000 ettari. Il cambiamento climatico ha, infatti, innalzato la temperatura dell’area, l’ha resa più secca e ha aumentato la durata, la forza e l’estensione geografica dei fuochi forestali, toccando aree che, in condizioni normali, vedrebbero un incendio ogni 1000 anni. Fossero eucalipti il problema non sussisterebbe: quasi tutte le specie beneficiano del fuoco per rigenerarsi e crescono relativamente in fretta. Queste no: necessitano di un suolo che richiede secoli per accumularsi, e altrettanti ne hanno bisogno per crescere, potendo vivere per oltre 1,200 anni. Sono inoltre uniche: il pino “King Billy” non esiste altrove, e così il sottobosco che vive con lui. Spariti dalla Tasmania, spariranno dalla faccia della terra. Esattamente come la Gondwana 180 milioni di anni fa. Non per nulla il sito è protetto dall’Unesco.

Gli australiani stanno conducendo una campagna senza sosta di water bombing con i propri Canadair per limitare i danni di questo incendio. Il problema principale rimane però un altro: l’evento non è isolato, ma è la conseguenza di un’alterazione del clima già accaduta e irreversibile, e che l’ecosistema locale non è pronto ad affrontare. Una situazione a cui bisognerà trovare una soluzione urgente, e che gli australiani dovranno smettere di aggravare con la deforestazione selvaggia. Non possiamo più permetterci di giocare con il fuoco.