I gelsomini del Maghreb: i rifurgiati dell’arte

C’è chi ha realizzato gioielli in legno, chi ha messo in scena il viaggio della speranza dal paese d’origine fino all’Italia. per sorridere almeno un po’ in un mare di disgrazia. I profughi come non li avete mai visti. A cura di Leila Ben Salah
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C’è chi ha realizzato gioielli in legno, chi ha messo in scena il viaggio della speranza dal paese d’origine fino all’Italia. per sorridere almeno un po’ in un mare di disgrazia. I profughi come non li avete mai visti. ecco “Rifugiamoci nell’arte” il progetto promosso dal consorzio di cooperative sociali Casa della Solidarietà. Mostre d’arte e spettacoli teatrali hanno acceso, per una sera, il Centro Enea di Roma. Un viaggio intenso e meraviglioso attraverso la storia, la cultura e le tradizioni di persone fuggite dal proprio Paese. Un viaggio fatto di canzoni, danze popolari, sketch teatrali, fotografie e manufatti che parlano della loro terra, dei sacrifici, dei desideri di chi è costretto a ricominciare una nuova vita. così i profughi hanno voluto salutare l’arrivo del natale. noi abbiamo parlato con Fabrizio Gianquinto, coordinatore d’area Asilo e Immigrazione per la Casa della Solidarietà.

Come è nata l’idea di festeggiare il Natale tra i profughi attraverso l’arte?

“Nasce dal fatto che i ragazzi hanno grossissime potenzialità, ma a volte non hanno modo di esprimerle”

Cosa hanno portato in scena i migranti?

“Hanno portato in scena dei lavori creati insieme ai nostri operatori, il tema era sempre quello dell’immigrazione, ma vista da un punto di vista diverso, non quella solita, patetica del viaggio, che per carità c’era sempre, ma un punto di vista più ironico. E hanno fatto sketch o musica che hanno più nel sangue, per esempio c’è stato uno sketch molto simpatico su cosa succede quando prendono un autobus molto affollato come a Roma. E poi nella mostra c’era in quadro che raffigurava gli stati d’animo: la paura, l’incertezza per il futuro prima del viaggio e durante il viaggio. Però dopo il viaggio gli stati d’animo iniziavano a essere quelli della speranza”.

E’ appena uscita la notizia che il numero di migranti sbarcati in Europa ha raggiunto la cifra record di un milione, come gestire un flusso del genere?

“Molto spesso si parla di invasione, non è un numero tale da giustificare tali appellativi. La politica deve dare risposte chiare alla gestione di questo tipo di flussi migratori attraverso determinate politiche dell’accoglienza che non si fermino soltanto al fattore emergenziale, ma strutturate a lungo termine sull’accoglienza vera e propria. Perché parliamo di flussi verso l’Europa, ma il mondo è di tutti, non esiste la mia o la tua terra è bene che si comincino a strutturare azioni politiche di integrazione fattiva vera e propria”.

Un desiderio per Natale?

“Far sorridere tutti i migranti che stanno nel nostro territorio e lo stiamo facendo. Da poco abbiamo fatto il Babalbero, tutti i bambini ospiti nei nostri centri hanno lasciato a Babbo Natale una letterina chiedendo un semplice dono e tutti noi, operatori e dipendenti, abbiamo preso questa letteraria e abbiamo soddisfatto il desiderio andando a comprare il regalo per i bambini e in questo momento c’è proprio la distribuzione”

La letterina e il desiderio che ti sono rimasti più impressi?

“Nella sua semplicità mi è rimasto impresso il desiderio di un bambino che nella letterina ha auspicato la felicità per la propria famiglia e la ricerca di un lavoro per la propria famiglia”

E cosa gli avete regalato?

“Sono andato a trovare quel bambino e gli ho chiesto il desiderio che io potevo soddisfare e mi ha chiesto una bici. Gli ho comprato una bicicletta e anche questo è stato bello perché questa bici ha rappresentato la voglia di evasione, di girare e di vedere le cose belle e i colori del mondo circostante”.

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