I gelsomini del Maghreb: Hassan e il giro del mondo in sette maratone

Ai microfoni di Radio Bullets arriva un atleta capace di fare il giro del mondo correndo: sette maratone in sette continenti in sette giorni. Hassan Baraka è marocchino e sfida gli elementi naturali. A cura di Leila Ben Salah
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Sette maratone, in sette continenti, in sette giorni. Il marocchino Hassan Baraka (https://www.facebook.com/moroccanswimroundtheworld/timeline) ha concluso una delle sfide più grandi mai compiute. Insieme ad altri 14 atleti di tutto il mondo, Hassan ha corso in Antartide per 5 ore e 29 minuti, in Cile per 42 chilometri in 4 ore e 37 minuti. E ancora a Miami per 4 ore e 24 minuti. A Madrid il cronometro ha segnato 4 ore e 46 minuti e a Marrakesh Hassan ha tagliato il traguardo dopo 4 ore e 31 minuti di corsa. A Dubai ha realizzato 4 ore e 41 minuti e per l’ultima tappa a Sidney, in Australia, il marocchino ha concluso la corsa in 4 ore e 29 minuti. Veri e propri record per un atleta che già aveva fatto il giro del mondo a nuoto.

Hassan è stata una sfida eccezionale? Come ti senti ora?

“Mi sento bene, molto felice di essere riuscito in questa sfida che presentava molte difficoltà fisiche. Sono 295 chilometri in totale di maratona, più le ore senza il sole, il fuso orario. Eravamo tutti molto stanchi, ma ce l’abbiamo fatta a concludere ogni tappa”.

Qual è il segreto?

“Non ci sono segreti, basta prepararsi fisicamente per ottimizzare tutto questo volume di chilometri. Perciò il mese precedente sono andato a letto piuttosto tardi la sera e mi sono risvegliato presto la mattina per evitare troppo riposo, ed è stato così anche nei giorni della sfida. Finivo alle due, le tre del mattino e riprendevo alle tre del pomeriggio. Le maratone più difficili sono state la quarta e la quinta tappa. La quarta tappa è stata a Madrid, quindi la maratona dell’Europa. L’abbiamo finita alle 7 del pomeriggio e alle 11 di mattina ero a correre a Marrakesh con quattro ore di intervallo e zero di riposo e sonno. Un continuo tra aeroporto, aereo, aeroporto, aereo, è stata una corsa”.

Quindi è stata questa la sfida più difficile?

“E’ stato il fatto di accumulare almeno due ore e 90 chilometri che è l’equivalente di due maratone, ma dobbiamo dire che la preparazione fisica era buona, era ottimale, il mio cuore si è adattato. Il più complicato è stato la mancanza di sonno. Non si dormiva e si correva a prendere l’aereo. Una cosa interessante è stata la corsa al Polo Sud, c’erano colori da tutto il mondo: cinque americani, tre australiani, due tedeschi, due giapponesi, due di Singapore e io che rappresentavo il Marocco e l’Africa. Quando siamo arrivati al Polo Sud abbiamo corso a meno quindici gradi, che lì è come essere d’estate perché le temperature oscillano normalmente tra meno ottanta e meno novanta gradi. E quindi correre a meno quindici gradi la traspirazione diventa ghiaccio. Mi sono dovuto cambiare due o tre volte e ogni volta che cambiavo la t-shirt avevo dei pezzi di ghiaccio che cadevano giù. Tutto questo per evitare che il corpo diventasse troppo freddo, per evitare l’ipotermia e quindi dover abbandonare”.

Hai già fatto il tour del mondo a nuoto, cosa è più difficile nuotare o correre la maratona?

“E’ differente. Mi sono divertito in entrambi i casi. La differenza è che con il nuoto avevo bisogno di una équipe intorno a me, con una barca. Quindi ogni volta tiravo sù la testa per vedere dove stava la barca, se aveva cambiato direzione. Poi erano loro a dovermi dare da bere e da mangiare. Quando ho nuotato tra l’Egitto e l’Arabia Saudita erano trenta ore di nuoto, quindi ho dovuto un po’ mangiare e bere. Invece nella maratona sono io a prendermi cura di me stesso. E’ più facile da gestire, la sola difficoltà è stata la mancanza di sonno, più che altro è stata questa la sfida”.

E la prossima avventura?

“Ci sto ancora riflettendo. Sono impegnato con l’ambiente, ho fatto il nuoto con l’acqua, la maratona con la terra, mi manca il giro del mondo in aria. Così avrò fatto tutte le energie rinnovabili: acqua, terra e aria”.

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