I gelsomini del Maghreb: Una circoncisione andata male

La circoncisione può diventare un incubo. Basta un errore medico e la vita di mamma e figlio diventa un inferno. Ce lo racconta Iham Ennouri al microfono di Leila Ben Salah per Radio Bullets. Musiche di Walter Sguazzin.
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Una circoncisione andata storta, un errore medico che trasforma la vita di Iham Ennouri e di suo figlio Mohamed. Ma lei, cittadina marocchina e canadese, non si dà per vinta e anzi intraprende una lunga battaglia legale e sociale che la porta anche in carcere. 
Iham, che cosa è successo?
“E’ successo che il mio bambino all’età di 3 anni ha fatto la circoncisione e ha subito un errore medico. Il chirurgo che ha fatto l’operazione ha amputato una parte dei genitali e purtroppo non ci ha informato, ha provato a nascondere il suo errore e ha bloccato il canale urinario, dicendo che il bambino aveva una malformazione genitale. Cosa assolutamente non vera e confermata anche in una clinica privata e specializzata in pediatria in Canada, dove ci siamo rivolti dopo quello che è successo. Anche perché il giorno dopo la circoncisione mio figlio ha dovuto subire un’altra operazione perché i medici hanno tentato di riparare all’errore fatto, ma non ci hanno detto nulla. E quindi siamo subito partiti per il Canada e ora il bambino è seguito da alcuni specialisti in Francia. Adesso soffre di una malformazione estetica, l’amputazione è a vita, ma deve restare sempre sotto controllo per verificare che non abbia complicazioni in futuro”.
Ha lanciato un appello su Facebook?
“Sì effettivamente, all’inizio nel 2013 ho lanciato una petizione per rendere giustizia a mio figlio e far sentire la mia voce al ministero della sanità, perché a livello giudiziario il dossier non ha preso la strada giusta. Inoltre ho constatato che non era solo mio figlio ad aver subito il dramma. Purtroppo ho ricevuto dei messaggi di altre mamme che vivono la stessa situazione con i loro bambini. Attualmente siamo in quattro ad aver subito questo errore medico. E ce ne sono altre che stanno venendo allo scoperto. La questione si pone. Io lancio il mio appello al ministro della sanità perché la circoncisione va regolamentata. Ogni giorno ricevo su Facebook dei messaggi delle altre mamme. C’è una madre che ha constatato e riconosciuto l’errore solo perché aveva sentito del mio appello e mi ha contattata. Così ha potuto verificare che realmente suo figlio era stato vittima di un errore medico”. 
Un messaggio alle altre mamme?
“Non voglio mettere paura alle altre mamme, al contrario io incoraggio le mamme a continuare. La circoncisione si deve fare, aldilà del discorso religioso, è stato dimostrato che è buono per una questione igienica. E’ consigliata persino all’estero. Ma bisogna scegliere bene, anche se è difficile tutti possono sbagliare, ma l’essenziale è essere vigili”.
Serve che sia fatta all’interno di un ambito chirurgico?
“Serve una riflessione molto approfondita del ministero e dei pediatri e dei chirurghi. Io la feci fare presso uno studio medico generalista. Mi dicono che avrei dovuto rivolgermi a uno specialista. Io rispondo che in Marocco non c’è alcuna regolamentazione che impone che sia un chirurgo a fare la circoncisione e questo è di responsabilità del ministero della salute. Ma non è solo questo. Bisogna insistere anche sulla preparazione, servono le analisi da far fare prima al bambino. Adesso i genitori hanno preso maggiore coscienza. Quello che manca è una regolamentazione seria a livello ministeriale e dell’ordine dei medici”.
Non si tratta solo di un appello, lei ha sofferto anche la situazione giuridica …
“Ho sofferto molto a causa di quello che è successo. Ho cinque processi contro di me dal 2013 ad oggi. E in questi tre anni ho passato una sola sentenza, per fortuna a mio favore. L’ultimo processo è un altro problema che si è aggiunto e non so come né perché. Durante la mia presenza al tribunale, nel processo contro il medico che aveva fatto la circoncisione, sono stata insultata. E il procuratore del re ha ordinato il mio arresto e la mia incarcerazione preventiva per 48 ore”. 
Davvero una brutta esperienza …
“Mi ha parecchio toccata. Invece di essere compresa, ci si è aggiunto un altro processo e il carcere, sono stata privata della mia vita, di vedere mio figlio, del mio lavoro, di ritornare a casa mia,. Davvero non me l’aspettavo”.