Il mondo si fa bello: Una bevanda universale

Torna Gianna Melis​, esperta di bellezza e benessere con una puntata sulla bevanda più internazionale al mondo: il tè. E’ solo qualcosa da bere? No, un appuntamento con se stessi. 
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“Il tè si beve per non sentire il frastuono del mondo” scriveva il monaco buddista cinese Sun Yao Tai nel 7° secolo. E come dargli torto? A differenza di un caffè espresso, una tazza di tè non può essere bevuta di corsa, ha bisogno di tranquillità, di concentrazione, di tempo per sentire il buon gusto. E come si fa con un buon vino, va ambientato, amato e capito.

Una tazza di tè è anche un concentrato di virtù: aiuta a restare svegli, favorisce la socialità, insegna a dominare lo stress. E se è verde, poi, è un vero toccasana: Non essendo fermentato, conserva inalterate le sue proprietà naturali. Ed essendo ricco di sostanze preziose (tannini, vitamine, polifenoli) con azioni antiossidanti, drenanti e stimolanti, può aiutare a prevenire l’invecchiamento, il colesterolo alto, ipertensione e pure il sovrappeso.

Il tè è una bevanda universale: si beve nelle bettole cinesi e sotto le tende beduine, nelle caffetterie arabe e africane, nei monasteri tibetani o birmani e sui marciapiedi indiani, dove viene bollito in grandi pentoloni insieme al latte e alle spezie e servito bollente e piccantissimo in minuscole ciotoline di coccio usa e getta.

Sa anche essere la più esclusiva delle bevande. Nulla infatti può eguagliare la raffinatezza di una cerimonia del tè giapponese che da 12 secoli rievoca i principi sacri della vita (armonia, rispetto,purezza e pace), o il fascino aristocratico di un “afternoon tea” servito con tutto il suo contorno di bricchi, vassoi e argenterie.

Dopo l’acqua, è sicuramente la bevanda più diffusa al mondo. Ogni giorno se ne bevono 2 miliardi di tazze e la produzione mondiale, proveniente da 40 paesi diversi, è di due milioni e mezzo di tonnellate ogni anno. Ma attenzione, anche se la pianta è sempre la stessa, la Camellia Sinensis, il risultato finale cambia in funzione del clima, della coltivazione e delle modalità di lavorazione.

Genericamente i tè si dividono tra non fermentati (come i bianchi e i verdi cinesi), che conservano intatte tutte le loro qualità e i tè fermentati (come quelli neri, prodotti ovunque), che si arricchiscono di sapore. Ma all’interno di questa grossolana ripartizione si snoda un universo di sfumature. Il più prezioso? Si chiama yin zhen (aghi d’argento), è fatto di germogli raccolti un solo giorno dell’anno e può costare fino a 3000 euro al chilo.

Poi c’è l’infinita gamma degli Oolong semifermentati, una via di mezzo fra verdi e neri dall’alto potere drenante, prodotti prevalentemente a Formosa. L “Oriental beauty” o il grand Fancy sono ai vertici della perfezione. I tè indiani del Derjeeling e dell’Assam sono scuri e speziati, frutto di sapienti ed elaborate fermentazioni. Come il magnifico Chamong o il Beherjan Green, perfetto con il latte. Chi ama l’esotico esclusivo può cercare fra i verdi giapponesi: il Gyokuro (“rugiada preziosa”) protetto all’ombra per tre settimane prima della raccolta, è una vera rarità. E poi ci sono i tè alla menta, i blend, i fruttati. E i tè profumati alla rosa e al gelsomino, come vuole l’antica tradizione cinese, o arricchiti di essenze….

Il migliore? Quello che ognuno sceglie per sé, dopo aver assaggiato e confrontato. Perché conoscendo il tè, affermano gli intenditori, si conosce se stessi.

Comunque c’è un tè per ogni ora

Ogni ora della giornata ha il suo tè ideale. Ecco qualche suggerimento:

Prima colazione: un tè leggero ma vivace, non eccessivamente pregiato. come il Sencha giapponese. Oppure Gunpowder, verde cinese. Per chi soffre di pressione bassa, invece, meglio i neri di Sri Lanka o indiani, come Derjeeling e Assam.

A pranzo: tè più “neutri”, che non disturbano il sapore delle pietanze. Ideali i giapponesi come l’Hojica, dal profumo intenso di castagna.

Dopo pranzo, al posto del caffè, Matcha giapponese per dare la carica. Il potere stimolante è dato dall’utilizzo delle foglie polverizzate, che non richiedono filtri. Per chi ha difficoltà digestive, invece, meglio il Pu Ehr, tè nero cinese fermentato sotto terra, utile anche per combattere il colesterolo.

Pomeriggio: perfetti i tè pastosi, con un sapore persistente, come il verde cinese Lung Ching, o i verdi e i neri del Vietnam. Molto buono anche il profumato earl grey.

La sera: per non compromettere il sonno è meglio puntare sul tè africani, bevendoli come tisana. Fra i tradizionali, il tranquillissimo Bacha giapponese oppure alcuni semifermentati tipo Huo Qiang, pregiatissimo cinese dal gusto un po’ amarognolo o il Lu mu dan, sempre cinese, molto rinfrescante.

Per le occasioni speciali: Budda Ama-cha: è un tè giapponese raffinatissimo dal gusto naturalmente dolce, buono anche da mangiare.

Tè da bere, ma non solo. Sembra che i fondi di tè (soprattutto verdi) siano ottimi come concime per le piante e come antiodore per stuoie e tegami, mentre le foglie bruciate al tramonto, servirebbero a tener lontane le zanzare. Ma il tè può essere utile anche per la bellezza:

per gli occhi gonfi e affaticati prendete 2 bustine di tè nero, lasciate in infuso per una decina di minuti in 1/2 tazza d’acqua bollente e appena freddo applicate il liquido con dei batuffoli di cotone sugli occhi, con la testa leggermente sollevata. Lasciate in posa 15–20 minuti e vedrete che i vostri occhi dopo saranno belli riposati.

Il tè verde,invece, si può usare come tonico e come dopobarba, oppure per una maschera anti-age. Preparate un infuso concentrato con 4 cucchiaini di tè verde e mezzo litro d’acqua calda. Lasciate in infusione un quarto d’ora, poi quando è freddo, bagnate qualche compressa d’ovatta e tenetele sul viso per 15 minuti (ripetete questo trattamento una volta alla settimana). Lo stesso può essere fatto per combattere l’invecchiamento può essere fatto per il corpo, soprattutto dopo il mare, immergendo nell’acqua del bagno un sacchetto di garza con un etto di tè verde e facendo il bagno come al solito, ma senza detergenti.