I gelsomini del Maghreb: La lunga marcia per il lavoro

Hanno marciato per 400 chilometri da Gafsa fino a Tunisi. E poi alle porte della città sono stati bloccati dalla polizia. 58 disoccupati tunisini chiedono lavoro e dignità. Ce ne parla Leila Ben Salah.
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Una manifestazione pacifica durata più di otto giorni in un Paese che sta conoscendo una nuova scintilla della primavera araba. Come nel 2011 la disoccupazione, la miseria e l’esclusione sociale spingono i giovani sulla strada a reclamare i propri diritti. Il governo chiede di avere pazienza, non si creano posti di lavoro dall’oggi al domani. Il primo ministro Habib Essid ha detto che formerà un nuovo modello di sviluppo basato sulla giustizia sociale, riconoscendo che ci sono troppe disparità tra le diverse regioni della Tunisia. Ecco cosa ne pensano alcuni dei manifestanti che hanno partecipato alla marcia. Li ha intervistati Sky News al Arabia.

“Siamo in 58 persone e siamo venute a piedi da Gafsa a Tunisi per 400 km. Noi non abbiamo nessun problema con il governo, tutto quello che vogliamo sono gli aiuti, aiuti che si traducono in diritto al lavoro”.

“Noi non vogliamo niente, vogliamo solo il diritto del lavoro. Una persona che ha 38 anni, diplomata o laureata, che non lavora, cosa gli rimane nella vita? Esiste anche il diritto al lavoro nelle istituzioni pubbliche”.

“Insisto che il governo dia delle promesse veritiere, non false, costituendo un comitato ministeriale ristretto. Basta con queste promesse che non hanno senso, la nostra gioventù è cosciente e sa benissimo quello che vuole. Bisogna che la forza sociale si muova e questi disoccupati sono veramente molti in tutte le regioni. E che Dio non voglia, ma se si muovono tutti non sapremo come andrà a finire. A quel punto non serviranno più né comitati ministeriali, né ministri né promesse”.