Green Islam incontra Oltre il Bosforo sulla questione curda

È la prima volta che le rubriche di Radio Bullets “Oltre il Bosforo” e “Green Islam” collaborano per realizzare un approfondimento sulla Turchia e sulle sue attuali sfide politiche, sociali, economiche e ambientali. Con loro il giovane attivista “ecologista” turco Umut Kocagöz. A cura di Giulia Sabella e Donatella Vincenti
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In Turchia il movimento di Gezi Park ha avuto il merito di scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora. Prima di allora il governo dell’Akp e di Recep Tayyip Erdogan era visto come un esempio vincente della fusione tra Islam e democrazia, tanto da essere portato come modello anche per i Paesi delle Primavere Arabe.

In quell’estate del 2013 sono venuti a galla i problemi: in quel caso, una protesta nata per difendere l’ultimo parco pubblico di Istanbul si è esteso fino a diventare un movimento che chiedeva maggiori diritti e rispetto per i beni comuni.

Umut Kocagöz è un ragazzo turco di ventotto anni, classe 1987. A Istanbul, dove è nato e ha vissuto, ha frequentato la facoltà di Filosofia e Pensiero Sociale della Bilgi University. Laureando magistrale con una tesi sui commons, Umut è un giovane filmmaker e attivista.

Nel 2002 inizia la sua esperienza di attivismo in Turchia con proteste studentesche, mobilitazioni sociali e campagne di protesta e resistenza civile. In particolare, prende parte ai movimenti ecologisti turchi che organizzano campagne di protesta e opposizione ad alcuni megaprogetti infrastrutturali di rilievo nazionale, quali dighe e impianti energetici (ad es., centrali nucleari e impianti idroelettrici). Nel 2013 partecipa alle proteste di Gezi Park. Oggi è coinvolto in prima persona nei movimenti per la sovranità alimentare, che per i turchi rappresentano una realtà nuova e ancora piuttosto inesplorata.

Cosa resta oggi di Gezi Park?

Si tratta di un movimento di protesta che non ha un’eredità chiara; non ci sono istituzioni e organizzazioni nati direttamente da questo movimento. Ci sono però alcune iniziative e dei valori condivisi, tramite I quali il movimento sta andando avanti in altri modi. Ad esempio, c’è il progetto per la costruzione di un terzo aeroporto a Istanbul e ci sono delle mobilitazioni di protesta che si ispirano ai principi di Gezi Park; hanno nomi diversi e dove ci sono persone diverse, ma per me si tratta di una continuazione di Gezi Park.

Per quale motivo in Turchia avete iniziato a protestare per questioni ambientali, poi diventate vere e proprie lotte di natura politica? In altre parole, qual è il meccanismo che vi ha consentito di trasformare una protesta ambientalistica in una battaglia sociale e politica?

Le motivazioni vanno ricercate nella stessa struttura istituzionale e governativa della Turchia contemporanea. Di norma, per denunciare e opporsi a un progetto infrastrutturale occorre passare all’azione legale. Tuttavia in Turchia questo sistema non funziona per il semplice fatto che il governo e le imprese si alleano e collaborano per modificare le leggi e addirittura, in certi casi, decidono di bypassare le leggi esistenti.

Per esempio, se un’azienda decide di costruire un impianto idroelettrico in un paesino e i cittadini fanno causa e vincono, il progetto dovrebbe essere cancellato, ma il Presidente della Repubblica, Erdogan, va nel paesino e inaugura il progetto nonostante il divieto. Il governo supporta questi progetti, reprime ogni tipo di opposizione e ignora i diritti e i bisogni dei cittadini.

Credo che questo sia il motivo per il quale le persone decidono di intraprendere la lotta politica e sociale, perché di fatto non hanno altri mezzi per proteggere la propria vita e difendere la propria terra, il proprio paese, il proprio fiume, il proprio parco pubblico e così via.

Che tu sappia oggi, in Turchia, esistono movimenti ambientalistici islamici, ovvero movimenti legato al cosiddetto “eco-Islam globale”?

Non li conosco direttamente Però ho sentito parlare di alcune discussioni dei musulmani sulla natura che appartiene a Dio, ecc. ma sono discussioni culturali che non sembrano legate al movimento eco-islamico globale. Esistono iniziative promosse dai musulmani anti-capitalisti, che sono diventati famosi a Gezi Park quando hanno lottato contro la distruzione del parco ma non credo che essi siano coinvolti nel cosiddetto movimento globale del “Green Islam”.

Come dovrebbero agire i cittadini turchi contro la repressione attuata da alcuni attori politico-istituzionali?

Il governo ha adottato una strategia molto potente per mantenere lo status quo e governare il paese. Ha diviso il popolo turco sulla base delle differenze religiose, nazionali, etniche e di genere. L’Akp ha creato un’identità turca, un’identità artificiale delineata a tavolino che, appunto, mira a dividere la società in diversi gruppi, separando gli uni dagli altri. A Gezi Park invece la gente è scesa in piazza compatta, in una mobilitazione di massa. Questo è l’unico modo per inibire tale processo. Bisognerebbe creare un terreno comune e un modo di agire comune che possano far parlare questa moltitudine. Il governo ci divide secondo le proprie categorie, ad es. afferma che i membri dell’HDP sono terroristi, vuole dividere i turchi dai curdi infatti la parte occidentale del paese non riesce a concepire la questione curda a est. Si tratta di un’eredità storica, un modus operandi dello stato turco per esercitare la propria autorità sulla società turca. Per distruggere questo meccanismo, dovremmo ripetere l’esperienza di Gezi park e creare una base comune all’interno della società. Tuttavia, non abbiamo una storia consolidata, una cultura e tradizione politica. Nella vita quotidiana delle persone le occasioni e le esperienze di partecipazione politica sono piuttosto rare, ma possiamo ancora fare qualcosa, non credo sia impossibile.

Dopo gli attacchi a Suruç e ad Ankara, credi che sia ancora possibile creare e organizzare una mobilitazione oppure pensi che la gente sia troppo spaventata per farlo?

Credo che i turchi affronteranno tempi molto difficili, sia politicamente che economicamente; il governo diventerà sempre più oppressivo e questo probabilmente porterà a differenti forme di proteste (anche se magari non così potenti come quelle di Gezi Park). Dall’altro lato, oggi nel Kurdistan turco ci sono delle prosteste e il governo sta agendo in maniera oppressiva ma le prosteste stanno continuando. Le persone sono spaventate ma non è la prima volta che i turchi devono affrontare simili attacchi da parte del governo , era già accaduto nella storia del nostro Paese.

Qual è il tuo giudizio sull’Hdp e Demirtas?

Hdp è un progetto politico molto importante che potrebbe portare la pace e risolvere alcuni problemi ambientali, problemi di genere, religiosi, etnici etc. Hdp sta tentando di mettere delle basi per un nuovo tipo di politica,per cancellare delle differenze e per modificare un sistema entrato in vigore nel 1980. Demirtas è molto importante, lui e HDP sono un ponte che collega turchi e curdi. Credo però che i leader, in quanto tali, pongano sempre dei problemi perché la gente non può fare riferimento solo a loro. Hanno un ruolo e una funzione ma hanno anche dei limiti.

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